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L'intervista a Lorenzo Fontana

Lega, la sfida del vice di Salvini: "Ecco cosa ti manca per fare il premier"

Lega, la sfida del vice di Salvini: "Ecco cosa ti manca per fare il premier"

«In Europa, popolari e socialisti stanno insieme. E la stessa cosa succede in Germania, Spagna e...».

E cosa significa, onorevole Lorenzo Fontana?
«Che ormai lo scontro non è più tra destra e sinistra, ma tra forze identitarie e partiti mondialisti!».

Quindi la Lega Nord deve cambiare nome in Lega e basta, aprendo i suoi orizzonti?
«Il nome non c' entra! La Lega - la Lega Nord - fa già parte di qualcosa di più grande, non solo europeo ma mondiale».

Addirittura.
«Prendiamo i socialisti o i radicali: hanno creato circoli internazionali per scambiarsi idee e progetti. Lo stesso dovrebbero fare gli identitari».

Un identitario che si apre al mondo?
«Certo! Mica vogliamo pensare solo al nostro orto. Nazismo e comunismo hanno cercato di omologare i popoli, noi diciamo l' opposto. I popoli hanno le loro diversità, e devono collaborare e conoscersi l' uno con l' altro».

Quindi la Lega resta Lega Nord, ma deve entrare in un contenitore più ampio?
«A Bruxelles siamo già nel gruppo "Europa delle nazioni e delle libertà". Sono un sostenitore del Fronte identitario.
La Lega rappresenta il Centronord, al Sud fanno fatica a votarci. Ma anche lì esistono forze identitarie: però sono nel freezer».

Lorenzo Fontana, classe 1980, è uno dei vice di Salvini (l' altro è Giorgetti). Divoratore di libri e fervente cattolico, è dottore in Scienze Politiche e a una manciata di esami dalla seconda laurea. In Storia.

Facciamo un passo indietro. Lei era amico per la pelle di Flavio Tosi. Poi...
«Poi abbiamo preso atto che non condivideva la linea».

A cosa si riferisce?
«Ai convegni con Passera o al feeling con Alfano. Poi ha fatto critiche ingenerose a Salvini, che ha salvato il partito!».
Ora voi leghisti fate a gara per essere salviniani, almeno in pubblico… «No! Sono stato il primo a sostenere che Matteo sarebbe stato un ottimo segretario federale! Lo dissi alla Zanzara nel gennaio 2012: c' erano ancora Bossi e il Cerchio magico…».

Tosi si sente tradito. Doveva essere lui ad allargare la Lega in tutta Italia, e invece...
«Non ero presente quando si decise questa cosa. Comunque, quando non si condivide la linea è inevitabile finire così. Tosi ha anche criticato l' alleanza con la Le Pen. E un po' mi sentii colpito, visto che avevo propiziato l' accordo».

Nel 2013, lei è entrato nel Parlamento europeo perché Tosi si dimise.
«Doveva scegliere per forza tra fare il sindaco o il parlamentare… Mi spiace perché credevo che Tosi potesse rappresentare una risorsa, e non ha capito che la sfida da vincere è quella tra mondo identitario e globalizzazione…».

Lei è antieuropeista, ma grazie alla Ue ha trovato perfino l' amore!
«A Bruxelles ho conosciuto la mia fidanzata, che poi è diventata moglie e madre della mia bambina...».

È una bella napoletana.
«Sono stato precursore anche in questo…». Racconti. «Il colpo di fulmine scatta il 19 settembre del 2011. Sa cosa si festeggia?».

No.
«San Gennaro! E il compleanno di Bossi! Una data simbolica. Eravamo nella piazza davanti al Parlamento, evacuato per un allarme bomba».

La sua signora è funzionaria al parlamento europeo.
«A Bruxelles, quella che conta davvero è lei!».

E come le ha fatto digerire il suo essere padano e anti-europeo?
«Quando è venuta a Verona per la prima volta, ha accettato di venire allo stadio. Curva dell' Hellas. Poi l' ho portata a una festa della Lega e a una messa in latino».

E non l' ha mandata al diavolo?!?
«No. I miracoli esistono!».

Perdoni l' insistenza. Lei è parlamentare europeo e ha sposato una funzionaria. Ma critica Bruxelles.
«Voglio cambiare l' Unione europea! Mi sento europeo, ma le istituzioni sono una gabbia che distrugge le identità».

Lei è ultracattolico?
«Provo a essere cattolico, non è facile».

Le piace il Papa?
«Diciamo che preferisco il cardinale Burke».

Lei è riuscito a mettere d' accordo Salvini e la Le Pen.
«Era il 2012, il Front National ha tre europarlamentari che sono seduti dietro di noi. Conosco l' assistente di Marine e me la faccio presentare. Capiamo reciprocamente che ci sono affinità. Peraltro, intuisco che ha grande carisma. Eppure all' epoca non superava il 12%. Anche con lei, ci abbiamo visto giusto. Nel 2013, in Austria, conosco pure la nipote Marion».

