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La parola al direttore

Vittorio Feltri: "Non sarà una donna a salvare a Forza Italia. Di Marina si può discutere"

Vittorio Feltri e Marina Berlusconi

Luigi Bisignani, che di politica si intende assai, ha scritto un fondo sul Tempo di Roma in cui le canta a Stefano Parisi, nuovo dominus di Forza Italia, rimproverandogli soprattutto una cosa: di non essere riuscito a compiere la missione affidatagli da Silvio Berlusconi, quella di ricostruire il partito da anni allo sbando e ridotto ai minimi termini. I rilievi mossi dal navigato uomo di potere, ex spalla nientemeno che di Giulio Andreotti, a colui che insidiò Sala nella corsa a Palazzo Marino non sono infondate. In effetti Parisi finora non è stato capace di ricompattare gli azzurri dilaniati da lotte interne e da una serie di scissioni, pertanto il loro futuro elettorale rimane nebuloso.

Stante l’attuale situazione, essi non hanno molte probabilità di imporsi quale forza alternativa al Pd e al Movimento 5 stelle. Parisi si è dato da fare spinto dal Cavaliere, che lo ha scelto per disperazione, ma sostanzialmente ha fallito per vari motivi.

Il primo dei quali è che nessuno lo ha aiutato; anzi, tutti i suoi compagni di strada sono rimasti fermi al palo senza fare neanche un passo per seguirlo. E lui quando si è voltato per verificare quanta gente gli fosse andata dietro si è accorto con sgomento di essere solo. Occorre riconoscere che egli ha reagito virilmente dicendo che in fondo non gli importava di essere stato abbandonato al suo destino, ma bisogna anche dire che è difficile rilanciare un partito in mancanza di consenso, di appoggio, di sostegno da parte degli iscritti e dei vari dirigenti e dirigentini.

È vero che Berlusconi, nominando Stefano caput mundi intendeva azzerare lo stato maggiore di Forza Italia e rinfrescarne le fila con gente giovane e combattiva, ma il risultato si è rivelato disastroso. Nel senso che la vecchia guardia dei berlusconiani non ha gradito il «quasi sindaco» di Milano e lo ha osteggiato impedendogli di realizzare gli ambiziosi programmi propri nonché quelli, coincidenti, del suo mentore. E allora? L’ipotesi è che Parisi non durerà.

Quando si renderà conto di non aver cavato un ragno dal buco, si ritirerà in buon ordine riconsegnando il bastone del comando a chi glielo ha messo in mano. Bisignani dunque nel citato articolo non ha delirato. Gli rimproveriamo soltanto di non aver concesso qualche attenuante al povero Stefano, che è stato boicottato oltre ogni proprio demerito da un gruppo di persone che non hanno capito di essere state miracolate ovvero di aver occupato comode poltrone in Parlamento per grazia ricevuta (da Silvio) e non per le opere realizzate. In altri termini più crudi, Parisi è stato messo all’indice non perché inidoneo a menare il torrone azzurro, ma perché i maschi e le femmine del partito pretendevano di rubargli il posto pur non essendo all'altezza di simile ambizione. Non è una novità che parecchi umani preferiscano un insuccesso generale al successo di un singolo collega. Per cui non siamo stupiti di quanto sta accadendo in Forza Italia, dove il motto «crepi Sansone con tutti i filistei» ha preso piede.

Bisignani suggerisce un rimedio. Afferma cioè che è giunta l’ora di un avvicendamento al vertice dell’ex centrodestra: via Parisi, dentro una donna. È un’ideona? Lo sarebbe se ci fosse una signora attrezzata per essere arruolata.

Noi sinceramente non ne vediamo una, ma può darsi che il problema sia la nostra cecità. Aggiungo che Luigi non ha fatto un nome. Si è limitato a dire che serve una donna. Troppo poco. Qui necessita una soluzione e non la deve tacere ma svelare. Abbiamo un sospetto.

Egli pensa a Marina Berlusconi? Se così fosse ci sarebbe da discutere. Non è scritto da alcuna parte che i figli abbiano le stesse caratteristiche dei padri. La vicenda di Caprotti insegna.

di Vittorio Feltri

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Commenti all'articolo

  • scostumato

    28 Ottobre 2016 - 22:10

    A costo di tirarmi addosso gli strali di Berlusconi,di Bisignani e,quel che più conta e mi spiacerebbero,caccio qui un paio di nomi (masculi) : uno ,Matteo Renzi ; due : L'ex Delfino : Angelino...!

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  • Anna 17

    Anna 17

    28 Ottobre 2016 - 21:09

    Non sono d'accordo con questo articolo. Parisi, l'unto, è stato aiutato fortemente dal resto di F.I. per diventare il sindaco di Milano. Era in netto svantaggio ed è stato spinto fino al 50%. Gente come la Gelmini, e Pagliuca si sono dannati l'anima, in quindici giorni prima del ballottaggio, praticamente si è autodistrutto. E' un perdente incapace, ed amico di Renzi. E Berlusconi lo sapeva bene.

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  • tingen

    28 Ottobre 2016 - 09:09

    Non si calano i leader dall'alto. Il centrodestra ha un drammatico problema di leadership perché non ha ancora un meccanismo democratico di selezione della classe dirigente. Solo le PRIMARIE possono salvare il centrodestra.

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  • egenna

    28 Ottobre 2016 - 07:07

    A robbè perinne, mavaacagher...

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