Cerca

Il caso Capitale

Roma, Virginia Raggi offre le case popolari ai poveri ma solo se sono rom

1
Virginia Raggi

Chiamatelo, se volete, il piano pro-rom, un favore che il sindaco di Roma Virginia Raggi offre su un piatto d’argento alle popolazioni nomadi. Al tempo stesso, l’ennesimo tradimento a danno dei romani veramente bisognosi.

Ufficialmente il piano è questo: grazie ai fondi europei (3,8 milioni di euro per il solo 2017), come si legge sul sito del Comune di Roma, il Campidoglio garantirà a circa 130 famiglie rom (800 persone) «scolarizzazione, occupazione, salute, abitazione». Più nello specifico: per un massimo di due anni e a chi ne ha diritto sulla base del reddito e della composizione familiare, il Comune offrirà case popolari e un contributo per l’affitto a chi oggi vive nei campi rom. Si partirà - ha spiegato il sindaco - con due campi, La Barbuta e Monachina, che verranno chiusi appunto entro due anni. Poi toccherà agli altri, «fino al completo superamento della logica dei campi». Fin qui l’ufficialità.

Ufficiosamente e sulla base di ciò che è già successo in altre città italiane: i rom riceveranno un tetto, mentre tante famiglie romane stentano a trovare una sistemazione definitiva, ma quel tetto non sarà il loro. La parola magica: subaffitto, o qualcosa del genere. In pratica, le famiglie rom intascheranno il contributo casa e occuperanno l'abitazione. Poi, con calma, gireranno la loro casa ad altri e ritorneranno nei campi rom, ovviamente guadagnandoci sopra. Perché sono nomadi e non amano vivere sotto un tetto stabile. Perché le abitudini (secolari) sono le abitudini e cambiarle nel giro di poco è di fatto impossibile. Perché l’economia rom ruota attorno ai campi e alle roulotte. E perché, anche tra la gente più corretta, inevitabilmente c’è qualche mela marcia che non si farà sfuggire l’occasione per guadagnare un po’ di soldi.

Ma il sindaco Raggi, con l’ottimismo che contraddistingue tutti i neofiti, canta vittoria e dichiara: «Finalmente a Roma saranno superati i campi rom. Fermeremo la mangiatoia che per troppi anni c’è stata sui campi da parte della criminalità e di Mafia Capitale anche». E dimentica (o forse non l’ha mai realmente saputo) che sono circa ottomila i romani senza fissa dimora che albergano nelle stazioni ferroviarie e sotto i portici cittadini e che il 4 per cento della popolazione (centomila persone) vive (sopravvive alla men peggio) sotto la soglia di povertà. Come se non bastasse, causa crisi economica e conseguente disoccupazione, sempre più romani non riescono a pagare l’affitto o le rate del mutuo e finiscono per strada, tanto che, nella triste classifica delle sentenze di sfratto per morosità, il Lazio è al secondo posto in Italia.

Nella sola città di Roma, anno 2015, le sentenze di sfratto sono state 3.030. Ma Rom Sinti e Caminanti, che alla dimora fissa non ci tengono, riceveranno dal Campidoglio un contributo per l’affitto e una casa a questo punto altamente impopolare. Come dire: si dà un’abitazione a chi non la vuole e la si nega a chi ne avrebbe realmente bisogno e da anni non riesce ad ottenerla. Due piccioni con una singola delibera sbagliata. E Laura Baldassarre, assessore alle Politiche Sociali, trova anche il coraggio di dichiarare: i Rom, in accordo con le direttive europee, «potranno usufruire di quello che è previsto per l’abitare per i cittadini romani, uscendo dall’assistenzialismo in un passaggio importantissimo per la legalità». Solo due domande: è l’Europa che non sa cosa succede a Roma e ai romani oppure è l’assessore che crede di vivere e lavorare altrove? E se non è assistenzialismo questo, cos’è l’assistenzialismo? Immaginiamo che il Campidoglio non risponderà: troppo impegnato a sfornare iniziative senza né capo né coda.

di Mattias Mainiero

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • claudioarmc

    02 Giugno 2017 - 23:11

    Vergogna grullina

    Report

    Rispondi

media