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L'inchiesta, parte 2

Parenti, amici, società: il cerchio magico di Renzi

Da capo della provincia di Firenze creò e foraggiò la «Florence Multimedia»: alla direzione un fedelissimo, fra i soci il fratello del cognato

Matteo Renzi

Matteo Renzi

In via Cavour, a Firenze, nella vetrina di una nota libreria, sono affiancati due testi che hanno per protagonista Matteo Renzi, ma sono molto diversi tra loro. Uno è l’ultima opera del sindaco enfant prodige del Pd (“Oltre la Rottamazione”, Mondadori); l’altro, appena uscito, “Chi comanda Firenze” (Castelvecchi RX), è scritto dal giornalista fiorentino Duccio Tronci e racconta la metamorfosi e i retroscena della politica toscana attraverso le “imprese” del giovane rampante che si è formato con i boyscout e s’ispira ad Obama. 

Tronci svela il cerchio magico che sta attorno a Renzi, la sua capacità di attrazione di una fetta della vecchia sinistra locale, che dal 2009 in poi ha visto in lui la faccia nuova in grado di farla uscire dall’ombra, gli ex democristiani confluiti nella Margherita e poi nel Pd, il mondo dell’associazionismo cattolico e ora, soprattutto, i poteri forti della città. «Tutti sono caduti nella rete di Matteo», allarga le braccia un noto esponente cittadino di centrodestra, «qui a Firenze ha saputo accontentare prima uno e poi l’altro e così, a forza di incarichi e corteggiamenti, il ragazzo si è costruito una bella popolarità. Ma non è che i problemi li ha risolti, intendiamoci. È tutta immagine. È da quando è bambino che studia per arrivare a Palazzo Chigi».

Tronci lo spiega bene nel capitolo “Tutti gli uomini del golden boy (scout)”. Renzi ha concepito la svolta dopo l’avventura in Provincia, a cui è approdato nel 2004 (a 29 anni) non tramite le primarie, bensì con un accordo fra segreterie di partito: agli ex comunisti il Comune, agli ex Dc la Provincia. L’incarico provinciale serve al giovane presidente per cominciare a farsi conoscere anche fuori dai confini toscani. Inventa una società ad hoc, la  Florence Multimedia, per la sola gestione della comunicazione, nelle cui casse viene riversato un fiume di denaro pubblico (circa un milione di euro l’anno), poi crea l’evento “Il Genio Fiorentino”, per la promozione dell’immagine della Provincia di Firenze, ma anche in questo caso ad essere promossa è soprattutto l’immagine di lui medesimo. La prima edizione (2005) costerà 350mila euro, la seconda 1,6 milioni, la terza oltre 2 milioni di euro (di cui uno alla Florence Multimedia), la quarta edizione 2,7 milioni di euro, di cui 1,1 milioni sempre alla Florence Multimedia, alla cui direzione è stato messo uno degli uomini chiave del cerchio magico renziano: Matteo Spanò, già pezzo grosso dell’Agesci e oggi nominato presidente dell’Associazione Museo dei Ragazzi di Firenze, una delle società partecipate del Comune. Non solo. Spanò è pure socio di una Srl, la Dotmedia, a cui l’ex rottamatore ha affidato consulenze per campagne su Internet e social network. 

Un altro dei soci risponde al nome di Alessandro Conticini, membro anche della Eventi6 Srl (società della famiglia Renzi) nonché fratello di Andrea che è il cognato di Renzi, visto che ne ha sposato la sorella Matilde. Ovviamente, dal 2008 ad oggi la Dotmedia dell’amico Spanò (e del fratello del cognato) è cresciuta molto in termini di fatturato, come tante altre che gravitano attorno all’inquilino di Palazzo Vecchio. Basti pensare che nel 2009, anno della vittoria di “Fonzie” a primo cittadino, Dotmedia ha fatturato 137mila euro, che sono diventate 214 mila nel 2010 e 401mila euro nel 2011. A chi gli ha contestato il giochino delle società con parenti dentro, Matteo ha tagliato corto: «Se il fratello del marito di una delle mie sorelle acquista il 20% di una ditta che lavora con il pubblico, non vedo come possa essere un problema per me».  

Tornando agli anni della Provincia, l’allora presidente Renzi ha speso così tanto con l’operazione Florence Multimedia che la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo, e perfino il ministero del Tesoro ha avviato una verifica su un presunto «irregolare affidamento di servizi per un importo superiore a quello previsto dai relativi contratti di servizio». Pare che anche la procura stia esaminando la situazione, e ci sarebbero almeno 9 milioni di euro di spesa complessiva contestata. A sentire Alessandro Maiorano, dipendente comunale che ha fatto della battaglia anti-Renzi una sorta di crociata personale, ci sarebbe ancora dell’altro che prima o poi verrà fuori: «Perché quelli sono soldi nostri e questi qui ce li vogliono rubare». 

Ma il cerchio magico dell’avversario di Bersani si è ampliato assai da quando è il dominus di piazza della Signoria. Ai vertici delle società partecipate del Comune siedono quasi tutti i fedelissimi: dal portavoce Bruno Cavini, nominato nel Comitato d’indirizzo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze; a Moreno Panchetti, che avrà pure avuto qualche problemino di abuso d’ufficio, ma per il sindaco è ok per fare il presidente del Consiglio di amministrazione della municipalizzata Sas - e poi lo sanno tutti che è stato l’ex allenatore di calcio di Luca Lotti, l’ex capo segreteria di Renzi spedito alla Camera (senza passare dalle primarie) a ingrossare le fila della pattuglia renziana del Pd.

Nel cerchio magico del futuro segretario Pd una figura chiave è poi quella di Marco Carrai, costruttore, coetaneo e amico personale fedelissimo del sindaco, con una formazione negli Usa e un saldo rapporto con Paolo Fresco, ex presidente Fiat e membro del board della General Electric. Carrai, che a Palazzo Vecchio descrivono alla stregua di un assessore ombra al Bilancio, è oggi amministratore delegato di Firenze Parcheggi in quota Mps, ma è soprattutto al vertice di Adf (Aeroporti di Firenze), dove c’è in ballo la partita per la seconda pista, nonché membro del cda dell’Ente Cassa di Risparmio, che dirotta un sacco di soldi ed è azionista di Intesa: da qui i buoni rapporti con l’ex ministro Corrado Passera. Carrai siede in molti altri Cda, tra cui quello del Gabinetto Vieusseux, importante istituzione culturale cittadina, ma anche in quelli dei centri estetici Cla e Beauty Lab o la scuola Holden di Alessandro Baricco, schierato con il rottamatore. In più Carrai rafforza il legame del sindaco con il mondo cattolico, legame a cui l’inquilino di Palazzo Vecchio tiene moltissimo, sebbene negli ultimi tempi i prelati della città siano meno teneri di un tempo con l’illustre fiorentino che guarda ormai altrove.      

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • alejob

    09 Agosto 2014 - 16:04

    Tutti piano piano arrivano al KAPOLINIA, e lui non sarà immune. Con lui cadranno tutte le teste che ha innalzato abusivamente.

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  • lafinedelmondo

    20 Marzo 2014 - 14:02

    "Paghiamo la pensione a Renzi: ci è costato 400mila euro Da quando è nella pubblica amministrazione, senza mai lavorare, il sindaco ha accantonato 3.241 euro al mese. Paga il Comune di Firenze...ossia noi". Visto e considerato ciò che si vocifera tra Renzi e Carrai... non c'è nessuna procura coraggiosa in italia che faccia i raggi X a questo rottamatore che spodesta gli altri per piazzarsi lui?

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