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Nuove prospettive

Governo Bersani, ecco il toto-nomine

Il segretario pensa di applicare il "metodo Boldrini": nomi nuovi alla politica, preferibilmente giovani, meglio se donne
Pier Luigi Bersani, segretario Pd

E' già stato battezzato il "metodo Boldrini" e consiste nella scelta di volti nuovi alla politica, preferibilmente giovani, meglio ancora se donne, personaggi che non sono ancora "contaminati" dalle beghe di partito ma di prestigio, personaggi che sono riusciti a imporsi nel settore di competenza. Pier Luigi Bersani vuole usare questo metodo anche per la formazione del nuovo governo. Non a caso, nel commentare le elezioni di Laura Boldrini alla Camera e Pietro Grasso al Senato, ha detto: " Ho buttato via due ministri". 

Il toto-nomi E' questa la strada che intende percorrere Bersani per convincere i grillini a votare un suo governo, convinzione che ovviamente si è rafforzata dopo il voto al Senato Sono moltissimi i nomi che circolano in via del Nazareno: da Maria Chiara Carrozza, rettore del Sant'Annna di Pisa  ala filosofa Michela Marzano, Paola Muti del Regina Elena e l'economista Irene Tinagli (onorevole montiana). Circolano i nomi di Salvatore Settis e Stefano Rodotà, la poltrona della Sanità potrebbe essere ricoperta da Mauro Ferrari, campione delle nanotecnologie applicate alla medicina e Alessandro Cecchi Paone potrebbe sedere sulla poltrona di un possibile ministero dei Diritti civili. Si parla poi dello storico Gotor all'Istruzione e Andrea Orlando alla Giustizia. E i nomi di Dario Franceschini, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, rispetto alla formazione di un ipotetico governo, sono finiti in pensione.. Bersani quindi si è trovato costretto dai risultati delle urne, forse suo malgrado, a fare il rottamatore, ad applicare la ricetta del suo avversario Matteo Renzi. E non è escluso che anche lo stesso Bersani possa decidere di fare un passo indietro, lui mira a un governo di un paio di anni, a nuove primare dove potrebbero confrontarsi Matteo Renzi, Fabrizio Barca e, perché no, la stessa Laura Boldrini. Ma le sorprese non sono finite. Per un posto da ministro ci sono anche Roberto Saviano, Don Ciotti e Dario Fo. L'idea è sempre la stessa: nomi improbabili per non bruciare nessuno in vista di un voto anticipato. Inoltre c'è anche la pattuglia dei trombati dal Colle. Emma Bonino, Gustavo Zagrebelsky e Romano Prodi. Chi di loro non va al Qurinale, chiederà una poltrona di governo. 

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Commenti all'articolo

  • ggerardo

    18 Marzo 2013 - 22:10

    Certo che a parlare di "governo horror" dopo aver sostenuto un governo con gente come Bondi, Gelmini, Brunetta, Calderoli, Bossi... ci vuole proprio una bella faccia tosta

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  • moranma

    18 Marzo 2013 - 19:07

    a me senbra tutto il contrario...nulla a che vedere con l'ultimo governo del cav, tra l'altro mi sembra che ci sia una certa dicotomia tra il titolo "governo horror" e quello che viene detto sui papabili!

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  • arwen

    18 Marzo 2013 - 19:07

    Avevo detto che comunque fossero andate a finire le elezioni noi, cittadini, saremmo finiti nel guano. Appunto. Ora ci vengono prospettate alternative incredibili. Dal governo di minoranza ad uno retto con i voti di pochi fuoriusciti dal M5S, ad uno del Presidente (un altro?). Ma il problema è che comunque la si rigiri noi continueremo a camminare nel guano. La crisi sembra scomparsa. Non ci sono più disoccupati o famiglie in crisi. L'industria con le sue problematiche sembra essere stata ingoiata dal nulla e lo spread non viene neanche più menzionato. I prossimi mesi saranno ancora più duri di quelli che abbiamo fin'ora vissuto e nessuan di queste soluzione, utile solo a conquistare una poltrona, potrà nenache provare a risolvere i problemi di un paese sfilacciato, socialmente provato e sempre più povero. Che Bersani continui a giocare al grande manovratore, il tempo è gentiluomo ed i nodi verrano presto al pettine. Tanto lui è un garantito, con tre vitalizi è a posto!

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  • cal.vi

    18 Marzo 2013 - 18:06

    stiamo in mano a uno che nella vita a fatto professione la rivendita delle chiacchiere, poveri noi. Vogliono aiutare i poveri, allora prima ci fanno diventare, e poi forse ci aiuteranno.

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