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La mossa

Renzi sfrutta il Colle
per far fuori Bersani

Matteo Renzi

Matteo Renzi

di Franco Bechis

 

Per quanto sia giovane e ci tenga a farlo sapere e vedere in giro, Matteo Renzi non è politico di primo pelo e conosce bene le regole del vecchio gioco di Palazzo. Non è un caso che proprio mentre il grande corpaccione del Pd si è lacerato alla sola ipotesi che il sindaco di Firenze venisse indicato dalla Regione Toscana fra i grandi elettori  del prossimo presidente della Repubblica (e infatti ieri sera hanno cassato ipotesi) il gruppetto renziano che sicuramente dovrà votarlo da giorni muove le acque. E le voci corrono con sapienza: i renziani sono pronti a votare Romano Prodi, i renziani ora hanno deciso di fare convergere i loro voti su Laura Boldrini, presidente della Camera, e così via. Voci che allarmano, nomi scelti con sapienza per sparigliare le carte, per la forza divisiva che certamente hanno. Prodi sulla carta è uno dei bocconi più indigesti per Silvio Berlusconi e l’intero centrodestra. 

Voci allarmanti - La Boldrini, che alla Camera è arrivata come deputata di Sel e alle spalle un profilo cattocomunista di primo ordine, non è meno divisiva. A differenza di Prodi il presidente della Camera è per Renzi un candidato più spendibile in pubblico: è di prima nomina, viene dalla società civile, ha già compiuto qualche passo popolare sulla strada del taglio dei costi della politica. Ma non c’è dubbio che la Boldrini sia culturalmente assai poco affine alla storia di Renzi. Probabile anzi che se le scorse primarie del Pd le avesse vinte il sindaco di Firenze e non Pierluigi Bersani, il centrosinistra non avrebbe fatto l’alleanza con Nichi Vendola e della Boldrini nessuno mai avrebbe sentito parlare. Quella candidatura insomma è fatta circolare ad arte in questi giorni esattamente come nelle ora precedenti era accaduto con Prodi solo per fare capire ai vertici del Pd che quei 51 monellacci di Renzi si giocheranno la partita del Quirinale tirando qualche brutto scherzo. A meno che i gruppi parlamentari (dai cui vertici di comando i renziani sono stati praticamente esclusi) non tengano più in  conto quella forza. Per quanto nuovo, Renzi sul Quirinale sta usando una strategia antica come le correnti della vecchia Dc, che sono sempre state decisive talvolta nello scegliere, quasi sempre nel tagliare le ali a chi era già in volo verso il Colle più alto di Roma. Più che al Colle il sindaco di Firenze sta guardando alla poltrona del suo eterno avversario: Bersani. Il segretario del Pd in queste settimane evidentemente si sta giocando tutto il suo futuro politico, ed è così in bilico che davvero basta una piccola spinta per farlo ruzzolare gambe all’aria per sempre. E la partita del Quirinale viene giocata da Renzi con la mano tesa per quella spintarella… 

La trattativa - I candidati divisivi vengono fatti circolare quando sembra che Bersani sia più incline del solito a trattare con Berlusconi (cosa che - non con grande fortuna - è avvenuta ieri). È chiaro che un eventuale intesa sul governo fra Bersani e Berlusconi allungherebbe la vita al segretario del Pd complicando non poco i piani di Renzi, che in autunno dovrà decidere se ricandidarsi o meno come sindaco di Firenze. La candidatura Boldrini, con la capacità che ha di attrarre parte del Pd, Sel e Movimento 5 stelle, serve a fare irritare Berlusconi e soprattutto a fare saltare possibili intese con Bersani. Se invece dopo il primo colloquio di ieri dovesse tornare il grande freddo fra centrodestra e centrosinistra, Renzi sarebbe pronto a rigiocare polemicamente la parte del fautore del governassimo, lanciando verso il Quirinale candidature più digeribili al Cavaliere e magari più che indigeste a Bersani. È un gioco quotidiano a cui dovremo abituarci nelle prossime settimane e che resterà il più delle volte sotto traccia: voci fatte circolare con abilità, trasmesse alle redazioni che contano, mai dichiarate in pubblico ufficialmente. 

L'adesione - Sarà infatti il Pd a scegliere ufficialmente una candidatura, e Renzi non potrà che adeguarsi formalmente. Il voto però sarà segreto, e in quel mistero si giocheranno due partite vitali per il giovane leader: quella del Colle e quella della guida della sinistra italiana. 

 

 

 

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