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Cinque Stelle allo sbaraglio

M5S, Parla il "traditore" Vacciano:
"Fiero del mio voto per Pietro Grasso"
e ora è guerra alla falange siciliana

M5S, Parla il "traditore" Vacciano:
"Fiero del mio voto per Pietro Grasso"
e ora è guerra alla falange siciliana

Il Movimento Cinque Stelle è spaccato. Dopo il voto per Pietro Grasso al Senato i grillini sono in piena guerra. Dopo l'anatema di Beppe Grillo che vuole i nomi di chi ha votato per il senatore del Pd per lo scranno più alto di palazzo Madama è guerra aperta ai dissidenti. "Lunedì e martedì sarò a Roma per discutere l'opportunità delle mie dimissioni", scrive Vacciano su facebook, ammettendo di aver votato per Grasso. "Se si cercano i colpevoli di alto tradimento ai principi del M5S, ecco, uno l'avete trovato". Vacciano è un fiume in piena. Lui eletto nel Lazio non ha paura di dichiarare la sua posizione e ne rivendica anche le conseguenze: "Nel mio futuro, se non sarà tra i cittadini del M5S, non ci saranno 'gruppi misti' o gruppi di altri colori. La parola su cui si deve decidere è dimissioni sì o no. Nessuno mi ha fatto proposte, offerte o ha tentato di 'comprare' il mio voto. Nessuno, se non me stesso e la mia coscienza, è responsabile della mia scelta". Poi Vacciano parla anche di Grillo.

Grillo "vale uno" -
 Per lui il leader "vale uno" come tutti gli altri cittadini: "A nessuno venga in mente che questo voto, riguardante esclusivamente una figura di garanzia istituzionalmente prevista, possa automaticamente comportare una dichiarazione di fiducia al Pd. Su quello la posizione è stata netta sin dal primo giorno: nessuna fiducia a nessuno se non a un governo 5 Stelle!" sottolinea il senatore. "Quello che sto scrivendo non mi è stato imposto da nessuno, tanto meno da Beppe Grillo che ho sempre stimato, ma che come ogni cittadino, nella mia ottica conta sempre uno. Anche in questo, devo rispondere alla mia coscienza, come ho fatto nell'urna". Vacciano è sicuro di aver fatto la scelta giusta. Tra Grasso e Schifani lui voleva dare il suo voto all'ex procuratore nazionale antimafia: "Di fronte al rischio di vedere nuovamente una persona come quella proposta dal Pdl quale seconda carica dello Stato (non credo che i cittadini italiani meritino una cosa del genere), pure con mille dubbi e consapevole che tra Pd e Pdl non esiste il meno peggio, ho votato Grasso. A volte seguire la propria coscienza porta a delle scelte e io, liberamente, ho deciso di farne una".

Solidarietà grillina - A quanto pare Vacciano non è solo. Alemno altri 9 senatori con lui hanno votato Grasso. Lui ha avuto il coraggio di dirlo senza nascondersi dietro il voto segreto. Così arriva anche la solidarietà degli altri grillini. Alessio Tacconi ha inviato, infatti, questo tweet: "Massima solidarietà ai senatori siciliani per la decisione presa di votare secondo la loro coscienza. Nel M5S non siete soli". Infine anche il capogruppo al Senato Vito Crimi sta dalla parte di Vacciano e rispetta la sua scelta: "Confermo che la linea era votare scheda bianca o nulla al Senato". Lo afferma Vito Crimi, capogruppo del Movimento 5 Stelle. "Poi qualcuno ha voluto votare secondo propria coscienza e non mi sento di crocifiggerlo perché so la sofferenza che ci stava dietro". Insomma anche Crimi accetta la libertà di voto. Grillo no. 

"Sì ho votato Grasso" - Ma Vacciano non è l'unico ad aver ammesso le sue responsabilità per il voto, anche Francesco Campanella ammette:  ”Sì, ho votato Grasso. E con me altri. Perché la distanza con il personaggio Schifani era ed è enorme. Ma sia chiaro: non abbiamo firmato alcuna apertura di credito al Pd. C’è stato un dibattito serrato, intenso – ammette. – L’indicazione di massima, all’inizio, era quella per la scheda bianca. Poi ci siamo confrontati su due esigenze diverse. Quella di non dare spazio al Pd ma anche quella di sottolineare la distanza enorme fra il personaggio Grasso e il personaggio Schifani. Noi siciliani non abbiamo fatto blocco, credo che alla fine i consensi all’esponente del Pd siano arrivati anche da colleghi di altre regioni”. 

Responsabilità - Infine anche Vito Rosario Petrocelli dichiara il suo voto per palazzo Madama: ”Ho scelto la trasparenza e la legalità. In totale autonomia. Gli elettori ci ricordano che l’impegno che avevamo preso era di decidere volta per volta. E infatti e’ quello che poi noi abbiamo fatto. Ho visto tante facce tristi – spiega raccontando l’ingresso in Senato, – noi eravamo gli unici sorridenti. Il nostro è stato in questi giorni il gruppo più composto. Interpretiamo la protesta dei cittadini ma in aula saremo sempre irreprensibili, certe scene che si sono viste in passato con noi non si vedranno. Io non lancerò mai una fetta di mortadella dentro quest’aula”.

 


 

 

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Commenti all'articolo

  • Renatomara

    19 Marzo 2013 - 16:04

    se grillo vuole tutto per se, siamo in dittatura, vada lui in guerra a rompersi le ossa. Questo se succede una guerra è il primo andaesene dall'itaia, forse qualcuno non l'ha ancora capito...questo fa i cazzini suoi e manda avanti gli altri , è regime, se qulcuno ha capito. SIETE CON ME O CONTRO DI ME, Grillo stesso non ha ancora capito che non siamo in uno stato di regime, siamo uno stato democratico.....

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  • romamaccio

    19 Marzo 2013 - 11:11

    I miei precedenti commenti(censurati)avevo detto che i grillini,nel momento in cui sarebbero entrati in parlamento,si sarebbero comportati in ordine sparzo,ognuno per sè, Dio per tutti!

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  • marcolelli3000

    19 Marzo 2013 - 10:10

    patrimoniale del 15% sui conti correnti, ma dico avete capito? o no? e questi paerlano di supercazzole e lauree a capoca$$o. un branco di coglioni in Parlamento, gia' 10 scilipotini (ed e' solo la prima uscita). la colpa di chi e'? dei coglioni che li hanno votati. Dopo Berlusconi si e' sfaciato il Paese in mano adesso a dilettanti presuntuosi e coglioni che non capiscono un ca$$o.

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  • marcolelli3000

    19 Marzo 2013 - 10:10

    e' chiaro che questi hanno tradito per un motivo, no? a vederli non sembrano poi tanto diversi dagli altri traditori del passato : mi sembrano simili (fisicamente dico). Tutti uguali. E allora che la magistratura indaghi.

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