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La bolgia dem

"Dal partito deve uscire Renzi". Scissione del Pd, ormai è fatta

"Dal partito deve uscire Renzi". Scissione del Pd, ormai è fatta

Il tribunale del popolo renziano ha parlato chiaro alla settima Leopolda. Quando il capo dal palco ha urlato: "i teorici della ditta quando ci sono loro e dell'anarchia quando ci sono gli altri" il pubblico di militanti ha urlato invasato: "Fuori fuori!", la firma definitiva sulla scissione del Partito democratico. L'obiettivo di tagliare fuori i ribelli della minoranza Dem però non sarà un processo immediato e indolore, considerando la determinazione a restare dei vari Pierluigi Bersani e Roberto Speranza.

La vera resa dei conti comincerà la notte del 4 dicembre, nel caso in cui dovesse vincere il Sì. Ne è sicuro il bersaniano Federico Fornaro che al Corriere della sera si sente "trattato come un reietto" e già si prepara allo scontro in caso di elezioni anticipate: "Se resteremo fuori dalle liste vorrà dire che è il segretario a buttarci fuori". In una sorta di sindrome del rifiuto, Speranza non vuole accettare quel che ha visto - e sentito - a Firenze: "Un partito democratico non funziona così - ha detto al Corriere - al momento ognuno di noi valuterà la rappresentanza che ha dento il Pd. Noi non siamo il Pdr, non è il Renzi il proprietario del marchio".

Prima dei cori della Leopolda, Bersani aveva ribadito la sua posizione come l'ultimo giapponese arroccato sull'isola del Pacifico: "Per cacciarmi dal partito non basta una Leopolda, ci vuole l'esercito". Non può negare l'evidenza però l'ex ministro, la scissione è una minaccia concreta, ma l'autore è Renzi: "La sta facendo lui, è lui che va via dal partito". Da Palermo, il giorno dopo, l'ex ministro ha rintuzzato: "Il partito è casa mia, ma non si può continuare così. Non si aspettino che io levi il disturbo, io e gli altri. Io dirò alla gente che non ci sta ’venite dentro'. Io sto qua, ed è inutile che si parli di vecchio e nuovo. Vorrei solo dire la mia finchè è possibile perchè so che non è un problema di Bersani, ma è un problema di un pezzo del nostro mondo che non è nemmeno il peggiore". Il leader della minoranza Dem poi lancia la frecciata non tanto ai tifosi renziani, ma ai suoi compagni di corrente: "A me ha fatto male sentire ’fuori fuori', ma ancora più male, al di là della voce della tifoseria, il silenzio di chi è stato zitto. Vuol dire che oltre all’arroganza c’è anche la sudditanza.  Ma su queste due gambe un partito riformista e
plurale non può andare avanti".

Ma il tritacarne renziano si è già messo in moto, i fedelissimi del segretario non lasciano spiragli di ricucitura in ogni dichiarazione: "hanno scelto da tempo di schierarsi sul No" li accusa Ernesto Carbone, che ricorda come altrimenti avrebbero "sottoscritto l'ottimo documento finale sull'Italicum". L'unico ad averlo fatto sarebbe stato Gianni Cuperlo, un po' in imbarazzo dopo la gogna invocata alla Leopolda per i suoi ormai ex compagni: "Serve rispetto per chi c'era prima" ha detto al Tg1 seguito da un silenzio assordante.

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Commenti all'articolo

  • demaso

    07 Novembre 2016 - 20:08

    ..renzi bersani due facce della stessa medaglia, la sinistra di bersanii e la sinistra di renzi hanno definitivamente di rovinato l'italia e solo oggi per vincere il referendum renzi tira fuori le riforme e parla del futuro di figli e nipoti, che ipocrita ma in questi 3-4 anni cosa aspettava? La verità che tutti conosciamo e che renzi ha un solo obbiettivo, farsi bello con la merkel e la bce!

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