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Spese in aumento

Bechis: Mattarella, Boldrini e Grasso non si tagliano nemmeno un euro

Bechis: Mattarella, Boldrini e Grasso non si tagliano nemmeno un euro

Anche se buona parte della battaglia referendaria in corso si sta combattendo sui risparmi nei costi della politica, l’ultima delle idee che è venuta in mente a Matteo Renzi, a Sergio Mattarella, a Laura Boldrini e a Piero Grasso è stata quella di iniziare a tagliare da subito qualcuno di quei costi. Intendiamoci, a parole sono tutti dei campionissimi nel farlo. Ma quando poi si va ai numeri, arriva l’amara sorpresa. E i numeri sono quelli contenuti nella tabella n. 2 del ministero dell’Economia allegata alla legge di Bilancio per il 2017.

Alla voce “Spese per organi costituzionali e a rilevanza costituzionale” è scritta per l'anno prossimo una cifrona: 1.768.313.731 euro. Nessun taglio, anzi: 22 milioni più di quanto alla stesa voce era scritto per il 2016 nella legge di stabilità dell’anno scorso. Siccome quando si tratta di previsioni, è un po’ come con le parole - si dice quel che la gente vuole sentire, perché fa fine e non impegna - l’anno scorso il governo aveva preso l’impegno di tagliare lo stanziamento per gli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale di 14 milioni, portandoli a un miliardo e 732 milioni. Siccome invece di tagliare, li ha aumentati, fra il dire e il fare la spesa è lievitata di 36 milioni. Renzi non ha avuto il coraggio di quelle forbici. Ma anche gli altri protagonisti fanno finta di nulla. Perché le somme stanziate dal governo come dotazione per Camera, Senato e presidenza della Repubblica, sono esattamente quelle che i tre organi costituzionali hanno chiesto con lettera al ministero dell’Economia. Per non bisticciare con nessuno, il governo ha detto di sì.

Tutti e tre i signori delle istituzioni per altro hanno in più occasioni fatto sfoggio dei presunti risparmi ottenuti con la prudente gestione dei bilanci delle loro istituzioni. L’ultima a essersi pavoneggiata di quel successo è stata la Boldrini, a fine ottobre, in un post su Facebook seguito a una sua intervista a Piazza Pulita: «Alla Camera, noi in questi 3 anni abbiamo risparmiato 270 milioni di euro». Ha pure aggiunto: «Il giorno stesso dell’elezione a presidente della Camera ho deciso di tagliare il mio stipendio del 30% e lo stesso ho fatto con i compensi dei miei collaboratori». Questa ultima affermazione per altro non si riferiva al suo stipendio, ma a una singola voce che ne è piccola parte: l’indennità di ufficio da presidente della Camera.

Il fatto è che per il Bilancio dello Stato, e cioè per le tasche dei cittadini, quei 270 milioni in tre anni non si sono affatto visti. Per il 2017 la Boldrini ha chiesto al ministero dell’Economia di versarle un assegnone da 943 milioni e 160 mila euro. E le è stato accordato. A quanto ammontava l’assegnone nel 2016? A 943 milioni e 160 mila euro. Risparmi reali? Nemmeno un centesimo. Stessa cosa per Grasso: la dotazione 2017 di 505 milioni e 360.550 euro è identica a quella del 2016. Zero risparmi. E stessa invarianza del costo si trova nella dotazione della Presidenza della Repubblica, che resta di 224 milioni nel 2017 come era nel 2016. In nessuno di questi casi dunque si trova traccia dei risparmi decantati, che pure partono da provvedimenti effettivamente adottati, come la riduzione degli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato dovuta alla progressiva introduzione di un simil-tetto a 240 mila euro (in realtà con altre voci si arriva a 350 mila euro). I risparmi lì dovrebbero esserci stati, ma non si vedono per i cittadini per un motivo semplice: quel taglio è sub judice, ed è motivo di contrasto fra organi dello Stato che dovrà risolvere la Corte Costituzionale. Per cui quei soldi sono stati accantonati nel caso dovesse andare male. Al momento non sono risparmi effettivi.

Qualche altra voce sale, una invece scende. Si tratta dello stanziamento previsto per il Cnel, che passa dai 8,705 milioni di euro del 2016 ai 7,125 milioni del 2017. In teoria dovrebbe passare a zero, se vincesse il sì al referendum, perché il Cnel è abolito. Siccome Renzi non è certo di vincere, intanto tiene il Cnel in piedi. Ma quella cifra indica come tante altre la grande differenza fra la realtà e la propaganda. Il ministro Maria Elena Boschi, rispondendo a una interrogazione parlamentare alla Camera a giugno sui benefici finanziari della riforma costituzionale, disse: «20 milioni all’anno arriveranno dalla abolizione del Cnel». Pare difficile risparmiare 20 milioni se il costo è 7,125 milioni: alla Boschi dovrebbe proprio riuscire un miracolo. Chi lo sa...

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • honhil

    29 Novembre 2016 - 11:11

    La prima, la seconda, la terza e la quarta carica dello Stato, dunque, mentono, sapendo di mentire, agli italiani. E’ o non è mafia?!

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  • Falcesenzamarte

    24 Novembre 2016 - 16:04

    Quando andra' a votare il 10% cominceranno a preoccuparsi anche per la loro incolumita'poiche' la gente che muore di fame e' stanca di false parole e di riti altrettanto falsi.

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  • Anna 17

    Anna 17

    24 Novembre 2016 - 14:02

    Questi politici sono sempre stati avvezzi a dir menzogne. Ma qualcuno ancora crede alle puttanate che racconta ad esempio un renzi??? Questo ne dice una, ne pensa un'altra e quando c'è da metterla in pratica ne fa una completamente diversa. Buffoni.

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  • oenne

    23 Novembre 2016 - 16:04

    chi la vota" questa guigne degenenée?????

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