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Intervista di Senaldi

La vendetta di Parisi con chi l'ha separato da Berlusconi: "Ecco chi è stato"

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La vendetta di Parisi con chi l'ha separato da Berlusconi: "Ecco chi è stato"

Dottor Parisi, è passato un anno dalla sua discesa in campo per il centrodestra a Milano...
«Un anno divertentissimo. Giro l' Italia, incontro molte persone. Abbiamo costruito dal nulla un nuovo movimento politico presente in tutta Italia, abbiamo lavorato in tanti sul programma di governo. Diverso il discorso sulla qualità di chi fa politica. Non mi aspettavo tanto degrado. Ci sono tanti amministratori locali bravi ma a Roma non ci sono più le competenze. C' è un abisso rispetto a quando 25 anni fa lavoravo alla presidenza del Consiglio».

Sgombriamo i dubbi. Da che ha rotto con Berlusconi lei da che parte sta: è moderato, è di centro, è tornato socialista, flirta con Alfano?
«Moderato è un termine che non mi piace, oggi siamo tutti arrabbiati. Servono cambiamenti radicali.
Sono liberale e popolare, riformista e federalista. Non sono di centro, il termine centro in Italia indica un' attitudine a stare sia di qua che di là. Il nostro compito è rigenerare il centrodestra a fronte del disfacimento della sinistra. E non è corretto dire che ho rotto con Berlusconi. Il mio movimento, Energie per l' Italia, è alternativo ai tre vecchi partiti del centrodestra, che per recuperare i 10 milioni di voti persi ha bisogno di nuove soluzioni, come hanno dimostrato le recenti amministrative, dove gran parte dell' elettorato liberale si è rifugiato nelle liste civiche».

Allarghiamo lo sguardo: il centrodestra come sta?
«Come sempre è maggioranza nell' opinione pubblica. Sento una fortissima voglia d' alternativa a Renzi e alla rissosità della sinistra».

Il centrodestra col proporzionale, che lei sostiene, non avrà mai i numeri per governare.

«Guardi che 25 anni di maggioritario hanno ridotto il Paese sul lastrico. Abbiamo forze politiche di scarsissimo livello, il debito pubblico è cresciuto del 30%, il lavoro non c' è, lo Stato è saltato, i suoi poteri si fanno la guerra tra loro, non c' è sicurezza, l' immigrazione è fuori controllo. Risultato? La metà della popolazione non vota, centrodestra e centrosinistra sono in crisi, M5S è primo partito. C' è tanto lavoro da fare per riprendere la fiducia delle persone».

In politica le analisi le fa chi perde. Come fa a vincere il centrodestra stando così le cose, cioè con le continue liti tra Salvini e Berlusconi per la leadership?

«È incredible che il centrodestra dopo il successo elettorale abbia iniziato a litigare. Per vincere innanzitutto Berlusconi dovrebbe sgombrare il campo da ogni ambiguità su un possibile governo con Renzi dopo le elezioni, sennò gli elettori non capiscono di cosa stiamo parlando.Non bastano le dichiarazioni, bisogna fare seguire i fatti, altrimenti la gente non capisce. Al Senato, ultimamente nel 64% dei casi Forza Italia ha votato con il Pd. Quanto a Salvini, deve assicurare che non farà mai da stampella a Grillo. Poi bisogna trovare un equilibrio interno. È chiaro che al Nord adesso la Lega doppia Forza Italia, ma al Sud non penetra e le Amministrative hanno dimostrato che per vincere il centrodestra dev' essere a guida liberal-popolare, come sempre. Con una guida radicale, si perde».

Perché ha deciso di andare a Piacenza ieri?
«Perché si parlava di programmi di governo. Il centrodestra ha al suo interno sensibilità molto diverse. E credo che sia giusto che la sensibilità liberale si confronti nel merito con quella radicale».

Dopo ieri pensa ancora che il centrodestra si possa presentare unito alle prossime elezioni?
«Sì, se riesce a costruire un' offerta politica chiara che tenga conto dei diversi mondi che rappresenta e se torna a essere forza di governo e non di opposizione. Senza una forte area liberale e popolare il centrodestra non può vincere».

Si è riappacificato con Salvini?
«A Piacenza non ho sentito cose estremiste. Nel centrodestra che ho in testa ci sono Lega e Fratelli d' Italia, con un profilo costruttivo. Penso che servano più soluzioni e meno ruspe. La Lega è cresciuta perché è stato l' unico partito nel centrodestra a rinnovarsi e ad avere il coraggio di denunciare il malessere diffuso, ora però Salvini e Meloni sono a un bivio: o continuano la loro battaglia per l' uscita dall' euro e si condannano a rimanere una forza di protesta e d' opposizione, oppure diventano forza di governo e si concentrano sui temi che uniscono il centrodestra, come quello della flat tax, l' aliquota fiscale unica. Io penso che la proposta dell' Istituto Bruno Leoni sia una buona base di discussione, semplifica il sistema fiscale, riorganizza il modello di welfare e libera risorse per la crescita».

Che cosa divide davvero Berlusconi da Salvini?

«Dal punto di vista politico credo che Salvini abbia avuto posizioni incompatibili con una forza di governo europea. Dopo i recenti risultati elettorali in Francia e in Italia mi sembra che un confronto di merito possa essere proficuo, non capisco perché ci si divida ora. Ai nostri elettori non interessa il confronto per la leadership della coalizone ma la soluzione dei problemi».

Lei è tornato su posizioni berlusconiane. Cosa non ha funzionato tra voi?

«Sono convinto delle idee liberali e popolari. Ci ha divisi il sottobosco, non la politica. Quando mi chiese di aiutarlo a ricostruire il centrodestra, Berlusconi credeva molto nella necessità di un rinnovamento dell' offerta politica. Poi però ci siamo scontrati con resistenze interne molto forti al cambiamento che venivano dai dirigenti forzisti».

