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Matteo Renzi chiude la Leopolda: attacco a D'Alema ed Unione europea. Sul referendum: "Il futuro non è dire no a tutto"

Matteo Renzi

Matteo Renzi chiude la Leopolda 7 a Firenze, lo fa sul palco, con un lungo ed energico intervento. Si parla, ovviamente, di referendum, e il premier spiega: "Siamo a un bivio, c’è un referendum che è un derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra speranza e proposta, tra nostalgia e domani". E ancora, ha aggiunto: "Ci sono giovani che hanno paura del cambiamento, non è dunque una questione di età, ci sono 40enni che dicono no alle metro".

Uno dei passaggi più forti, quello relativo all'emergenza terremoto. Dopo aver attaccato Vauro per la vignetta in cui si augurava un terremoto alla Leopolda, Renzi ribadisce che tutte le operazioni per la ricostruzione verranno fatte nonostante i vincoli dell'Unione europea: "Il futuro dei nostri figli vale più dei funzionari della Unione europea. Sindaci tornate a progettare e ricostruire le scuole. Dopo il terremoto si deve sapere: i soldi spesi per ricostruire le scuole saranno fuori dal patto di stabilità, piaccia o no".

Dunque, sulla lotta al nero e le recenti polemiche per le norme contenute nella manovra, Renzi ha aggiunto: "Il tema dell’evasione. A tutti quelli che ci fanno la morale sull'evasione, voglio ricordare che il 2015 è stato l’anno record della lotta all'evasione, grazie all'incrocio delle banche dati, proposte qui alla Leopolda nel 2010". Non poteva mancare una stoccata a Massimo D'Alema, leader della minoranza Pd per il "No" al referendum, il quale ha affermato che "una riforma costituzionale la facciamo in sei mesi". Sferzanti i toni usati da Renzi: "In sei mesi? In sei mesi? D'Alema dice che lui l'avrebbe fatta meglio. E perché non l'ha fatta in questi anni, allora?".

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Commenti all'articolo

  • heidiforking

    12 Novembre 2016 - 23:11

    Infatti non diciamo no a tutto, ma solo alle schifezze che tu vuoi propinarci

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