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Affondo definitivo

Virginia Raggi, l'oca del Campidoglio: umilia Roma e se stessa

17 Dicembre 2016

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Virginia Raggi, l'oca del Campidoglio: umilia Roma e se stessa

Per noi romani lo spettacolo è desolante. Da mesi viviamo lo smarrimento della nostra città, la Capitale d' Italia, mortificata, umiliata e ormai allo sbando, senza un governo che si possa chiamare tale. Le strade di Roma sono sporche, abbandonate, i sampietrini di basalto delle nostre piazze, che una volta brillavano, sono divelti, smontati e rubati addirittura, e i marciapiedi sono invasi da mendicanti, venditori abusivi e borseggiatori che spariscono rapidi nei vicoli con il loro bottino, correndo indisturbati tra i ratti e i sacchi di spazzatura.

La neo-sindaca Virginia Raggi, eletta lo scorso giugno con un plebiscito di voti del popolo pentastellato, non solo non si è rivelata all' altezza, ma oggi appare totalmente inadeguata al compito, cosa di cui si è accorta anche la magistratura, che, in assenza di iniziative politiche, interviene come suo solito a gamba tesa e inizia a demolire la sua fragile giunta con gli avvisi di garanzia e gli arresti, e a smantellare un governo che non c' è, evitando così la lunga e penosa agonia della Capitale.

Era già sembrato strano che una grande comunità come quella romana, cinica e disincantata, tollerante e irriverente insieme, avesse espresso la sua volontà popolare su una donna giovane e sconosciuta, senza nessuna empatia con il popolo capitolino, presentata come «una di noi» e forte solo del marchio stellato di Beppe Grillo, fidelizzandosi nella sua scelta, al grido di «onestà onestà», senza rendersi conto di promuovere al Campidoglio un avvocato con scarsa esperienza politica, priva di quella competenza, caparbietà e carattere necessari per governare la città più ingovernabile d' Italia. Il breve percorso di Virginia Raggi è stato segnato fin dall' inizio solo da problemi, da incertezze, da esitazioni, da scelte sbagliate e poi da strenue difese di collaboratori indifendibili, con una luna di miele post-elettorale che non c' è mai stata, sfregiata da quella «partenza con il piede sbagliato» denunciata anche dal Wall Street Journal che ridicolizzava, in un articolo di luglio, la provinciale ascesa del populismo a Roma, umiliando in poche righe la memoria della grandezza della nostra città.

Nervi tesi e lacrime facili - Era già sembrato strano che il Movimento 5 Stelle continuasse a sostenere questo giovane sindaco incerto, emotivamente fragile, sempre sull' orlo di una crisi di nervi, dalle lacrime facili, priva del coraggio spietato che il ruolo impone, come pronta a mollare tutto di fronte ai mucchi di immondizia nelle strade, ai frigoriferi abbandonati sui marciapiedi, al caos dei trasporti, della viabilità, della sicurezza e della corruzione nelle sue stesse stanze, che interviene esitante in consiglio leggendo a cantilena, con tono depresso, testi scritti da altri per lei, da quei funzionari e top manager che via via hanno rassegnato le dimissioni.

Era già sembrato strano leggere sul blog di Beppe Grillo «Virginia non si tocca!» nel tentativo di fermare gli attacchi durissimi al neo-sindaco che arrivavano anche dagli stessi esponenti dei Cinque stelle, come fosse un virus infettante che avrebbe potuto contagiare anche loro e che andava distrutto subito prima della prevedibile epidemia. Eppure Grillo aveva toccato con mano il degrado di Roma cadendo rovinosamente in una delle famose voragini che decorano l' asfalto delle nostre strade, durante la sua manifestazione alla vigilia del referendum, e quel giorno avrebbe dovuto intuire che tutte le ambizioni del suo movimento rischiavano di essere inghiottite non dalle buche di Roma ma dall' immobilismo e dalla paralisi governativa del sindaco più inadeguato d' Italia.

Era già sembrato strano che nessun responsabile del Movimento fosse intervenuto mentre la sindaca perdeva i pezzi, impegnata tra dimissioni e cambi di poltrone, tra nomine ballerine e contestate, tra una serie di addii e di deleghe ritirate, quasi offensive per la dignità del Campidoglio, mentre la città da governare si riempiva di migranti che dormono per strada e nelle stazioni, aumentava il numero dei cortei di protesta, collassava il traffico e negli uffici del Comune entrava la Finanza per ordine della Procura.

Necessaria autocritica - E quindi non ci sembrerà strano se il famoso «cambio di passo» per la nostra amata Capitale, annunciato dal leader grillino, si realizzasse con una autocritica severa, con l' ammissione di aver commesso un grave errore, una scelta poco onorevole per la città del Risorgimento, che ha tante emergenze, molte criticità, ma che, per la sua storia, per la sua importanza e per la sua dignità, ha bisogno di una guida vera, autorevole, ferma e decisa.

Insomma, che ha bisogno di un sindaco che non può essere certamente Virginia Raggi, la quale farebbe bene a dimettersi in tempo, onestamente e con rapidità, prima che sia costretta a farlo ad opera della magistratura, o peggio ad opera del popolo romano, che quando perde la pazienza, rispolvera l' eterno Flaiano e dice: «A Virgì, scànsate, che nun è robba pe te...».

di Melania Rizzoli

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Commenti all'articolo

  • Stamicchia

    02 Gennaio 2017 - 22:10

    Ma l'autrice del pezzo è la deputata del pdl?

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  • vicki50

    17 Dicembre 2016 - 20:08

    I cinque stelle non sanno governare questa è la dimostrazione. Ha resistito il sindaco di Parma, Pizzarotti, forse perché ha scelto i collaboratori giusti o aveva una buona formazione politica. Non si può amministrare un comune come Roma con la pancia ma con la testa. Questo movimento sta bene all'opposizione.

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    • marcello1961

      18 Dicembre 2016 - 21:09

      Quelli che sapevano governare se la sono mangiata Roma!

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  • mab

    17 Dicembre 2016 - 20:08

    Effettivamente sempre con quel sorsetto sulle labbra non è che abbia tanto l'espressione da furba. Il sistema poi di votazioni sul web è demenziale. Certo, peggio dei precedenti non è possibile fare, però questo movimento affonderà presto se continua con questi sistemi astrusi e se non fara' chiarezza sul pensiero circa le orde di extracomunitari che hanno infettato il paese.

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