Adesso i rapporti con il Cavaliere come sono?
«Buoni da parte mia, ma non ci sentiamo dal 12 novembre scorso, quando a Padova detti la mia visione sul futuro del Paese e dissi che non mi riconoscevo in quello che dicevano Toti, Salvini e la Meloni».

Berlusconi avrebbe dovuto essere contento e riavvicinarsi...
«In effetti con il senno del poi avrebbe dovuto... Ma ho imparato che la politica è molto strana. Spesso gli aspetti personali prevalgono sugli interessi generali».

Il Cavaliere ora è tornato centrale nella politica.

«Certo, lo è sempre stato, in fondo. Gode di un importante consenso personale nel Paese e ha una sua straordinaria capacità di perseguire in modo lucido obiettivi di medio termine, fuori dagli schemi classici della politica. Non si è mai voluto omologare al politichese e la politica non è mai riuscita a fare davvero i conti con lui».

Se Berlusconi la richiamasse?

«No, oggi il mio progetto è rigenerare la politica, darle dignità, pensare al futuro del Paese, riportare al voto le tante persone deluse dal centrodestra e da Renzi. Tutti coloro che speravano e si sono sentiti traditi quando è risultato evidente che la politica non riusciva ad abbassare le tasse, riformare la giustizia, combattere le inefficienze della pubblica amministrazione e premiare chi lavora e chi investe».

Come sta andando Energie per l' Italia che ormai ha dieci mesi?

«Siamo presenti nell' 80% delle province italiane, abbiamo un simbolo, uno statuto e organi collegiali tutti elettivi. Un movimento democratico in cui anche la mia posizione di segretario è contendibile. A settembre presenteremo il nostro programma».

Lei ambisce a fare la quarta casa del centrodestra: ma quanto vale?

«Il potenziale è grande, fino al 15%, ma non bisogna fare politica guardando ai sondaggi. Kohl non ha fatto un sondaggio prima di unire le Germanie, le grandi scelte si fanno con la capacità di visione, la politica deve guidare, chi la fa con i sondaggi segue l' opinione pubblica non guida il Paese verso il futuro».

Il 15% è un' enormità.

«Infatti è solo il potenziale di cui parlano gli analisti. Credo che Energie per l' Italia possa avere un ampio consenso. Poi vedremo il risultato elettorale. Se lavoriamo bene...».

Quindici lei, quindici Forza Italia, quindici Salvini, cinque la Meloni: sta sognando, i voti sono quelli e se si dividono per quattro non si possono poi moltiplicare...
«Fino a qualche settimana fa sembrava Renzi l' unico argine alla vittoria di Grillo. Oggi non è più lui.
La partita è tra il centrodestra e i Cinque Stelle, Berlusconi deve convincersene: non sarà il Pd ma il centrodesta a fermare Grillo».

Come si spiega il successo di Grillo?
«Con la disperazione e la rabbia. M5S è un sintomo della crisi dei partiti. Per fermarlo bisogna avere l' umiltà di capire dove si è sbagliato e dove si è rotto il rapporto tra gli italiani e la politica».

Perché Renzi ha perso popolarità?
«Ha commesso molti errori. Uno tra tutti: ha sposato il tipico atteggiamento ipocrita della sinistra sull' immigrazione, negando il problema, spaccando gli italiani: da una parte i buoni, quelli per l' accoglienza indiscriminata, dall' altra i razzisti, ossia quelli che non ripetono come un mantra che gli extracomunitari sono un' opportunità demografica e di crescita economica».
Adesso però il segretario Pd sta rivedendo le sue posizioni «Sì, nei post. Ma intanto al Senato vuole che i suoi votino la legge sullo ius soli. Legge sbagliata nei tempi e nel merito. Aumenta l' attrazione dell' immigrazione verso l' Italia, che rischia di diventare la sala parto del Mediterraneo. Questa legge spacca il Paese, il tema della cittadinanza andrebbe condiviso con gli italiani, che invece sono contrari. La verità, che tutti sapevamo, è stata portata alla luce dalle parole di Emma Bonino, che ha reso ufficiale che è stata l' Italia a pretendere davanti all' Europa di gestire da sola tutto il traffico di immigrati. Questo perché Renzi ha sottovalutato l' emergenza, barattando in Europa flessibilità sui conti in cambio dell' accoglienza; così aveva la liquidità per le sue mance elettorali e se qualcuno nei comuni protestava per i troppi immigrati, il premier diceva che chi si lamentava non era un vero italiano».

Come mai non si parla più di economia, eppure il debito aumenta e in autunno la manovra dobbiamo farla?

«Perché Padoan ha ottenuto di non fare una manovra dura, dicendo all' Europa che altrimenti vincerebbe Cinquestelle».

Cosa voterà al referendum per l' autonomia fiscale della Lombardia, in ottobre?

«Voterò sì, ormai tutti votano sì, anche Gori. Ma è un referendum consultivo, non si decide. L' autonomia è importante se libera risorse e se riduce le tasse ai lombardi non se aumenta il bilancio della Regione Lombardia».

A proposito di Milano: come si comporta il suo ex rivale, Sala?

«Male. Si occupa del Pd anziché della città, che usa per scalare il partito. La città vive ancora di rendita sul lavoro fatto da Albertini e Moratti. Sala non ha un progetto, non ha neanche una gestione efficiente: dove sono la rigenerazione urbana, la giustizia sociale, la gestione dell' immigrazione, la riduzione della burocrazia? Tra vent' anni pagheremo il prezzo di un' amministrazione che non ha un disegno per il futuro di Milano».

di Pietro Senaldi

Twitter @PSenaldi

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