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Il discorso del Capo dello Stato

Basta anti-berlusconismo
Napolitano stronca Bersani
E minaccia: riforme o vado via

Monito ai partiti: "Serve collaborazione, nessun paese è governato da una sola forza". Ai grillini: "Sbagliato contrapporre piazza e politica"

Basta anti-berlusconismo
Napolitano stronca Bersani
E minaccia: riforme o vado via

Una bastonata a vent'anni di anti-berlusconismo. E in particolare alla strategia seguita negli ultimi due mesi dal segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, che ha sempre chiuso occhi e orecchie alle ipotesi di un governo di coalizione con il Pdl, nonostante le offerte di collaborazione provenienti dal centrodestra e gli inviti a un'apertura provenienti dall'interno dello stesso Pd. ''Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto -se si preferisce questa espressione- si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni" ha detto il presidente della Repubblica. "Essi indicano tassativamente la necessita' di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese piu' ampie, e cioe' anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilita' istituzionale. D'altronde, non c'e' oggi in Europa nessun Paese di consolidata tradizione democratica -ha concluso Napolitano- governato da un solo partito -nemmeno piu' il Regno Unito- operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da piu' partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti".

Quello di Napolitano è stato un discorso improntato al superamento delle differenze, delle divisioni, delle barriere. "Se troverò le forze politiche ancora sorde sul tema delle riforme (come quella della legge lettorale, ndr), non esiterò ad andarmene". Basta, dunque, parlare di inciucio. Basta demonizzazione dell'avversario, specialità nella quale la sinistra ha eccelso in questi ultimi vent'anni. "A 56 giorni dalle elezioni del 24 e 25 febbraio si deve senza indugio procedere alla formazione dell'esecutivo" ha aggiunto Napolitano. "Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente -ha sottolineato il Capo dello Stato- non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall'articolo 94 della Costituzione: un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorita' e la prospettiva temporale che riterra' opportune".

Poi il Capo dello Stato si è rivolto alle "nuove" forze politiche, con un richiamo al Movimento 5 stelle. Pur non citando il partito di grillo (che aveva fortemente criticato la sua rielezione), Napolitano ha detto di apprezzare "l'impegno con cui ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l'influenza che gli spetta: quella e' la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento''. Poi un riferimento alla rete, che tanta parte ha avuto nelle vicende politiche anche di questi ultimissimi giorni: "Non puo' reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben piu' di un secolo e ovunque i partiti. La Rete - spiega il presidente - fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilita' individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'e' partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del metodo democratico''.

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  • arwen

    23 Aprile 2013 - 11:11

    I due partiti maggioritari nel paese, anche grazie al salvifico intervento di una magistratura, incapace di fare il proprio lavoro degnamente, ma sempre pronta al protagonismo ed al jihad, si sono rifugiati nel muro contro muro, nella trincea ideologica, nel rifiuto del riconoscimento l'uno dell'altro (Anunziata docet)dimenticando che la politica è ben altro. Il risultato di questi anni di lotta intestina, che ha di fatto paralizzato il paese e svuotato i partiti di ogni significato e valore, è Grillo. Il Cav. era ed è il male oscuro, fonte di ogni malvagità, dall'altra parte i comunisti, come se ancora ce ne fossero, sono gli orrori da cancellare. In mezzo un popolo bue che si è fatto guidare come una mandria bruta verso il burrone. Ora che siamo sull'orlo di quel burrone, tutte le incongruenze e gli errori di questi 20 anni di guerra escono allo scoperto, ma i partiti, ormai, sono ridotti a gusci vuoti, incapaci di fare scelte o di indicare soluzioni. Qui occorre un ricambio totale!

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  • PartitoDemagogico

    23 Aprile 2013 - 10:10

    1) quello di bersani che si e' levato dall'impaccio, non gli par vero: da domani verra' ancora a propinarci che loro sono meglio dimenticandosi che in 60gg non sono manco stati capaci di prendere 2 decisioni in croce e 1 compromesso, figuriamoci di governare 5 anni 2) quello dei M5scemi che son riusciti a buttare nel cesso i voti di protesta che la prox volta se ne staranno a casa ("tutti a casa", "PD-L", ... cazzo non sanno nemmeno parlare senza essere il copia-incolla dello psico-beppe)

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  • 19gig50

    23 Aprile 2013 - 10:10

    Da comunista vecchio stampo, di quelli che credevano in un'ideale, il Presidente della Repubblica, ha capito che le nuove leve (nuove si fa per dire) del partito sono degli emeriti imbecilli. Intanto all'interno ci sono anime di diverse fazioni con idee non conciliabili, lo domostra il fatto che quando hanno governato lo hanno fatto per un breve tempo. In quest'ultimo ventennio la loro politica si è basata tutta sull'anti Berlusconismo, sbattendoci sempre la faccia ma, inculcando nella base un odio verso il Cavaliere che ha portato anche a gesti estremi. Oggi, su suggerimento dello stesso Napolitano potrebbero dar vita ad un governo per effettuare alcune riforme necessarie alla risalita economica del paese ma, i punti cardine del loro, stupido, programma prevedono quasi tutte cose studiate per intralciare il cammino politico di Berlusconi. Se non cambia la dirigenza non ci sarà modo di risollevare la Nazione e di questo i cittadini dovranno sapere a chi attribuire la responsabilità.

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  • brunom

    23 Aprile 2013 - 08:08

    che i vari Bersani, D'Alema e altri sono stati discepoli di Napolitano quando i comunisti erano ancora raggrupati nel PCI. Contraporre la piazza alla politica e' sempre il pane del PCI, come pure gli attacchi alle persone, calunnie e offese. Il primo presidente dimissionario e' stato Leone grazie ad una campagna diffamtoria orchestrata dal PCI, anche se adesso lo hanno riabilitato e messo un busto alla camera. Pero' a Napolitano va riconosciuto il merito di buon senso sia pur in ritardo, tanti danni al paese si potevano evitare.

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