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Il retroscena

La mossa scomposta di Renzi?
Vuole rompere tutto
e andare al voto

Matteo Renzi

Matteo Renzi

 

Il segnale che la faccenda si è fatta serissima lo danno i fedelissimi di Bersani. I quali, contravvenendo all’abitudine di rispondere per le rime a ogni provocazione di Matteo Renzi, nonostante l’attacco pesantissimo sferrato dal rottamatore ieri hanno tenuto il freno a mano tirato. Persino Alessandra Moretti, bersaniana di strettissima osservanza, più di una blanda considerazione circa il fatto che «questo tipo di battibecchi non fanno bene al Pd» non va. La situazione è al limite, e ogni comunicato stampa può trasformarsi nell’incidente di Sarajevo. Nervi saldi e intensità bassa, dunque. 

Anche perché ad alzarla provvede più che bene Renzi. L’uno-due del sindaco contro Anna Finocchiaro e Franco Marini ha causato un mezzo apocalisse nel partito. Il cui risultato pratico è la discesa del gelo polare tra Renzi e due aree di prima grandezza del Pd: i popolari e i dalemiani. I primi, vero oggetto della lettera su cattolicesimo e politica inviata a Repubblica, hanno preso malissimo il cecchinaggio di Franco Marini (la cui candidatura per l’area che raccoglie il grosso degli ex Margherita, è né più né meno che la partita della vita). I popolari, nel derby bianco Prodi-Marini, si erano schierati col secondo e vedersi Renzi che entra a gamba tesa onde spingere il candidato meno gradito è stato più o meno come ricevere una dichiarazione di guerra. Quanto ai dalemiani, la stroncatura della Finocchiaro con la scusa della spesa all’Ikea con la scorta ha mandato su tutte le furie l’area che fa riferimento all’ex premier: dopo giorni di disgelo e riavvicinamento (la visita di D’Alema a Palazzo Vecchio era stata poco meno che clamorosa), questa botta così plateale su una candidatura vicina all’ex presidente del Copasir ha rimesso indietro le lancette dell’orologio a quando D’Alema profetizzava che «Renzi si farà del male» e i sostenitori del rottamatore facevano le foto al camper di Renzi che investiva il tizio mascherato da Baffino.

Quale sia la strategia renziana dietro questa accelerata è difficile da capire. Di certo il sindaco di Firenze ha fretta: il rischio logoramento come effetto di qualsiasi accordo che prolunghi la vita della legislatura è avvertito come massimo, la discesa in campo di Fabrizio Barca in veste di federatore degli antirenziani di ogni latitudine è stata recepita con un certo nervosismo, i sondaggi sono in poppa come mai nella storia e la volubilità dell’elettorato è nota. Insomma, il sindaco di Firenze ha deciso che caldo come adesso il ferro non sarà mai, e la convenienza sta nel non perdere un minuto nel cominciarlo a battere.

L’obiettivo è il voto prima possibile, e per ottenerlo vale tutto. Così, abbandonata quella prudenza magari un po’ tatticista ma di sicuro efficace che tanto gli era venuta in soccorso negli ultimi mesi, Renzi pigia a tavoletta sull’acceleratore. A testimonianza dell’attivismo del sindaco c’è poi la sua ecumenicità: ieri sera, a margine della commemorazione di Pietro Barilla, Renzi ha approfittato della presenza di Silvio Berlusconi per prenderlo, chiudercisi in una stanzetta laterale ed intavolare un colloquio di una ventina di minuti. 

Il problema per Renzi, però, è che questa strategia divide il partito in maniera molto netta e ne spinge più di un’anima, in virtù di riflesso identitario ed istinto di sopravvivenza, a schierarsi contro di lui. Già in condizioni normali, la sfida delle primarie contro Barca sarebbe stata bella combattuta; il rischio che l’accelerata renziana spinga altri dirigenti ed elettori democratici verso altri lidi esiste. E, dato che Renzi rifiuta la cooptazione e vuole necessariamente passare per una piena legittimazione democratica, questo potrebbe risultare un problema. Resta la strada - regolarmente evocata e regolarmente smentita - della scissione: Renzi sbatte la porta, mette in piedi un “Forza Matteo” cercando di disarticolare verso il centro settori di Pd e Pdl il più corposi possibile, si candida alle elezioni e cerca di arrivare a Palazzo Chigi. Vasto programma. (m.g)

 

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Commenti all'articolo

  • spalella

    16 Aprile 2013 - 14:02

    ... e allora Renzi cerca di affossare LOro, cosa che è buona e giusta per la gente che di vecchi e di ladri e di incapaci non ne può proprio più.

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  • sommesso49

    16 Aprile 2013 - 13:01

    Ho l'impressione che ci sia qualcuno che stia pompando Renzi. Qualcuno che gli stia facendo immaginare di essere un grande trottatore. Migliore di Varenne. In conseguenza, il nostro Varenne-Renzi, dai microfoni dell'ippodromo grida e si vanta di ciò, invita gli scommettitori a puntare su di lui, dice di voler vincere tutte le corse in tutte le batterie (forse di pentole). Varenne-Renzi ha dimenticato che appena ha provato a correre in pista ha fatto la figura di Ronzinante. Ma la boria, la supponenza, l'irresponsabilità e la trasversalità umane non hanno confini nè limiti.

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  • LapuLapu

    16 Aprile 2013 - 11:11

    Ha le simpatie dei berluscones, ma è odioso agli elettori di csx. Lui si illude di prendere voti dai berluscones alle elezioni, se mai ci saranno, ma i berluscones voteranno invece berlusconi, come hanno sempre fatto, ideologizzati come sono. Lui invece perderà i voti di sinistra, che andranno verso Grillo o si asterranno. Farà così, come un pollo lesso, il giochetto del cavaliere. E' troppo ingenuo questo ragazzo.

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  • aresfin

    aresfin

    16 Aprile 2013 - 10:10

    In realtà da sempre i Kompagni si sono fatti la guerra internamente (es. Stalin-Molotov e tanti altri casi). Loro credono di essere democratici, ma sono soltanto degli assolutisti, assetati di potere, dei problemi della gente non gliene frega niente. Il caso Bersanov lo dimostra ampiamente! BASTARDI !!!

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