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L'unico leader

Forza Italia, Silvio Berlusconi: "Dopo il referendum rimetto mano al partito"

Silvio Berlusconi

Era da tanto tempo che il Cavaliere non dedicava una giornata intera - da mattina a sera - agli appuntamenti politici, alle riunioni, a tracciare scenari e compulsare studi e sondaggi. Alle dieci del mattino ieri hanno cominciato a fare il loro ingresso nel parlamentino di Palazzo Grazioli tutti i membri del “caminetto” di Forza Italia: Paolo Romani e Renato Brunetta, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Annamaria Bernini, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Giovanni Toti. Per la prima volta dopo l’operazione del giugno scorso si è presentata anche l’ex tesoriera Maria Rosaria Rossi, senatrice.

Molti dei presenti hanno tracciato scenari, chiesto conto delle posizioni di Stefano Parisi e lumi sul futuro del centrodestra e di Forza Italia, ma Silvio Berlusconi è rimasto impassibile: «Al referendum non c’è dubbio che vincerà il No e fino ad allora non parleremo d’altro, dobbiamo restare concentrati», ha spiegato ai presenti, mostrando gli esiti (quasi) miracolosi della dieta che sta seguendo, che gli ha consentito di perdere molte taglie. «L’unica incognita è il numero degli elettori, ma noi dovremo riuscire a convincerli e io farò la mia parte», ha promesso.

Tutto il resto, dipende dalla legge elettorale. Sul tema, però, l’ex premier è rimasto piuttosto vago. «Dovremo essere protagonisti e lo saremo per forza, visto che siamo l’unica opposizione affidabile, imprescindibile», ha aggiunto. Che ci sia sotto più di quanto il Cavaliere ha detto lo dimostrano le parole del suo competitor, Matteo Renzi, definito dal leader di Fi «l’unico leader» in carica: ieri ha ammesso che «si dovrà mettere mano all’Italicum» dopo il referendum e scrivere «una nuova legge elettorale». Proprio su quella uscita - «infelice», per sua stessa ammissione - sulla leadership che l’ex premier ha aperto la riunione: «Mi dispiace essere stato frainteso, non volevo mancare di rispetto a nessuno, ma quando parlavo di lui come dell’unico leader, volevo segnalare che l’altro sarei io, ma, purtroppo, sono stato cacciato dal Parlamento...».

Sul punto il presidente di Fi è stato rintuzzato pure da Gianni Letta, da sempre “colomba”, determinatissimo a spendere il partito per il No al referendum del 4 dicembre: «È sembrato un endorsement per il Sì...».

Ora si cambia, ha promesso il Cavaliere, che continua il suo tour tra tv nazionali, locali e internet. Settimana prossima l’ex premier tornerà in diretta a Porta a Porta, ma addirittura potrebbe decidere di seminare il suo medico-controllore e presentarsi ad un comizio in piazza sabato. «Il giorno dopo il referendum, mettiamo mano anche all’organizzazione del nostro partito, ci rimettiamo a lavorare in vista delle Politiche, perché è sicuro che si vota...», ha promesso al membri del “caminetto”, che gli hanno chiesto chiarimenti anche sulle tensioni con Stefano Parisi.

Anche su questo argomento, in effetti, l’ex sindaco di Firenze gli ha fatto da sponda: «Se perdo, nessun governicchio o governo tecnico o di scopo, non resto per galleggiare», ha detto intervenendo a Rtl 102.5. Il segretario del Pd si è stupito del fatto che il presidente di Fi «un giorno» lo chiami «leader» e quell’altro «dittatore», ma se l’è spiegato con «l’imbarazzo» del fondatore di Mediaset. Fatto sta che già ieri pomeriggio, quando ha ricevuto le decine di volontari di “Missione Italia” che girano il Paese con le Fiat 500 e la scritta #iovotoNO, il Cavaliere ha cambiato argomenti: «Questa riforma non velocizza nè migliora, ma peggiora l’esistente», ha spiegato. Berlusconi ha criticato l’operato dell’esecutivo e - in anticipo di 24 ore - Deborah Bergamini ha presentato le slide di Fi coi “veri” numeri dei «mille giorni di questo governo», tra i quali ricorre frequentemente lo zero. «Zero risultati», ha accusato.

Restano freddissimi i rapporti con Parisi. Nella riunione del mattino alle ripetute domande dei dirigenti azzurri, Berlusconi aveva dato mezze risposte: «Noi lavoriamo su Fi, poi saranno tutti gli alleati a venire da noi». L’ex candidato sindaco a Milano, che oggi convocherà la stampa, “scaricato” senza troppe spiegazioni, ha risposto al fuoco sostenendo che «Fi ha perso la bussola» e accusando «Berlusconi» di voler «andare a ruota di Matteo Salvini». Il suo progetto non si fermerà, così come quello di Giorgia Meloni che, col leader del Carroccio, macina manifestazioni e oggi sarà a Genova per il No e porterà sul palco con sè pure Toti. Con loro tre, l’ex premier non ha in programma «chiarimenti» a breve, ma rinvierà tutto a dopo il voto.

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • Chry

    18 Novembre 2016 - 19:07

    Solite pisciate in bocca ai bananas, e loro bevono

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  • Anna 17

    Anna 17

    18 Novembre 2016 - 13:01

    Ma smettila Berlusca, cerca di riorganizzare quei 4 neuroni che ti sono rimasti. Ricordati che per quel che hai fatto negli ultimi 5 anni, F.I. è passata dal oltre il 30 al 10%. Se non vuoi arrivare allo 0, 001% alla prossima tornata vedi di chiarire cosa vuoi fare da grande.

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  • Bolinastretta

    18 Novembre 2016 - 12:12

    bipolare senza dubbio bipolare... portatelo da uno psichiatra SUBITO!

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  • gigi0000

    18 Novembre 2016 - 10:10

    Senti Berlusca, o ti decidi ad evitare personaggi più o meno famosi, ma incapaci, oppure potrai campare ancora un po', ma senza grandi prospettive. La gente ne ha le tasche piene di belle parole e pochi fatti. Ora serve, innanzitutto qualcuno capace di parlare alla gente, in quanto persona qualsiasi, ma intelligente e capace di trattare e risolvere i problemi economici quotidiani .

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