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Il sindaco

Renzi: "Sì al dialogo con il Pdl"

Il Pd sente puzza di flop e si spacca. Dai big, dopo l'incarico al leader, un silenzio imbarazzante...

Matteo Renzi

Matteo Renzi

 

di Marco Gorra

Quando un segretario di un partito politico ottiene l’incarico di formare un governo e nessun mandarino del partito in questione se la sente nemmeno di fare i complimenti di prammatica mediante agenzie, significa che la situazione interna non è delle più serene. E questo è quanto accaduto ieri a Pier Luigi Bersani: tolto un manipolo di fedelissimi (nessuno dei quali ad onor del vero di primissimo piano) ed il trio Vendola-Tabacci-Nencini (le cui speranze governative sono legate a doppio filo alla figura di Bersani, però), dal Nazareno nessuno ha aperto bocca per esternare soddisfazione, auspici di buona riuscita, felicitazioni ed il resto delle cose che solitamente si dicono in occasioni del genere. 

Il motivo di tutto questo è presto detto: più di un’anima del partito nutre dubbi molto seri circa la linea del segretario. Dubbi che non nascono oggi: fin da quando Bersani, all’indomani delle elezioni, si era presentato in direzione per ottenere il mandato del partito a negoziare la formazione del governo sulla base degli ormai celebri otto punti di impronta super-grillina, in più di una componente si era arricciato il naso. La frattura da allora è sempre rimasta sottotraccia (un po’ perché in situazioni simili un tanto di unanimismo di facciata non guasta mai e un po’ perché azzopparsi il segretario preventivamente sarebbe stato troppo persino per virtuosi di autolesionismo come quelli del Pd), ma è lungi dall’essersi sanata.

Questo malumore trova la propria massima espressione al centro, dove si va formando un inedito asse tra renziani, veltroniani ed ex Margherita (area Franceschini) che vede la strategia di inseguimento di Grillo come il fumo negli occhi. Assai sensibile alla linea del Colle, questa macro-area considera la linea minoritarista e sbilanciata a sinistra del segretario sbagliata e pericolosa, e ritiene che Bersani meglio farebbe a dare seguito alle indicazioni quirinalizie circa la necessità di ricercare intese quanto più larghe e solide possibile. L’avvertimento lanciato in serata da Renzi è chiarissimo: «Non so cosa potrà inventarsi Bersani in questi tre giorni», afferma il sindaco di Firenze, ma «non avrebbe senso una soluzione pasticciata», in quanto «i mercati e gli operatori chiedono un quadro di garanzia». Secondo Renzi «è difficile dar torto a Berlusconi quando dice “deve parlare con noi”», dato che «se Bersani vuole la maggioranza deve fare l’accordo con Grillo o con Berlusconi. In Parlamento ci sono tre minoranze ed è evidente che due delle minoranze si devono mettere insieme».

Il problema, però, è che qualora Bersani deflettesse anche di un passo dalla linea dura per venire incontro alle perplessità di cui sopra, si troverebbe contro l’altra metà del partito. La sinistra interna infatti, per il combinato disposto di tic antiberlusconiano e fosche previsioni di elettorato che non digerirebbe, avversano fieramente qualsiasi ipotesi di allargamento a destra. Il ragionamento fatto da costoro muove dalla convinzione che trattare col Cavaliere aprirebbe a Grillo un’autostrada: unica opposizione a bestemmiare l’inciucio con cadenza giornaliera, il Movimento cinque stelle si vederebbe regalare dai principali partiti una lucrosissima campagna elettorale permanente, nella quale basterebbe restare fermi per guadagnare consensi.

Il sostegno parlamentare del partito a Bersani quali che ne siano le determinazioni finali, al momento, non è però in discussione. Un conto, infatti, è togliersi la soddisfazione di cecchinare nel segreto dell’urna - e senza effetti letali, per giunta - il capogruppo alla Camera imposto dal segretario (che non a caso si dice sia rimasto parecchio scottato dai quasi cento voti mancati al pupillo Roberto Speranza nella votazione di martedì), un altro è suicidarsi il governo. La resa dei conti, però, è soltanto rinviata.

 

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Commenti all'articolo

  • Fonzy

    25 Marzo 2013 - 10:10

    io dico che nel caso Matteo Renzi vincesse le primarie prossime del PD o comunque si facesse efficace promotore di una 'svolta' effettiva nel suo partito... beh... nel giro di sei mesi gli pioverebbero tanti avvisi di garanzia da certe Procure, che il poveretto perderebbe forse anche il 'posto' di sindaco di Firenze. Si accettano scommesse....

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  • insorgi

    24 Marzo 2013 - 16:04

    Chi sono adesso i bananas, i destri, o i sinistri? Mettetevi d’accordo. Gargamella esige una severa decisione. Ahahahahahah!

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  • biemme

    24 Marzo 2013 - 00:12

    Renzi e compagni, fermate Bersani. E' un folle! Ci porta tutti alla rovina. Non vi accorgete che vaneggia? parla di decreti legge per eliminare gli avversari scomodi come succedeva nella vecchia Unione Sovietica ormai morta e sepolta. E' lui che deve essere ingabbiato. Fate presto!!!

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  • makisenefrega

    23 Marzo 2013 - 19:07

    Un governo di larghe intese, inizialmente farebbe schizzare Grillo nei sondaggi, ovvio. Ma se verranno fatte riforme serie e condivise, poi tutto tornerebbe alla normalità. Bisogna vedere però se ci sono (cosa di cui io dubito) personalità di livello capaci di fare queste riforme, quindi buttandosi alle spalle quei maledetti rancori decennali, per il bene del paese.

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