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Le strategie del Cav

La vera paura di Berlusconi è un presidente grillino al Quirinale

La vera paura di Berlusconi è un presidente grillino al Quirinale

di Fausto Carioti

«L’offerta di Bersani è inaccettabile». E siccome chi lo ha detto ieri ai deputati del Pdl è Silvio Berlusconi, e Bersani non ha alcuna intenzione di cambiare la sostanza dell’offerta, il succo del discorso è che, salvo miracoli confezionati da Giorgio Napolitano, entro l’estate si torna a votare. 

Il segretario del Pd si è spinto al punto massimo al quale intende arrivare: concedere agli avversari la presidenza della Commissione che dovrebbe disegnare le riforme istituzionali (pura utopia, nello scenario attuale) e valutare l’elezione di un presidente della Repubblica espressione del centrosinistra, ma gradito anche al Pdl. Più di questo Pier Luigi Bersani non è disposto a fare. Soprattutto, non è in grado di dare al Pdl garanzie sull’uomo da spedire al Colle, e ciò stronca sul nascere ogni possibilità d’intesa.

La madre di tutte le assicurazioni sarebbe aprire il governo al Popolo della libertà, dare agli azzurri la dignità di alleato di coalizione. Infatti proprio questa è la richiesta del Pdl. «Se lo faccio perdo metà dei miei elettori», continua a ripetere il segretario del Pd. «Allora torniamo al voto al più presto», gli ribatte Berlusconi. Il quale è rinfrancato dai sondaggi che ieri Angelino Alfano ha snocciolato a Porta a Porta: «Il Pdl è sopra il 24 per cento, la coalizione con la Lega è al 31,4. Il centrodestra è sopra al centrosinistra di un punto e mezzo, mentre Grillo è al 24,9. Siamo la prima coalizione».

Così la proposta fatta da Berlusconi va letta non come una provocazione, ma come un test sulle intenzioni del segretario del Pd. «Daremo il nostro sostegno solo se faranno un governo insieme a noi: per esempio con Bersani premier e Alfano vicepremier», ha detto il Cavaliere. Ipotesi che Bersani ha subito rigettato: «Facciamo discorsi seri». Il leader del Pd non si schioda dalla propria posizione: oggi il governo a lui con il benestare del Pdl e domani al Quirinale un esponente di sinistra scelto in modo più o meno bipartisan. Richiesta che, messa così, Alfano ritiene «offensiva»: «Ci dicono “non facciamo un governo con voi perché siete inaffidabili, il presidente della Repubblica va scelto nella nostra metà campo”, ma poi ci chiedono di aiutarli a far nascere un governo».

Resta il fatto che il Cavaliere tiene più di ogni altra cosa a un presidente della Repubblica che non gli sia ostile. Anzi, che lo protegga dall’accanimento giudiziario del quale si sente vittima. Al momento i processi che lo riguardano sono stati sospesi o rallentati – e nel Pdl c’è chi vede dietro questa tregua la moral suasion di Napolitano – ma il sollievo sarà breve. Se il nome proposto dal Pd per il Colle fosse davvero quello giusto, il centrodestra potrebbe ammorbidire le proprie pretese sul governo. La trattativa la propone lo stesso Alfano, quando gli viene chiesto cosa ne pensa di Lamberto Dini: «Non c’è dubbio che Dini abbia la statura internazionale…». E per essere ancora più chiaro, il segretario del Pdl aggiunge: «Siamo disponibili a fare in modo che nasca un governo, anche capitanato da Bersani. Ma meritiamo una nostra rappresentanza al Quirinale». Anche se non è un mistero che pure la conferma di Napolitano sarebbe bene accetta.

Non è però Bersani, prigioniero della propria strategia, l’uomo in grado di fare una simile operazione. «Non mi si parli di scambi», ha replicato ad Alfano, pur dicendosi disponibile «a ragionare con assunzione comune di responsabilità» e avvertendo che molto «dipenderà dal fatto che ci possa essere un percorso». Vuol dire che prima il Pdl dovrebbe consentire al governo Bersani di nascere, senza avere voce in capitolo sui ministri. Poi si potrà ragionare su chi mandare al Colle. 

Troppo poco. Berlusconi e i suoi sanno benissimo che Pd, Sel e grillini hanno i numeri per eleggere il Capo dello Stato che vogliono. Anche uno Stefano Rodotà o un Gustavo Zagrebelsky. Se invece prima si facesse un governo insieme, la condivisione della scelta col Pdl sarebbe automatica.

Visto come stanno le cose, il pericolo che sinistra e grillini eleggano un presidente della Repubblica espressione della loro parte è concreto. È lo scenario che Berlusconi, con i suoi, chiama della «guerra civile». Che la sinistra dichiarerebbe a lui, ma dinanzi alla quale lui non ha intenzione di stare a guardare. Per questo ieri ha annunciato quattro grandi manifestazioni, due al Nord e due al Sud, da farsi se il Pd continuerà a rifiutare l’accordo. La prima sarà a Bari e dovrebbe svolgersi tra un paio di settimane. A rinforzare ognuna di queste piazze vuole chiamare 50mila persone da altre regioni. Tutte lì, a fargli da scudo. Alla Telefonata di Maurizio Belpietro si è detto anche pronto a fermare il Parlamento: «La sinistra ha occupato tutte le cariche. Se farà lo stesso per il Quirinale noi, con i nostri senatori, bloccheremo il Senato».

Intanto oggi il Cavaliere non si presenterà all’incontro del Pdl con Bersani: un modo plastico per far capire che a queste condizioni non si tratta. Ci sarà invece la delegazione leghista, a conferma che l’asse del Nord regge ancora.

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Commenti all'articolo

  • pepo

    27 Marzo 2013 - 07:07

    moderato tanto richiesto dal P.D.L. deve essere di un partito che in caso contrario scende in piazza ed ostacolera' il parlamento. Con quest'esempio di moderazione staremmo veramente in mani sicure

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  • sommesso49

    26 Marzo 2013 - 17:05

    ...è la sua ombra o, meglio, la sua vita piena di ombre.

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  • petergreci

    26 Marzo 2013 - 17:05

    Sinceramente a destra non si vede nessuno che possa rappresentare il popolo italiano. Sono tutti impresentabili. Il loro leader è impelagato nei processi, tra i suoi seguaci, mediocri di professione...suvvia la scelta è tra Prodi, D'Alema, Bindi e Finocchiaro.

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  • bettely1313

    26 Marzo 2013 - 17:05

    tu torna all'inferno e portati con te tutte le anime in preda ai demoni.

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