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Lo scandalo

Facci, lo scandalo dei grillini è infinito. Ora il vaffa se lo beccano loro

Facci, lo scandalo dei grillini è infinito. Ora il vaffa se lo beccano loro

Beppe Grillo è già a casa, non si può neanche mandarcelo. Vive lì, nel suo mondo a parte, non si è mai candidato anche perché è pregiudicato per omicidio colposo (vecchia storia del 1981) e i condannati e gli indagati lui nel Movimento non ce li vuole. Ecco perché questo giro di indagati a Palermo e a Bologna per presunte firme irregolari ha l' aria di una macchinazione (complotto non si può dire: poi crede che lo prendiamo in giro) ed ecco perché nell' house organ del suo mondo a parte - il sito di Grillo, non il Fatto Quotidiano - non se ne parla, a parte sì, ecco, ci sarebbe una notiziola da Palermo: l' ha scritta Roberta Lombardi e spiega che il Movimento non ha pagato 4mila euro a un fornitore di arancini. Fermi, no, c' è anche un post scriptum in fondo a un articolo sulla legge di bilancio; si chiede «a tutti gli indagati nell' inchiesta di Palermo di sospendersi», e meno male. Anche se, sicuramente, sono tutte sciocchezze, storie vecchie, macchinazioni di regime come questa storia di Bologna: secondo la procura ci sono quattro pentastellati che hanno autenticato firme potenzialmente false affinché il Movimento partecipasse alle elezioni regionali del 2014. Tra l' altro sarebbe una macchinazione fatta in casa, visto che a far partire l' inchiesta è stata la denuncia di due attivisti.

Proprio come a Palermo, dove fioccano gli inviti a comparire dopo la denuncia di un altro attivista: i grillini fanno da soli anche in questo, è una gara di purezza con continue sorprese. Falsificare firme è un reato a tutto tondo (articolo 90 del Testo Unico 570) ma c' è da sperare che il popolo grillino sappia distinguere, insomma comprenda che si tratta di quisquilie penali: anche se né loro, né soprattutto i loro parlamentari, hanno mai fatto distinzioni quando le quisquilie capitavano agli altri. Sì, in effetti c' è il rischio che il popolo grillino fatichi a distinguere anche tra le autodifese della casta indagata e quelle dei pentastellati pure indagati: sembrano parole identiche, stesso linguaggio, forse la mancanza di un suggeritore come Casaleggio (padre) si fa sentire. Parlano di «serenità» e si dicono «assolutamente estranei ai fatti», poi però sporgono querele contro chi li ha denunciati o contro il programma Le Iene.

C' è il rischio che il popolo grillino vada in stato confusionale. La regola universale era «dimissioni subito» (per chiunque, per qualsiasi cosa) ma con la giunta Raggi si è passati a un «leggeremo le carte» da Prima Repubblica: lo disse Luigi Di Maio, quello che l' altro giorno reclamava la galera per il presidente della Campania. Di Maio poi è lo stesso, a proposito di trasparenza, che ha ufficializzato la sparizione della diretta streaming degli incontri del Movimento; «Per non anticipare le nostre strategie agli avversari», ha detto. E così è svanita anche la possibilità teorica - sempre molto teorica - che un iscritto potesse intervenire. E la Raggi? Nella tempesta di giunta prese a fare dei monologhi in stile cassetta berlusconiana. Eh no, non è mica facile capire i grillini e star dietro loro proprio in tutto. Prendete Filippo Nogarin, sindaco di Livorno indagato per concorso in bancarotta e abuso d' ufficio e falso in bilancio: non è stato sospeso né espulso, è lì.

Anche Patrizio Cinque, sindaco di Bagheria finito nei guai per una casa abusiva in un' area protetta, è lì. Invece la grillina Diletta Botta, eletta nel 2012 in Consiglio circoscrizionale a Genova, è finita dentro per droga. E ciao. Ma Andrea Defranceschi, capogruppo del M5S in Emilia Romagna, nel 2013 è stato accusato di utilizzo improprio di fondi dei gruppi regionali e alla fine l' hanno assolto: ma il Movimento intanto l' aveva mollato.

Come funziona, dunque, questo garantismo grillino? Anche Davide Bono e Frabrizio Biolè, consiglieri regionali in Piemonte indagati per rimborsopoli, ne sono usciti assolti: mollati anche loro. Insomma: non è solo il popolo grillino che fatica a comprendere, ci capiamo poco anche noi. A Bassano del Grappa i grillini stavano per candidare un ragazzo accusato di rapina aggravata, sequestro di persona e tentativo di estorsione; a Vicenza il consigliere Daniele Ferrarin è stato indagato per bancarotta fraudolenta, in Abruzzo il consigliere regionale Riccardo Mercante è stato condannato a restituire le commissioni ricevute da un cliente, in Piemonte il capogruppo e candidato sindaco di Torrazza è stato accusato di aver rubato in un centro commerciale, ad Alessandria il capogruppo grillino Angelo Malerba è stato arrestato per furto dopo aver scassinato un armadietto in palestra. Credete che non potremmo continuare?
Capite bene che un po' di rabbia nell' elettore grillino - di solito così pacato e riflessivo - potrebbe infine montare. Ci preoccupiamo per loro, anche se, appunto, è un problema loro.

E pensare che c' è chi, tra noi, di dubbi non ne ha mai avuti, e si è fermato alle apparenze. Da mesi. Da anni. E le apparenze hanno sempre restituito questi ragazzetti o giovanotti dall' aria severa e ottusa, futile e inconsistente, goffa e imbarazzante. Le apparenze, con la scusa dell' aria nuova, ci consegnano da anni gente che ignora i regolamenti e i galatei anche minimi, che spara cavolate generiche di bassa demagogia, che nell' emiciclo parlamentare fa gestacci e provoca, interrompe, urla, spinge, fa il pagliaccio con bavagli e striscioni, blocca i lavori, grida - ricorderete - «siete solo merda» ai parlamentari e «sapete solo fare pompini» alle parlamentari, gente che accusa come niente di «assassinio» e che grida «la mafia è nello Stato» anche se si sta parlando di agricoltura biodinamica. Gente che avalla dietrologie complottistiche da tara psichica e però assume sempre, sempre, sempre quell' aria da personcine superiori. A noi. A voi. Tutta gente, i grillini, che per ora ci ha insegnato solo una cosa: che il professionismo della politica non è un pericolo, è una necessità.

Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • Bolinastretta

    25 Novembre 2016 - 12:12

    Nick2 tu hai paura di grillo perché megalomane e se vincesse le politiche metterebbe a rischio la nostra democrazia?? o sei bipolare e hai fatto una trasposizione, o forse non ti rendi conto che hai fatto l'esatta descrizione del Nostro, non eletto, presidente del consiglio attuale, soprattutto in vista del referendum del prossimo 4 dicembre e ciò che ci sta propinando a proposito di democrazi

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  • nick2

    24 Novembre 2016 - 20:08

    No, Facci, non ci siamo. Io ho paura di Grillo, perché lo ritengo un megalomane e temo che una vittoria alle politiche del M5S metterebbe a rischio la nostra democrazia. Ma lei non può mettere sullo stesso piano i ragazzi del M5S con i farabutti, ladri, mafiosi, evasori, corrotti e corruttori che ci hanno governato negli ultimi 50 anni. Un po’ di onestà intellettuale, per favore!

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