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La squadra ai raggi x

Figurine, ex diccì e nanetti
Leggi i ritratti ironici
dei ministri di Letta

Figurine, ex diccì e nanetti
Leggi i ritratti ironici
dei ministri di Letta

 

I ritratti, un po' seri e un po' ironici, dei ministri del governo Letta. A cura di Francesco Borgonovo.

Gaetano Quagliariello - Nato nel ’60, professore universitario, ideologo conservatore del Pdl. Ha creato la fondazione Magna Carta, uno dei pochi baluardi culturali del centrodestra. Incluso tra i saggi voluti da Napolitano con il compito di riformare il Paese, finisce di diritto nel nuovo governo. Non è mai stato tanto in tv come nell’ultimo anno.

Mario Mauro - Classe ’61, ciellino. Secchione del Parlamento europeo di cui è stato vicepresidente (sempre tra i primi per presenze e attivismo), ha lasciato il Pdl per Scelta civica. In effetti il grigio del professore gli si addiceva di più. Eletto  senatore, ora è ministro: voleva una poltrona, ne ha ottenute due. Soddisfatto?

Emma Bonino - Classe ’48, radicale, una vita da combattente anti Casta l’ha resa organica alla Casta. Invisa ai cattolici per gli aborti con pompa da biciclette, è eternamente candidata a ogni  incarico, dal Colle in giù. E puntualmente non lo ottiene. Lo 0,2% della sua lista alle  ultime elezioni viene giustamente premiato con un ministero.

Anna Maria Cancellieri - Nata nel ’43, passa da ministro tecnico degli Interni a Guardasigilli. Nell’esecutivo montiano era il vero uomo delle istituzioni, con grinta prefettizia. Sensibile sul caso di Stefano Cucchi e relative polemiche, non dispiace neppure a sinistra. Roberto Saviano la adora e la voleva al Quirinale. Non le ha portato fortuna.

Fabrizio Saccomanni - Classe ’42, bocconiano (e come no). Entrato alla Banca d’Italia nel ’67 senza più uscirne. Supertecnico se ce n’è uno, tanto per far capire che aria tira. Commento più gettonato quando Letta l’ha nominato: «Almeno non è Giuliano Amato». Gli basta solo non far peggio di lui. Compito gravoso ma non impossibile.

Maria Chiara Carrozza - Classe ’65, pisana come Letta. Neo eletta deputata Pd.  Ingegnere, luminare della robotica, mille incarichi in mezzo mondo. Due volte rettore della Scuola superiore Sant’Anna. Quella presieduta da Giuliano Amato.  Quella che ha frequentato Letta. Quella dove insegna il padre di Letta. Vecchia scuola, insomma.

Flavio Zanonato - Nato nel ’50, sindaco Pd di Padova. Un tempo andava molto di moda nel centrodestra per la battaglia contro la criminalità e il famoso muro anti clandestini. Tipico esempio di democratico nordista inascoltato dal suo partito, dopo l’exploit è tornato in provincia. Sarebbe stata una buona scelta. Cinque anni fa.

Maurizio Lupi - Classe ’59, leva ciellina del Pdl, tre figli, già vicepresidente della Camera.  Cursus honorum di tutto rispetto, passo dopo passo si è guadagnato la poltrona di ministro. E già immaginiamo che i No Tav non l’apprezzeranno gran che. Visto che è un patito di maratone, se quelli non vogliono il treno, può addestrarli a correre.

Nunzia De Girolamo - Nata nel ’75, di Benevento. Da amazzone berlusconiana è divenuta eroina delle larghe intese sposando il collega Pd, vicino a Letta, Francesco Boccia. Ha fatto infuriare i veneti con  un fuorionda tv: «Sono un popolo di contadini», ha detto con un filo di sufficienza. Ora è ministro dell’Agricoltura. Il contrappasso.

Beatrice Lorenzin - Classe ’71, giovane rampante del Pdl ascendente Forza Italia. Dama dai tratti dolci, ha agito da cavaliere lasciando il posto a Francesco Storace nella corsa alla presidenza della Regione Lazio. Per il taglio di capelli e i tratti del viso, la considerano la Meg Ryan di centrodestra. C’è posto (anche) per lei.

Graziano Delrio - Classe 1960, sindaco di Reggio Emilia , il primo dal ’45  a non venire dal Pci (fu Ppi, poi  Margherita). La doppia anima del Pd incarnata: è un cattocomunista perfetto con 9 figli. Medico, docente, renziano un po’ slavato, miracolato. Nel nulla del Pd, sembra qualcuno. E l’hanno mandato a presiedere l’Anci. Da lì, Roma.

