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Bossi alla Festa della Zucca

Farina: "Vi spiego perché Tremonti premier è meglio di Salvini"

Farina: "Vi spiego perché Tremonti premier è meglio di Salvini"

Come ogni anno, Umberto Bossi arriva tardi alla festa della Zucca di Pecorara. Giulio Tremonti è già lì ad assaggiare le salamelle nostrane, niente a che vedere con quelle Coop dei vecchi festival dell' Unità. Tremonti calca in testa il suo cappello da cacciatore, a cui manca la piuma per farlo identico al gatto con gli stivali, pronto a fare di nuovo sette leghe con un passo. Verso dove: verso Roma. Come si vedrà Bossi lo indicherà in questa notte, senza streghe ma con il "Va' pensiero", quale candidato suo e di tutto il centrodestra per guidare l' Italia. Intanto Tremonti si siede con i leghisti di sempre intorno a un braciere ricavato dalle mani del fabbro Nicodemo da un serbatoio Gpl in disuso. Le fiamme zampillano sotto le stelle. Lasciamolo lì, in attesa di Bossi, a discutere di carabine e doppiette.

A Pecorara, al consorzio agrario, in questo paesino della Val Tidone, Appennino piacentino dai dolci declivi, si celebra l' origine della Lega, il suo nocciolo spirituale. Prima di diventare destra o centro o costola della sinistra, prima delle tattiche, qui c' era e c' è la Lega. Vicino alle zucche (piene) e ai propri morti si alza il calice alla memoria e alla battaglia, si ripete il rito sorgivo che un tempo cambiò l' Italia. Ah, la Lega Nord.

Chi scrive viene qui, in questa circostanza, da dieci anni, mettevano anche me sul palco. Si era i soliti: fino a fare una specie di quartetto. I due maggiori: Bossi e Tremonti (Forza Italia). E i due minori: Massimo Polledri, a suo tempo senatore leghista, ed io, per un certo periodo deputato abbastanza inutile del Cavaliere. Negli anni d' oro, bisognava attraversare la siepe di telecamere e giornalisti, pendevano tutti dalle frasi sbroccate e profetiche del Senatùr o dai sibili di adamantina luciferina purezza di Tremonti. A me toccava farmi largo nel chiasso, come il complessino che prepara l' arrivo dei Beatles, poi silenzio assoluto ad ascoltare i Due, con Tremonti che si negava, sbuffava, aveva fame. Tortelli di zucca, minestra di ceci, cinghiale, salumi profumati, e quella cosa vietatissima dalla Unione Europea a nome formaggio Nisso. Costui - il formaggio - cammina da solo per la presenza di gigantesche creature, ed è meravigliosamente disgustoso. Induce a bere.

L'arrivo di Monti - Poi, quattro anni fa, arrivò Monti. Bossi fu inseguito, lui dirà stasera, dai servizi segreti e messo sotto processo, un processo che non finisce mai, perché non hanno in mano niente, è solo persecutorio. In quel frangente pessimo, i bossiani sono stati tutti scomunicati da Maroni e Salvini, come se Lutero di nome facesse Umberto e non Martino. Per anni è stata una festa allegramente catacombale, organizzata dal Ginetto, già comandante dei vigili, e dai suoi baldi. Quella ufficiale, servita con il catering dai ristoranti di Piacenza, si celebrava a 20 km da qui. Mentre a Pecorara si faceva e si fa tutto in casa e nel cortile: sono duecento persone, ai tavoli, quieti, popolo di provincia, gente buona, se cadi ti tira su. Qualche bambino vestito da zombie non manca, ma qui va bene, Bossi lo motteggerà. Adesso è tornata la pace nella Lega. Come Francesco coi luterani, così Matteo (Salvini) e Roberto (Maroni) si sono sistemati coi bossiani. Ma senza chiedere perdono né darlo, e senza che i leghisti, stretti intorno al loro Capo antico, si siano arresi alle idee meno nordiche è più italiote (qui si è alzato il grido "italiani cornuti") di Salvini. Il gigantesco calderone della polenta gialla come il sole attraversa la nebbia. Tremonti assaggia e approva. Chiedo: nostalgia del potere che non c' è più? «Che cos' è il potere?

Essere ministro? La definizione giusta l' ha data Churchill. Il potere è quando entri in una grande sala e in un istante si crea il silenzio. E quando parli tutti ammutoliscono». E tu non c' è l' hai più... «Ma sei scemo? Quando faccio conferenze con quattro-cinquecento persone nessuno fiata. Anche in Senato le poche volte che sono intervenuto... Il resto... ministro...». Come dire: roba per ragazzi. «L' articolo che ho scritto per il Corriere, ad esempio ha suscitato centinaia di commenti, congratulazioni». Sicuro che il "no" sia una buona cosa? Non è che apre il passo a brutti scenari? «Ho qualche conoscenza internazionale: nessuno prevede sconquassi».

Ma non è che la sconfitta di Renzi aprirà la strada al trionfo dei grillini? «Ma no, ci sarà da discutere la legge elettorale, ne passa di tempo. Io sono per il proporzionale. Presentai con Urbani una proposta in Parlamento già nel 1999». Renzi che fa se vince il no? «Renzi si dimette. Non perché vi è tenuto, ma per il suo carattere. Lo conosco, è orgoglioso».

