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L'inchiesta, parte 4

Il conto di Renzi ai fiorentini: 670 euro in più a famiglia

Sotto la sua amministrazione sono cresciuti i costi di tutti i servizi: scuole, parcheggi, trasporti e perfino cimiteri

Matteo Renzi

Matteo Renzi

La pedonalizzazione del centro storico di Firenze è uno dei fiori all’occhiello del sindaco Matteo Renzi. Camminare indisturbati tra piazza del Duomo e piazza della Signoria non ha prezzo. Oddio, per chi risiede e lavora in quelle strade dove sono ammessi solo taxi e due ruote un prezzo c’è, eccome: bisogna entrare e uscire da casa in orari prestabiliti e non è che proprio tutti l’abbiano presa benissimo. Il risultato è che alla fine si preferisce mollare l’auto e chiamare il taxi, il che non guasterebbe se le tariffe non fossero aumentate del 20 per cento, se i parcheggi gestiti dalla Firenze parcheggi non fossero  aumentati di cinquanta centesimi e la sosta fuori dalla stazione non fosse salita a un euro. Dal 2009, anno dell’insediamento del sindaco Renzi, si è registrata un’impennata nei servizi comunali. Rette scolastiche, corsi di formazione professionale, Cosap - vale a dire passi carrabili, ristrutturazioni del suolo pubblico, mercati coperti, chioschi, dehors: tariffe lievitate un po’ ovunque con un aumento medio annuo per famiglia pari a 670 euro, mentre alle imprese va anche peggio (5.500 euro di spese in più). A sentire i fiorentini c’è da registrare pure «l’effetto caro-estinto»: più 52% per il servizio di inumazione ed esumazione; prezzo salito del 14% per le lapidi, cresciuto perfino del 12% il posto nei loculi. La Ztl del centro storico ha poi costretto anche gli artigiani che devono fare riparazioni urgenti a sborsare un euro per accedere nel cuore della città, per non parlare del costo dei rifiuti. 

Il sindaco si difende dicendo che rispetto al suo predecessore (Leonardo Domenici) di cose ne ha fatte e tutti parlano di come è rinata Firenze, eppure qualche grattacapo arriva dagli ambienti ecclesiastici. La bacchettata del cardinale Giuseppe Betori ha aperto una ferita. Mai Renzi era stato attaccato frontalmente dall’arcivescovo, mentre già in passato aveva subìto i rimbrotti di monsignor Angiolo Livi storico prelato (99enne) della basilica di San Lorenzo, oltre che di Franco Lucchesi, presidente dell’Opera del Duomo. Livi, prelato d’onore di Sua Santità, nonostante sia alla soglia dei 100, mantiene la fierezza e la tenacia di un giovanotto nel pretendere rispetto per la sua chiesa, in un ex rione di nobili e gente semplice, oggi affollato da una selva di bancarelle. «Renzi? Tutto preso da Roma, solo ogni tanto s’affaccia a Firenze, fa qualcosa e poi scappa via. Io invece gli chiedo solo di mantenere la promessa che ci ha fatto», si è sfogato l’anziano monsignore. Dopo di lui si è fatto sentire anche Lucchesi per dire che piazza Duomo non può essere un suk, serve una riqualificazione del centro, e prima ancora sono giunte critiche dal priore della Basilica di Santa Croce. 

La vox populi è che il primo cittadino sia con la testa già altrove, entro fine luglio dovrà decidere cosa fare del suo futuro: correre per la segreteria del Pd o puntare al secondo mandato a Palazzo Vecchio. «Che siamo noi, la seconda scelta? Firenze non merita questo», si sente dire sempre più spesso tra la gente. Le comunali sono il prossimo anno e qualcuno comincia già a scaldare i motori, ma occorre sapere cosa farà il sindaco uscente. Il centrosinistra attende le sue mosse e il centrodestra idem: la Toscana è rossa, ma in fondo non è detto che la partita debba essere persa già in partenza. La Chiesa conta molto nella città gigliata, per questo il rottamatore ha visto nelle parole dei prelati, Betori in testa, un attacco politico creato ad arte contro di lui. Impensabile per Matteo non godere dell’appoggio delle personalità più in vista di Firenze. Che siano banchieri, imprenditori, magistrati, nobili, e alti porporati appunto. 

Ora, ad esempio, ha tirato fuori un altro dei suoi spot per rilanciare l’immagine del capoluogo toscano: apertura by night del Battistero di San Giovanni Battista, che per tutta l’estate sarà aperto al pubblico, previo acquisto di un biglietto, fino alle 23 nei giorni di giovedì, venerdì e sabato. Non solo. Per evitare sperpero di denaro pubblico, Renzi ha annunciato la creazione di un’unica Fondazione culturale. Bravo. Peccato che l’idea non sia farina del suo sacco, ma l’abbia proposta mesi fa il capogruppo del Pdl in consiglio comunale, Marco Stella. «Che senso ha tenere 44 Fondazioni che dal 2010 ad oggi sono costate alle casse comunali la bellezza di 25 milioni di euro?», chiedeva Stella. In città si contano dieci fondazioni maggiori (tra cui il Maggio Musicale, il Teatro della Pergola, Palazzo Strozzi) e 34 associazioni minori. Per un totale di 63 membri di Cda, 38 revisori e risorse comunali pari appunto a 24.669.510 euro. Meglio, dunque, accorpare in due grandi realtà: una Fondazione Firenze cultura e un’altra Fondazione Firenze Eventi più specializzata in mostre e appuntamenti a livello nazionale ed internazionale. 

Renzi annuncia nuovi progetti per Firenze, scrive sul suo sito snocciolando i punti del programma completati e quelli che i fiorentini attendono ancora, ma intanto pensa a Roma. Attacca i capi-correnti Pd e avverte: «Se fanno il tiro al piccione non ci sto». Uno stop and go continuo, che getta nel panico più i vertici del Nazareno che gli avversari. A marzo ha assicurato che sarebbe rimasto sindaco, poi sul Foglio si è detto pronto a fare il segretario Pd, poi ha dato un’intervista a un noto giornale tedesco con un’altra versione ancora sulle regole. Contraddizioni che non sono sfuggite al centrodestra. Spulciando sul sito www.massimoparisi.info (deputato Pdl) si ricostruisce la Renzi-story dalle primarie a oggi. In attesa delle prossime puntate del Fonzie sull’Arno...

di Brunella Bolloli

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