Cosa c' entra un partito nazionalista francese con una realtà formalmente autonomista come la Lega?
«Siamo tutti per l' identità, ma poi ognuno deve mantenere le proprie specificità. In Francia c' è uno Stato unitario con una storia che l' Italia non ha».

Racconti il primo faccia a faccia Le Pen-Salvini.
«2013. Strasburgo. Bar del Parlamento. Organizzo tutto ma Matteo è impegnato per un' intervista e alla fine si dimentica. Lo blocco per un soffio e lo porto da Marine. Da subito, grande feeling. Anche se la Le Pen non parla inglese e Matteo non sa il francese: servono gli interpreti».

Quando ha conosciuto Matteo?
«A Radio Padania, sarà stato il 1998. A Bruxelles, prima di sposarmi, eravamo coinquilini. Spesso abbiamo dormito nella stessa camera d' albergo».

Lei ha assistito in diretta al trionfo di Donald Trump. È volato apposta a New York.
«Avevo scommesso su di lui da almeno un anno e mezzo: non solo perché sostiene la linea dura contro islam e clandestini. Mi piace la sua politica economica. Ha attaccato le multinazionali che magari hanno sede legale in Irlanda, ma poi fabbricano in Messico o Cina per risparmiare. E invadono il mercato americano facendo concorrenza sleale. È giusto mettere una tassa del 35% sui loro prodotti, così si combatte la globalizzazione!».

Eppure, Trump ha rinnegato una foto scattata con Salvini in campagna elettorale.
«Siamo stati invitati alla Trump Tower la sera delle presidenziali, il suo staff sa che in Italia la Lega è con lui. Per la foto con Salvini ho due spiegazioni. Prima: banalmente, non si ricordava. Seconda: ha cercato di essere più moderato, e quindi ha fatto finta di nulla per evitare polemiche».

Con Salvini, lei è stato anche in Israele.
«Ci siamo andati anche col responsabile esteri della Lega, Giancarlo Giorgetti. Gli israeliani ci hanno detto che l' Europa deve reagire, altrimenti saremo costretti a vivere in uno stato di guerra perenne».

È vero che lei non vorrebbe più allearsi col Cav?
«Ha fatto il suo tempo. Poi, quando è stato al governo, gli Stati nazionali contavano molto di più. Oggi conta Bruxelles, e a Bruxelles Berlusconi sta con i popolari che stanno con i socialisti».

Senza Berlusconi, Salvini è condannato alla sconfitta.
«Lo dicevano anche di Trump!».

Ma Trump non aveva anche lo scoglio dei grillini.
«Vero. Ma fino a questo momento il M5S non si è inserito nella famiglia delle battaglie identitarie, anzi. Non si espone e su alcuni temi, a partire dall' immigrazione, è pro-globalizzazione. Vota come i Verdi o l' estrema sinistra».

Incontrerebbe Grillo?
«Il M5S vuole isolarsi, quasi non ci parlano».

Però Farage è alleato con loro e non con voi.
«Infatti nel loro gruppo emergono difficoltà».

Perché Farage non sta con voi e la Le Pen?
«Per personalismi, più di Farage che di Marine. Ma i rapporti tra Lega e Ukip restano buoni».

Davvero vorrebbe uscire dall' euro?
«È una moneta che ha devastato l' economia, ma al di là di questi aspetti è necessario invertire la rotta anche sull' aspetto demografico».

Cioè?
«La crescita economica va di pari passo con quella demografica. Invece, la sinistra dice che per rimpiazzare gli italiani servono più immigrati. Follia».

Libero ha organizzato le primarie online del centrodestra. Salvini è arrivato primo.
«Credo che, dopo il referendum costituzionale, sia necessario fare le primarie ufficiali del polo identitario».

Che differenza c' è con le primarie di centrodestra?
«Penso che dovremo far firmare un decalogo di valori a chi vuole partecipare. Primo punto: vogliamo cambiare l' Europa».

E cosa pensa dirà il Cav?
«Chieda a lui, ma se continua a stare con la Merkel...».

Salvini può fare il premier?
«Sì, anche se la strada non è facile. Deve circondarsi di una squadra affidabile e far emergere le tante buone idee della Lega, oltre alla questione-immigrazione».

Quali?
«Penso alle proposte economiche, alla nostra idea di Europa, alla tutela dei valori tradizionali, alla lotta a questa globalizzazione sfrenata. E poi...».

Poi?
«Poi non basta andare solo in tv. Ma nulla è impossibile.
Quando sono stato alla Trump Tower per assistere alla vittoria, mi sono quasi commosso: ci abbiamo visto giusto!».

Ci avete visto giusto o siete stati fortunati?
«Sono cresciuto nel quartiere Saval di Verona. Ne sono orgoglioso, anche se non è il rione più appetibile della città.
Ho fatto il magazziniere e il centralinista, ancora oggi vado in curva e sto in mezzo alla gente. Ecco perché capisco gli umori del popolo. Più di certi opinionisti da salotto».

Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • miraldo

    23 Novembre 2016 - 18:06

    Giuste parole quelle di Fontana.

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