Enrico Giovannini - Classe ’57, già presidente dell’Istat.  Noto ai più per aver guidato la commissione che doveva indicare come tagliare gli stipendi dei parlamentari. Dopo settimane di attesa spasmodica da parte del Paese tutto, Giovannini comunicò che i dati raccolti dai  non portavano da nessuna parte. Poi è stato scelto fra i saggi di Napolitano.

Andrea Orlando - Classe ’69, visto che era il responsabile giustizia del Pd è ministro dell’Ambiente. Pare che nel 2010 gli abbiano ritirato la patente perché aveva bevuto un po’. Sfortune che capitano, come quella d’essere bersaniano. Lo ricordiamo per aver sostenuto poco tempo fa «l’impraticabilità di qualunque ipotesi di governo» col Cav.

Massimo Bray - Nato nel ’59, leccese del Pd. Dal 1994 direttore editoriale della Treccani. Di cui è presidente Amato. Direttore della rivista del think thank «Italianieuropei». Di cui  Amato è fondatore con D’Alema. Ha un blog sull’Huffington Post. Si occupa anche di diffondere la Taranta. Se riesce a far peggio di Ornaghi  merita il Nobel.

Carlo Trigilia - Classe 1951, professore universitario del Pd ordinario di sociologia economica. Si è occupato a lungo di Mezzogiorno. Fino a ieri ignoto ai più. Poi si nota che fa parte della fondazione Italianieuropei di Giuliano Amato e Massimo D’Alema. E tutto diventa improvvisamente più chiaro.

Enzo Moavero Milanesi - Nato nel 1954, è l’incarnazione del montismo. Discendente del fondatore della Bocconi, dove ha anche insegnato. Europeista di ferro, è stato capo di gabinetto di Monti quand’era commissario Ue. È stato pure finanziere per due anni. Candidato al Senato con Scelta civica, l’hanno trombato. E ora un bel ministero.

Giampiero D'Alia - Classe 1966, avvocato, figlio d’arte. Il padre Salvatore fu deputato Dc e  Ccd. Anche lui poco noto alle masse, è una specie di nemico pubblico per Beppe Grillo e soci. La sua proposta di legge contro l’apologia di reato a mezzo internet è stata chiamata «ammazza web» e gli ha guadagnato l’astio di mezza rete. Che ora rosica.

Josefa Idem - Classe ’64, eletta al Senato col Pd, già campionessa mondiale e olimpionica di kayak individuale. Speriamo che le braccia abituate a remare l’aiutino a tenere a galla Letta. È nata a Goch, in Germania. Forse abbiamo trovato una che può parlare con la Merkel. O prenderla a pagaiate.

Dario Franceschini - Classe ’58, di Ferrara, ex Ppi ora Pd. Una vita da vice. Prima, fra gli onori, di Veltroni. Poi, in sordina, di Bersani. In mezzo, parentesi di gloria da segretario Pd dopo lo sfascio di Walter. Per essere all’altezza, gli toccò scrivere due romanzi. Per acquisire autorità, si è fatto crescere la barba. Ministro ombra. Di se stesso.

Cécilie Kyenge - Classe ’64, oculista modenese nata in Congo, due figlie. Prima eletta di colore,  voleva portare «il meticciato in Parlamento» e ha organizzato lo sciopero degli stranieri. Ora diventa collega di Zanonato, quello del muro anti immigrati a Padova. Letta  pronuncia il suo cognome alla francese. Lei no. Urge chiarimento.

 

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Commenti all'articolo

  • biemme

    30 Aprile 2013 - 11:11

    chi raccomanda l'impresentabile Bonino? E' sempre nel mezzo anche se non richiesta e non è nessuno. Famosa solo per l'aborto con la pompa da bicicletta (ricordate le foto?)e droga facile per tutti. In un paese normale sarebbe ancora in galera. Noi invece la teniamo nel lusso.

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  • oasis77

    29 Aprile 2013 - 11:11

    Bella la coppia boccia (che sicuramente avrà un incarico visto che è culo e camicia con letta) e la moglie che è diventata ministro.. 2 bei stipendi a fine mese da 50k.. al 5 stelle famiglie intere in comune, qua si decide della vita delle persone a letto tra moglie e marito.. che stupendo questo paese..

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  • thorglobal

    28 Aprile 2013 - 23:11

    Sono pochi.Dovevano farne il doppio con relativo codazzo.

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  • piero1939

    28 Aprile 2013 - 22:10

    con quella costituzione che ci troviamo parlano tutti non hanno potere e nessuno decide definitivamente. semo peso dei coreani

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