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Casta quanto mi costi

Casta, ecco l'esilio dorato di Fini, D'Alema e Di Pietro

L'ex-presidente della Camera avrà, oltre ai 6 mila euro di vitalizio, una buonuscita di 260 mila euro. Va 'peggio' a Di Pietro: 4.330 euro di pensione mensile e 'soli' 58 mila euro di assegno di fine mandato

Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro

di Sebastiano Solano

Trombati e contenti. Sono i parlamentari che, per insindacabile giudizio degli elettori, sono stati mandati a casa, incassando però una lauta, lautissima buonuscita. Gli esodati di lusso, e sono tanti, incasserranno mediamente un assegno mensile di circa 6 mila euro a testa: è il cosiddetto vitalizio, una pensione niente male erogata loro per i 'servigi' resi al Paese. Ma chi sono i paperoni? Tra i più noti, Gianfranco Fini, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro e Beppe Pisanu. Ma basteranno, ai 'poveri' parlamentari, i soldi del vitalizio? E' un non problema.

Gli esodati di lusso - Lo Stato provvede a compensare la mancata elezione dei parlamentari in questione con un bell'assegno di fine mandato. Per esempio, al compagno della Tulliani, eletto da circa 148 mila elettori alle ultime elezioni, come ha rivelato Franco Bechis lo scorso 26 febbraio, arriverà in tasca la cifra monstre di 250mila euro. Non sappiamo il costo della vita a Montecarlo, ma sono comunque una bella sommetta. Il povero D'Alema, invece, dovrà accontentarsi dei 6 mila euro di vitaliazio e di soli 217 mila euro di assegno di fine mandato. Non proprio una miseria, comunque. E Di Pietro? Be', l'ex-compagno di flop di Antonio Ingroia deve accontentarsi di 'soli' 58 mila euro di assegno di fine mandato, anche se c'è da dire che già una volta, non eletto, ottenne una parte di liquidazione. Ah, se proprio non dovessero bastare per 'sopravvivere' a Monte Nero di Bisaccia, c'è sempre il vitalizio mensile di 4.300 euro.

Italo Bocchino, il cui unico merito è quello di aver ucciso nella culla il partitino di Fini, Fli, porterà a casa la 'discreta' cifra di 143 mila euro. Ma parliamo anche del Pdl. L'intramontabile Beppe Pisanu, che aveva già incassato una cospicua buonuscita nel 1992, si mette in saccoccia circa 157 mila euro. A Claudio Scajola, si spera non a sua insaputa, verrà recapitato un bell'assegno di 158 mila euro: forse non sufficienti per una casa al Colosseo, ma comunque una bella liquidazione. Ma torniamo al Pd. Anche i costi della rottamazione renziana ricadranno sulle nostre teste. Il compagno di manette di Marco Travaglio, Furio Colombo, intascherà la non trascurabile cifra di 58mila euro. Lo Stato, poi, contribuirà al viaggio in Africa di Walter Veltroni, dove in realtà è atteso da anni, con 44mila euro. C'è poi Livia Turco, quella che non candidata alle elezioni era subito stata assunta dal Pd come funzionario. Bene, per lei la buonuscita è di 215mila euro. Dovrebbe farcela a 'sopravvivere'. Insomma, altro che casta: di questi tempi, lasciare il posto al Parlamento è un vero e proprio affare.

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Commenti all'articolo

  • gaetano39

    22 Aprile 2013 - 11:11

    Ho lavorato per 35 anni per prendere una pensione da fame,mentre la casta si è arricchita.Io personalmente li manderei in piazza per giustiziarli tutti, dal primo all'ultimo.

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  • biemme

    04 Aprile 2013 - 19:07

    Ma non per Fini, ma per quelli che lo hanno consentito.

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  • ramon57

    03 Aprile 2013 - 15:03

    O servigi resi a loro? bella la vita.

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  • noinciucio

    03 Aprile 2013 - 14:02

    spero che stia parlando in senso ironico, perchè se no devo pensare che non sei sinostrorso, ma SINISTRONZO!! ( e mi scuso con gli stronzi!!!)

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