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La resa dei conti

Lega, Bossi telefona a Maroni: "Non vado via". Ma le epurazioni continuano

Lega, Bossi telefona a Maroni: "Non vado via". Ma le epurazioni continuano

di Matteo Pandini

Nessun armistizio. La Lega di Maroni è determinata a espellere circa venti persone tra Lombardia e Veneto, così da blindare Umberto Bossi e scongiurare il suo addio. Eventualità smentita seccamente ieri sera dal Senatur, dopo il lancio di un’agenzia che parlava di nuovo simbolo depositato e divorzio praticamente fatto. Bossi ha chiamato immediatamente Bobo per avvertirlo che non era vero niente, che era tutto un equivoco nato dalla nuova testata giornalistica messa in piedi da Giuseppe Leoni e nulla di più. Però il leader non si fida e spera di cacciare al più presto i contestatori. Per farlo si muove su due fronti. Uno politico e l’altro regolamentare. Nel primo caso non sta allontanando i padani dal Pdl, così da evitare un possibile gioco di sponda tra i fedelissimi del Senatur e il Cavaliere che potrebbero denunciare uno sbandamento a sinistra del partito. L’ex ministro dell’Interno sta lasciando ai rivali interni un unico pertugio. Quello dell’indipendentismo. Che però non sembra scaldare le folle. Soprattutto se è vero quanto rivelato da un sondaggio Swg e commissionato da via Bellerio, secondo il quale il 56% degli elettori lumbard non nutre antipatia nei confronti della bandiera italiana. 

Da un punto di vista regolamentare, invece, è decisivo il nuovo statuto in vigore dall’inizio dell’anno e che non tutti i leghisti conoscono a menadito. Anche per questo, al nazionale lombardo di pochi giorni fa, s’è creato un cortocircuito con le annunciate espulsioni di Marco Reguzzoni e soci, poi apparentemente rientrate. Il leader regionale Matteo Salvini ha davvero incontrato l’ex capogruppo ammorbidendo la linea, ma c’è un motivo squisitamente tecnico che lo obbliga alla sterzata. Chi è militante da meno di dieci anni può essere fatto fuori subito a livello regionale (nazionale, nel vocabolario padano). Per chi è militante da più di dieci anni e meno di venti, invece, la procedura è diversa. La segreteria nazionale decide l’espulsione, ma la pratica finisce al comitato di garanzia presieduto dal Senatur e con i maroniani in maggioranza. Qualora il cartellino rosso fosse confermato, resterebbe la possibilità di un ricorso al consiglio federale. Ancora diverso il caso dei militanti da più di vent’anni come Reguzzoni. L’espulso infatti potrebbe appellarsi direttamente a Bossi. Senza altri organismi o comitati tra i piedi. Col rischio che il fondatore decida di rimettere le cose a posto, rifilando uno schiaffone a chi sperava nella ghigliottina. Risultato. I maroniani vogliono cacciare l’ex capogruppo ma cambiano strategia. Niente muro contro muro. Potrebbero sospenderlo o declassato al rango di semplice sostenitore (senza diritto di voto attivo o passivo nel partito). Basterebbero pochi mesi di punizione. In questo modo cadrebbero gli anni di militanza continuativa, strappandogli i galloni di militante più che ventennale perché il conteggio ripartirebbe da zero. Un tratto di penna sul passato che trasformerebbe l’espulsione in una formalità. Con Bossi che non toccherebbe palla. 

Evidentemente, raccontano in via Bellerio, in Lombardia si son fatti prendere la mano pensando di poter fare piazza pulita facilmente . Non è così. E stamattina Flavio Tosi, in Veneto, sarà attentissimo a non ripetere gli stessi errori. Anche se nella sua lista nera non ci sono militanti di lunga data. Il pesce più grosso è Paola Goisis, deputata uscente, che prima di Pontida aveva fatto sapere che i tre pullman in partenza da Padova sarebbero stati zeppi di contestatori. Quando la voce è arrivata a Massimo Bitonci, rivale di Tosi al congresso e capogruppo al Senato, la Goisis e l’altro espulso Santino Bozza, consigliere regionale, sono stati costretti a raggiungere la Bergamasca in auto. Da soli. Anche per questo, Bitonci è accusato dai bossiani di alto tradimento. La sensazione di Maroni è che i fedelissimi del Senatur lo stiano spingendo per fargli rovesciare il tavolo, ma senza «cattivi consiglieri» intorno l’Umberto resterebbe in riga. 

Calendario alla mano, la Lega pensa di buttare fuori i ribelli entro qualche mese. Reguzzoni compreso. Anche se sembra roba da azzeccagarbugli.

 

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Commenti all'articolo

  • pinturicchi

    13 Aprile 2013 - 14:02

    ......Sono state respinte verso nord . Si segnalano residui accampamenti tra il lombardo veneto e il Piemonte .........pare che si sia scatenata una furibonda lotta tribale su chi deve essere il loro condottiero.........fine del bollettino

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