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L'inchiesta, parte 1

Renzi sindaco per corrispondenza e sprecone

«Il nuovo che avanza» nel Pd ha vizi vecchi: nel 2012 è stato presente a 8 sedute su 45, nel 2013 a 7 su 17. E con lui Firenze spende 845mila euro in più all’anno: ecco il volto segreto del rottamatore

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Assenteista in Consiglio comunale, bacchettato dalla Curia e perfino spendaccione: Matteo Renzi sarà pure l’uomo nuovo del Pd, ma al momento è sindaco di Firenze, anche se in città si vede sempre meno e dei 100 punti del programma promessi ne mancano all’appello parecchi. 

Rispetto alla giunta Domenici, che aveva in organico 78 persone, tra impiegati assunti a chiamata a tempo determinato e altri a tempo indeterminato, la giunta attuale è salita a 82 con una spesa stimata attorno agli 845mila euro in più ogni anno. Mentre se si confrontano le delibere e i provvedimenti dirigenziali, fa notare il capogruppo Pdl Marco Stella, le cifre del predecessore superano di gran lunga quelle del giovane rampante che si appresta a scalare il Nazareno: sarà magari per le troppe trasferte nella Capitale e i tour per promuovere il suo libro? Fatto sta che lo scandalo escort lo ha riportato a occuparsi dell’immagine del suo territorio: Matteo è dovuto andare alla radio a dire che dalle sue parti «non c’è bunga-bunga e Firenze non si scandalizza per così poco».

Eppure da tre anni giravano voci di presunti incontri a luci rosse tra avvenenti ragazze in cerca di fortuna ed esponenti di spicco della politica locale. In una delle roccaforti della sinistra italiana il cerchio si è stretto subito e i protagonisti della «Bella vita» (nome scelto ad hoc dagli inquirenti per il corposo fascicolo) si sono visti cambiare destinazione dalla mattina alla sera: un assessore Pd (noto e stimato anche dall’opposizione per la capacità di sbrigare un gran numero di rogne cittadine al posto del sindaco) è garbatamente uscito di scena, un funzionario comunale trasferito ad altra destinazione, mentre infuria il sospetto che ci sia ben altro nel filone d’inchiesta coperto da omissis sul quale la procura mantiene il più stretto riserbo. Per carità: finora niente che già non si sapesse. Tra Palazzo Vecchio, via Giotto e via Capo di Mondo quel gruppetto di amici si divertiva così «e poi che ne sapevamo noi che la Adriana faceva quel lavoro»?

In fin dei conti, sempre il solito tran tran: un sito per incontri, un sms e partiva la festa. Peccato che un bel giorno la donna delle pulizie dell’assessorato alla Mobilità non sia entrata di slancio, con l’aspirapolvere in mano, per rassettare la sala riunioni, e ci abbia trovato dentro il dirigente con la «bella puledrona», non certo a parlare di traffico sul Lungarno. 

Cose così, «maialate», per dirla nella vulgata fiorentina. Ma vai poi a pensare che ci sia dentro qualche pezzo grosso della politica. Gli spifferi di palazzo sono pronti a scommettere su uno che da Firenze ha fatto il salto e oggi siede in Parlamento: personaggio di spicco, se esce il nome sui giornali sono problemi. Per ora ci sono 14 indagati, salvati dalla richiesta di arresto del pm Giuseppe Bianco perché il gip, Antonio Banci, ha scelto la linea più morbida. Si attende il 6 agosto, giorno del Riesame, mentre prendono quota altre due tranche dell’indagine: una sul calcio storico, tradizione molto sentita a Firenze, e uno più politico.  

Renzi non ha preso bene la vicenda: il suo uomo forte in giunta, Massimo Mattei, si è dimesso. Ci sono i motivi di salute, è vero, ma la storia che la bella Adriana, al centro dell’indagine, gli fosse amica e avesse trovato casa nella cooperativa sociale di cui Mattei è stato presidente, non sono passati certo inosservati. 

Per molti fiorentini Mattei, già presidente del consiglio provinciale, sarebbe stato in pole position per diventare il successore di Renzi a Palazzo Vecchio. Specie dopo che l’ex vicesindaco, Dario Nardella, è stato dirottato alla Camera a comporre la pattuglia dei renziani che mettono il fiato sul collo al governo Letta. Se Mattei è costretto a rimanere in panchina, sostituito dall’ex presidente di Ataf  Filippo Bonaccorsi (fratello della deputata renziana Lorenza), avanza per la sfida del prossimo anno la sua attuale numero due, Stefania Saccardi, titolare delle Politiche sociali. 

Ma, a ben guardare, dal 2009 la star di Rignano sull’Arno ne ha persi di pezzi: se n’è andato sbattendo la porta l’assessore al Bilancio, alla Casa e al Patrimonio, Claudio Fantoni. Il quale ha motivato il suo addio polemico spiegando che «la città non può essere al servizio di ambizioni personali». Le dimissioni sono irrevocabili, ha spiegato Fantoni, «con Matteo divergenze insanabili relative alla sicurezza dei conti». 

Via senza rimpianti. E Fantoni non è stato l’unico a dire bye bye Renzi: prima di lui se ne sono andati la responsabile dello Sport Barbara Cavandoli, poi Cristina Scaletti (che è passata in Regione), promosso a migliore incarico Angelo Falchetti (ancora molto vicino al sindaco), poi il responsabile della Cultura Giuliano Da Empoli, fino a Mattei appunto. 

Nel 2011 si è allontanato dal «renzismo» anche il consigliere Tommaso Grassi, eletto nelle fila del gruppo “Spini per Firenze”. È passato al Misto in versione Sinistra e cittadinanza e ora è uno dei più critici con il primo cittadino a cui di recente ha fatto le pulci per la scarsa presenza in Aula. Cifre che hanno solleticato l’interesse anche di Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera, il quale ha appena pubblicato la seconda puntata della sua rubrica “Osservatorio Renzi”, per l’occasione intitolata «Professione poco presente». Il prof  Brunetta ha bacchettato il «Fonzie fiorentino», definendolo «giovin sindaco errante» che, in quanto a presenze in consiglio comunale, «è il peggiore di tutti i primi cittadini delle grandi città», perché nel 2012 avrebbe partecipato a 8 sedute su 45 nel Salone de’ Dugento e dall’inizio del 2013 ad oggi solo 7 volte su 17. 

Assente, secondo Brunetta, anche alla celebrazione della memoria dell’alluvione del ’66. Pare, inoltre, che per l’anniversario della morte di Oriana Fallaci abbia fatto recapitare dal cerimoniale di Palazzo Vecchio un mazzo di fiori al Cimitero degli Allori, ma nulla più. Lo staff del sindaco ha preferito non commentare, e ieri Matteo si è dato un gran daffare a inaugurare tre chilometri di pista ciclabile. Il dubbio di molti è che l’ambizioso Matteo stia già pedalando verso Roma: il conto alla rovescia per il congresso Pd è cominciato.

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • encol

    04 Luglio 2013 - 07:07

    Non è un rottamatore ma sa imbambolare gli stupidi e, purtroppo, di stupidi ce ne sono tanti.

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