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Renzi, contro di me il tiro al piccione
Ma tra cerchio magico e scandali è tutta colpa sua

Matteo Renzi

Matteo Renzi fa la vittima. Dice di sentirsi un piccione nel mirino dei compagni di partito, parla dello sport preferito del Pd di colpire e affondare i rivali. "Signori, conosco il giochino", ha tuonato ieri nella sua newsletter. Fa quasi tenerezza il sindaco di Firenze stretto tra un governo di larghe intese che mal sopporta e un partito, il suo, impegnato a spezzare il capello pur di ostacolare la sua corsa a Palazzo Chigi. I sospetti di un'asse della vecchia guardia contro la sua candidatura, molto diffusi tra i renziani che diserteranno giovedì la riunione dei bersaniani, alla quale invece parteciperanno big come Massimo D'Alema e Dario Franceschini lo agitano e lo fanno straparlare. 

Punta l'indice Matteo Renzi, ma le altre tre dita sono puntate verso se stesso. Anche lui ha le sue colpe: il suo comportamento non è certo limpido come vorrebbe far credere. Innanzitutto non ha ancora deciso se si candiderà alla leadership del Pd eppure continua a tramare contro l'elezione di quanti hanno già deciso di correre per lo scranno più alto di via del Nazzareno. Continua ad attacare le correnti e i capicorrente come se lui non lo fosse con i fedelissimi piazzati nella segreteria e anche nella commissione congresso. E ancora: "Pretendere di cambiare le norme per l'elezione del successore di Epifani solo se giocano a suo vantaggio", come gli rimprovera D'Alema che anche ieri è tornato a puntualizzare: "Se vuole fare il leader del centrosinistra aspetti le primarie per eleggere il candidato del centrosinistra e ci consenta di eleggere il segretario del Pd. Altrimenti rischiamo di eleggere un cattivo segretario". 

Questo a livello di partito. Ma le colpe di Renzi sono anche altre e riguardano soprattutto Firenze la città che amministra con un record di assenteismo: è uno dei sindaci meno presenti d'Italia. Nel 2012 ha partecipato a 8 sedute su 45 e dall'inizio del 2013 a oggi ha presieduto il Consiglio comunale solo 7 volte su 17.  E mentre lui è in altri affari affaccendato la sua città si fa notare per lo "scandalo escort" (un centinaio fra professioniste, studentesse e casalinghe) che ha provocato l'ira della Curia per "l'improvvida voglia di trasgressione" che circola nel capoluogo toscano, con riferimenti anche al gioco d'azzardo e all'aumento del consumo di cocaina. Ma anche per la decisione di 'affittare' Ponte Vecchio alla Ferrari per una festa privata sabato scorso che ha sollevato non poche polemiche. Quello che desta più rabbia, visto che Renzi si riempi la bocca con la parola meritocrazia, è però il cerchio magico che il "rottamatore" ha messo su negli anni. Come racconta l'inchiesta di Brunella Bolloli su Libero è stupefacente la sua capacità di attrazione di una fetta della vecchia sinistra locale, che dal 2009 in poi ha visto in lui la faccia nuova in grado di farla uscire dall’ombra, gli ex democristiani confluiti nella Margherita e poi nel Pd, il mondo dell’associazionismo cattolico e ora, soprattutto, i poteri forti della città. "Tutti sono caduti nella rete di Matteo", allarga le braccia un noto esponente cittadino di centrodestra, "qui a Firenze ha saputo accontentare prima uno e poi l’altro e così, a forza di incarichi e corteggiamenti, il ragazzo si è costruito una bella popolarità. Ma non è che i problemi li ha risolti, intendiamoci. È tutta immagine. È da quando è bambino che studia per arrivare a Palazzo Chigi".  

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