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Repentina mutazione

Ecco a voi il "demogrilliano":
Beppe e l'operazione volto-umano

Beppe Grillo

Beppe Grillo

 

di Marco Gorra

Ci ha messo un po’, però alla fine ci è arrivato. A giocare al piccolo Epurator, dai e dai, Beppe Grillo rischia di fare una brutta fine. Pertanto, via all’operazione volto umano del Cinque stelle: subitanea correzione alla linea dura del «chi ha votato Grasso si dimetta» ed affiancamento ai gruppi parlamentari di due portavoce-badanti onde limitare i danni comunicativo-politici che, dovesse proseguire il trend vistosi in questi primi giorni di legislatura, rischiano seriamente di diventare il pane quotidiano dei grillini. La correzione di rotta, come detto, è totalmente calcolata, e risponde all’esigenza delle esigenze: sopravvivere.

In Parlamento, infatti, non funziona come sul blog, dove per cacciare uno basta schiacciare il bottone che lo banna dal forum. In Parlamento le dimissioni sono una cosa seria: si presentano, fanno il loro bravo iter e poi approdano in Aula. Solo dopo che l’assemblea si sia pronunciata favorevolmente, il parlamentare cessa di essere tale e si procede a far subentrare il primo dei non eletti nella circoscrizione del dimissionario. Il processo non solo è lungo, ma presenta anche esiti imponderabili: in più di un’occasione (anche di recente, basti vedere il caso del senatore Nicola Rossi nella scorsa legislatura) l’aula ha ritenuto di non ratificare le dimissioni che le venivano proposte, costringendo di fatto il parlamentare a restare al proprio posto.

Questo scenario, per Grillo, è rischioso come nessun altro. Il motivo è presto spiegato, e parte dalla premessa che l’interesse del capoccia a cinque stelle è che il proprio partito non voti la fiducia a nessun governo di nessun colore. Prendere i propri parlamentari più borderline (cioè quelli che in questo senso si sono già sporcati le mani votando Grasso e perdendo l’innocenza) e sbatterli fuori a pedate sarebbe un boomerang. Si verrebbe infatti a creare un cuscinetto di una quindicina di senatori (coincidenza, proprio il numero di voti che servirebbe a Bersani per mettere in piedi il governo) che non solo non escono dal Parlamento, ma che in attesa di presentare le dimissioni - ove lo facciano, ovvio - transiterebbe nel gruppo Misto. Qui, il combinato disposto di risentimento contro Grillo il buttafuori e scouting facilitato per il Pd avrebbe rilevanti probabilità di favorire il clima per votare la fiducia. 

Eventualità nefasta, dacché inizia ad emergere come nella base di Grillo l’idea di scendere a patti col nemico a patto che questo offra bastanti garanzie di grillismo è vista con favore assai maggiore rispetto a quanto avviene nella stanza dei bottoni del Movimento. Grillo potrebbe gridare contro i traditori inciucisti quanto vorrebbe, ma si troverebbe di fronte ad una nutrita fetta di elettorato che non solo non lo seguirebbe, ma che gli opporrebbe a quel punto  un’accusa di sfascismo (contrapposta invece all’alto senso civico mostrato dai dissidenti) dalla quale sarebbe difficile difendersi. A Grillo è bastato dare un’occhiata al dibattito scatenatosi nel weekend dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato per rendersi conto di come il vento sia cambiato. Nonostante più di un dissidente avesse fatto il proprio bravo outing, le reazioni erano state differenti da quelle registratesi in analoghe occasioni del passato. Quando i reprobi erano Federica Salsi e Giovanni Favia, il feedback negativo (dalla critica politica su su fino alla minaccia di morte) era stato nettamente maggioritario rispetto a quello positivo. Le proporzioni, stavolta, hanno cominciato ad invertirsi.

Da qui anche la necessità di dotare i volenterosi ma inesperti gruppi parlamentari delle due figure professionali che, nonostante siano state pomposamente battezzate come «coordinatori dei gruppi di comunicazione», ricalcano il ruolo del classico portavoce. Mettere intorno ai parlamentari - e pazienza se la base mugugna e grida alla mordacchia - un ulteriore cordone sanitario serve un duplice proposito. Primo, comprime gli spazi a disposizione dei due capigruppo (la cui gestione di queste prime fasi di legislatura non è stata esattamente tetragona). Secondo, mira ad evitare che psicodrammi come quello dei voti in libertà per Grasso deflagrino sui media come accaduto in questi giorni, coi parlamentari che finiscono a mandarsi a quel paese tra di loro. Ieri, per dire, la senatrice Serenella Fucksia (si chiama davvero così) è arrivata ad insinuare il dubbio che i Cinque stelle abbiano già le proprie serpi in seno: «Non escludo», ha detto a SkyTg24, «che ci possano essere delle persone nel Movimento in totale cattiva fede». E il sospetto, insegnano i maestri, è l’anticamera della verità: «La mano sul fuoco per Vacciano», prosegue la Fucksia, «non ce la metto, perché non si è espresso particolarmente ma poi ha fatto casino». E se il casino diventa troppo pure per Beppe Grillo, allora la situazione è seria per davvero

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Commenti all'articolo

  • Uchianghier

    Uchianghier

    19 Marzo 2013 - 14:02

    Adesso si chiama faccia umana? Siete sicuri?

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