Intorno all' ex ministro, non tutti sono per il No. Tremonti li zittisce. Ma non sono leghisti col fazzoletto: è la gente comune che viene qui, perché è bello stare qui. C' è una comunità, un sentimento di appartenenza a qualcosa di indefinito ma palpabile. La politica non è tutto. La politica è una spada per difendere questo modo di intendere la vita: la nebbia che intride le ossa, il fuoco, sguardi amici, canzoni alpine e di José Feliciano.

Ecco Umberto - Bossi arriva. Bisogna nascondergli il microfono, ordina Tremonti. Sono le dieci di sera, e la polenta si sta raffreddando. L' Umberto è in forma, non lo si vedeva così da anni. Dalla sua auto scende anche Roberto Cota, il governatore del Piemonte, accolto come un figlio, un fratello dalla gente, che brinda con lui alla sua assoluzione, con Bossi che commenta: «Ne hanno fatto un martire, hanno riconosciuto la sua innocenza, ma intanto ci hanno portato via il Piemonte. Con Cota avevo un piano. Unire alla Padania, due province francesi. Avevamo attraversato la Val d' Aosta per questo. Ma eravamo inseguiti dai mascalzoni dei servizi segreti, che hanno provato a incastrare entrambi. Certe cose te le fanno pagare».

Il Gutturnio del 2015 è una prelibatezza che annega il cinghiale nel giusto vino rosso. Uva e grappa. Ci si sposta a "L' Ustaria", tutto è scritto in dialetto meno il motto Di Crozza-Razzi, sull' arco che separa la stanza fumatori: «Fatti i cazzi tuoi». Impossibile però se c' è Bossi. Lui beve Coca Cola e Amaro Montenegro, fuma toscani Garibaldi. Tremonti versa il Bargnolino gelato, liquore ricavato dal frutto del prugnolo selvatico. Mi dice: «È una leggenda quella secondo cui Feltri sia renziano. La coltivano per odio. Ad esempio nessuno è per Trump quanto lui». A questo punto qualcuno ha un dubbio, gli domanda se sia vero che Trump è un matto criminale. Tremonti si arrabbia proprio. Gli chiedo di De Mita.

«Mi ha invitato a Nusco. Qualcuno ha scritto del suo scontro con Renzi: sembrava Socrate contro Sbirulino. Concordo.
Invece Renzi aveva dominato Zagrebelsky». Bossi ascolta e dice: «Venti anni fa ho liquidato De Mita dicendo taches al tram. Ha imparato. Da Mentana, il taches al tram gliel' ha detto lui a Renzi».

I valori della Lega - Polledri riferisce che Bossi, nel comizio della sera a Ziano, aveva detto che la Lega non è un partito ma una comunità di valori. Domando al "Capo": quali valori. Lui sorprendente: «La bellezza della vita». Si ferma con gli occhi umidi sicuramente per il fumo, e mi fa segno indicando le facce, il bicchierino in mano di gente allegra e malinconica, le donne ridenti dalle gote più rosse delle labbra. Continua: «Una famiglia di valori. La Lega è un assieme di valori che non sono scambiabili. Il primo è la libertà delle persone e dei popoli. Il federalismo. La famiglia. Meno tasse. Non negoziamo su questi principi». E Salvini? Mi sembra che avete trovato un' intesa. Agita la mano per significare così-così. «Salvini vuole fare il premier, e per questo sacrifica questa comunità.

Se non capisce che la Lega è questa roba qui, lo cacceranno via. Non può trattare sul suo posto, ma sui contenuti concreti. Me lo ha detto anche Berlusconi al telefono tre giorni fa.

Salvini, su questi punti, se avesse coraggio convocherebbe il congresso. Una volta questo diritto spettava al presidente, ed io lo indirei subito. Poi con un colpo di mano hanno consegnato tutto al segretario, che il congresso non lo vuole, vuole fare il premier».

Tutti in piedi per il "Va' pensiero", poi, seduti, "Volare" di Modugno. A notte fonda siamo una ventina, Tremonti è tornato a casa, a Pavia, contento. Mi dice Bossi: «L' unico vero, serio candidato premier del centrodestra è Tremonti».
Prende il microfono per farsi sentire meglio: «L' Italia chiude per fallimento. Colpa di Renzi.
Il nostro futuro non è l' Italia ma la Regione alpina. Al Parlamento europeo è passata l' idea di macro regione europea alpina. La pensai con Miglio.

Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Slovenia, Austria, Svizzera, Baviera. Avrebbe un Pil superiore alla Germania. E invece oggi al Nord tocca versare cento miliardi di residuo fiscale a Roma...». Ciao Bossi. «Alla fine mi metteranno in galera. Non ho paura di finire la mia vita in carcere anche se sarebbe meglio finirla con qualche bella figa».

Renato Farina

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Commenti all'articolo

  • encol

    03 Novembre 2016 - 13:01

    NON solo è molto meglio del Salvini ma lo è senza alcun dubbio di tutta questa banda di pressapochisti buoni solo al turpiloquio -

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