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La verità di Baffino

Pd, D'Alema: "Non sono io il killer di Prodi"

Massimo D'Alema e Romano Prodi

D'Alema e Prodi

 

Il delitto perfetto. Dopo Matteo Renzi, anche Massimo D'Alema si scrolla dalle spalle la responsabilità di aver fatto fuori Romano Prodi in Parlamento. A dirlo è lo stesso Baffino, in un'intervista a Piazzapulita in onda questa sera, alle 21.10, su La7. La colpa, spiega l'ex premier, è semmai "di chi lo ha candidato in modo francamente assurdo". Qualcuno, subito dopo il voto in Aula che ha stroncato, con 101 franchi tiratori democratici, le speranze del Professore di salire al Quirinale, aveva tirato in ballo proprio gli uomini di D'Alema. "E' una vergogna, una vergogna autentica - risponde secco il leader occulto della sinistra -, chi dice questo è un calunniatore, io lo denuncerò". Qualcuno però, come Claudio Cerasa del Foglio, aggiunge un particolare non da poco: nella notte tra giovedì e venerdì (dopo il siluramento di poche ore prima di Franco Marini), proprio l'ex ministro degli Esteri del secondo governo Prodi pensò di autocandidarsi alle "Quirinarie democratiche". Eppure, la mattina dopo, il segretario Pierluigi Bersani si presentò ai grandi elettori dem del Teatro Capranica con il nome di Prodi in tasca. E D'Alema non l'avrebbe presa bene.

"Scissione? Non ne ho idea" - "Quale regia, di che cosa? Non ho potuto impedire che quindici persone mi votassero. Dietro la sconfitta di Prodi c'è la regia di chi lo ha candidato in un modo francamente assurdo, perché non si può tirare fuori in questo modo la candidatura di Prodi senza una preparazione, senza un'alleanza. Si cercano capri espiatori, per errori politici che sono stati compiuti, in persone che non c'entrano nulla". Al Teatro Capranica, quando Bersani ha proposto il nome di Prodi, i grandi elettori democratici accolsero la scelta con una standing ovation. Calore di facciata, visto quello che è successo poi a Montecitorio. Il problema, secondo D'Alema, è stato però il criterio stesso di scelta del candidato. Marini era l'uomo dell'intesa col Pdl, Prodi era uno schiaffo al centrodestra e una mano tesa al Movimento 5 Stelle senza però troppa convinzione, visto che i grillini procedevano decisi con Rodotà. E i democratici l'hanno presa male. Altro che complotti... "Io, come vede, vado a spasso con il cane, non organizzo complotti, non faccio parte di nessun organismo - aggiunge l'ex segretario -. Scissione nel Pd? Non credo ma non ne ho idea. Guardi, io non faccio parte né dei parlamentari del Pd né degli organismi dirigenti del Pd, non vedo perché lei si rivolga a me". La risposta alla domanda di D'Alema è molto semplice: qualsiasi cosa accada a sinistra, è spesso impossibile non vederci la sua mano e la sua mente.

 

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Commenti all'articolo

  • makisenefrega

    23 Aprile 2013 - 03:03

    La corrente di D'Alema non dispone di 101 voti, quindi mi sembra azzardato puntare il dito solo su di lui. Chiaro, anche loro hanno contribuito, ma secondo me è stata una vendetta della corrente popolare per come è stato trombato il loro candidato Marini. Grazie a tutti loro che ci hanno evitato l'insulso Prodi. Grazie anche a D'Alema che, certo, non è il solo artefice, perché non ha agito solo per vendetta (al solito suo), ma per un forte senso dello Stato tipico dei leader storici della politica italiana... lui ha capito il disastro che avrebbe provocato l'elezione di un personaggio come Prodi il quale avrebbe diviso il paese ulteriormente e reso pericolosamente aspre le contrapposizioni. Quindi grazie D'Alema.

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  • lexisfar

    22 Aprile 2013 - 20:08

    Caro D'Alema,non posso non credere alle tue giustificazioni post-datate. Comunque, se avessi veramente manovrato nel senso di come ti accusano, sappi che hai fatto benissimo.

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  • dulbecco2

    22 Aprile 2013 - 17:05

    è stato il Killer di tutti ha sempre lavorato dalle retrovie movimentando di fili.. che schifo

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  • ramon57

    22 Aprile 2013 - 17:05

    sta facendo effetto nell'hard disk dei PD. Nessuno può far fronte allo stratega targato PDL. Non si diventa ricchi nel mondo dell'imprenditoria se non si ha una mente superiore alla media, e non si diventa in un lampo leader politico di un paese se non si è capaci di muoversi tra i fuochi incrociati di gente navigata a mantenere i propri privilegi. Quindi, Mentre gli altri si affannano a volerlo eliminare con la magistratura, lui piazza il cavallo di troia nel cuore della fortezza PD e li devasta da dentro facendoli esplodere. Chi è il virus? Bene signore e signori, il virus si chiama MATTEO RENZI.

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