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Le verità assolute dei Dem

Perché il vero killer è Rosy Bindi: così Farina demolisce la democratica

Vincenzo De Luca e Rosy Bindi

Per spiegare che cosa è accaduto in America, basta osservare cosa sta succedendo da noi intorno a Vincenzo De Luca, governatore della Campania. Negli Usa si sono ribellati, qui non ancora. Ma manca poco. Donald Trump ha vinto per la reazione naturale e persino sana contro la truffa quotidiana e impunita con cui si trasforma in mostro chi non si adegua ai cliché linguistici stabiliti dalla casta, che si crede ancora padrona dei nostri pensieri. Adesso questo tempo in America è finito, il popolo bue si è accorto che chi gli mette addosso il giogo della sua cultura cortigiana, imbroglia per fotterlo. Così ha smesso di essere bue, si è fatto toro e li incorna, questi damerini del politically correct. In Italia no. Ma forse è il tempo di sbriciolare questa cappa di ipocrisia degli impostori. Uno che sta dando martellate a questo involucro soffocante è proprio De Luca. È del Partito democratico? Chissenefrega. Non se ne può più dei recinti. È stato trasformato con tanto di trattati sociologici in un perfetto camorrista assassino, per una frase di gergo, assolutamente innocua, senza riscontri di realtà. D' accordo.

Come disse qualcuno «le parole sono pietre». Ma in questo caso chi le ha trasformate in massi per spiaccicare l' avversario politico è stata proprio Rosy Bindi. Al riparo dell' istituzione, con linguaggio azzimato, denaturalizzato, privo di batteri, gli ha dato dell'«impresentabile». Era stato condannato definitivamente? No.

Il reato era pure di quelli che cadono sulla testa dei sindaci come la neve in Groenlandia? Sì. Eppure: impresentabile, fuori. L' equivalente giuridico dell' infame. Che etimologicamente - faccio qualche salto per non annoiare - vuol dire meritevole di essere cacciato dal concerto delle persone perbene, fuori casta, un dalit indiano, via: apartheid. Poi sono intervenuti i difensori civici della Bindi, Roberto Saviano capo-coro, che hanno applicato a De Luca la categoria del camorrista, montando con l' acido il significato della frase pronunciata dal governatore della Campania.

Per capire meglio, un passo indietro. A Canale 5, trasmissione Matrix, mercoledì notte si trasmette un filmato dove Vittorio Sgarbi favolosamente dice la sua su Rosy Bindi. Vincenzo De Luca, fuori onda, commenta: «Quello che fece la Bindi è stata una cosa infame, da ucciderla... Atti di delinquenza politica».

Lasciamo perdere che De Luca non pensava di essere poi amplificato al mondo intero: ciascuno è responsabile delle sue parole. Ma qualcuno onestamente crede che davvero, anche solo per un istante, sia passato per la mente di Vincenzo De Luca, governatore della Campania, di voler uccidere Rosy Bindi, o di indicarla come bersaglio di un killer della camorra? Lo domandiamo a Rosy Bindi per prima. Ovvio che non sta bene. È stato maleducato, eccetera. Ed è ben giusto che voglia chiedere scusa, e De Luca lo ha fatto, siccome è una persona perbene. Ma è bene fare un salto nella realtà, fuggire dal mondo di cartapesta dove si bruciano le persone per una frase sbagliata. Lo si è fatto con Berlusconi mille volte, addirittura trasformando una barzelletta cretina, e che a me ha dato fastidio, in una bestemmia da girone infernale.

Al punto che persino monsignor Rino Fisichella, intervenuto per spiegare che tale non era in senso tecnico morale, è stato impiccato dai puristi - anche dalla Bindi! - come un lacchè di Silvio. E dire che questi qua, da Bindi a Saviano, sono tutti sostenitori con lo spadone di Papa Francesco e della sua Misericordia per i peccatori. Evidentemente con chi invece non fa peccato, e si limita a usare linguaggi non convenzionali per la crème, ma gergali, popolari, volgari (oh, il volgo) viene invece scotennato in pubblico e trasferito nella macelleria messicana gestita da questi cultori della parola sterilizzata.

In realtà - ripeto - fino ad ora chi aveva provato a uccidere qualcuno politicamente, che nella vita di un politico è tutto, era stata proprio la Bindi con la sua Commissione parlamentare antimafia. Aveva assassinato la reputazione di De Luca (Repubblica titola: «De Luca, il Trump italiano»), applicando delle regole non garantiste, che avrebbero dovuto inorridire l' amabile signora brillantissima moralista di Sinalunga. Dichiarare «impresentabile» un innocente (tale era allora, dal punto di vista costituzionale, art. 27, anche prima dell' assoluzione) significa sparare alla sua anima.

Ho scritto: assassinare, ammazzare, sparare. Si chiama linguaggio metaforico. Se ci fosse qui Jacques Derrida (defunto) spiegherebbe che in realtà nessuna parola ha sinonimi, che ogni vocabolo alla fine è metaforico. E allora? Il potere dei signorini della cultura è proprio questo: ciò che è metafora, ciò che è spiritoso e ciò che è minaccioso lo decidono loro. Si sono attribuiti la patente di arbitri. Basta così, la stagione dei fighi del mainstream è finita.

De Luca ha spiegato che è possibile, sulla base del trattamento da lui subito per la frase pronunciata a Matrix, si riesumi Alberto Sordi dalla tomba e lo si processi per aver detto chissà quante volte nei film e nella vita frasi simili. Io scelgo l' intoccabile Anna Magnani quando pronunciò la sentenza: «A Gigè... Ma va' a morì ammazzato!». Ma Anna Magnani poteva. De Luca no, è impresentabile. Ma andatevene tutti a morì ammazzati.

Renato Farina

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Commenti all'articolo

  • levantino

    21 Novembre 2016 - 14:02

    Speriamo che il popolo bue italiano si ravveda presto. Il fantastico De Luca prima vuole che sia uccisa la Bindi e poi,andando di questo passo,chi non la pensa come lui,ci farà uccidere tutti. A De Luca ma vai dove la Magnani a mandato Gigè.

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  • Bolinastretta

    21 Novembre 2016 - 12:12

    che noia sti due... due galli nel pollaio, litigheranno sempre!

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  • rossini1904

    21 Novembre 2016 - 08:08

    La Bindi è quella che è. Mi astengo dal qualificarla. Ma De Luca è un vero e proprio gangster. Ma lo avete sentito nel discorso ai sindaci campani? Non solo li esortava al voto di scambio, ma li istigava addirittura al ricatto e all'estorsione. Raccomandava loro di chiamarsi imprenditori e titolari di strutture sanitarie private convenzionate perché procurassero voti al si. Altrimenti ...

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  • Leopard47

    21 Novembre 2016 - 06:06

    La Sig. Rosy Bindi basta vederla negli occhi che sprizza veleno e odio negli avversari politici si sente superiore e brava solo lei la Komunista brutta persona va ignorata sotto ogni aspetto. A ragione BERLUSCONI quando gli ha detto "e più bella che intelligente"

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