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Larghe intese da salvare

Ecco perché Napolitano ha aiutato Berlusconi

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Zio e nipote, il premier e il consigliere del Cav, Enrico e Gianni Letta, sono stati i protagonisti della mediazione che, all'ultimo secondo utile, ha salvato il governo delle larghe intese (il cui futuro resta nebuloso e a tratti indecifrabile). Ma il regista delle intense e frenetiche trattative che hanno portato allo slittamento del voto in Giunta elezioni su Silvio Berlusconi è stato Giorgio Napolitano. Telefonate, pressioni, incontri per aiutare il Cav. Poi quel monito, che sembrava rivolto ai vertici di Largo del Nazareno: "Se non teniamo fermi e consolidiamo i pilastri della nostra convivenza nazionale tutto può essere richio".

Serve tempo - Parole precise. E pesanti. Nel giro di pochi minuti, nel pomeriggio di un convulso martedì 10 settembre, lo scenario muta. Il Cavaliere annulla il "consiglio di guerra" con i vertici azzurri previsto per oggi. Inizia a circolare una voce: "Il voto in Giunta slitterà". E il voto, come detto, è slittato. La soluzione, certo, è tutto fuorché definitiva. Il nodo della decadenza è destinato a venire al pettine quanto prima: tra un giorno, una settimana oppure, secondo i più ottimisti del Pdl, tra un mese. Ma l'obiettivo, sia di Napolitano sia di Berlusconi, è dilatare i tempi.

Mai al voto - Il Cavaliere, in questo tempo, riflette su come uscire dalla trappola. Missione quasi impossibile: dimissioni? Marina in campo? Un nuovo gesto di responsabilità? La rottura? Lo scopriremo. Napolitano, in parallelo, in questo lasso di tempo cerca di evitare il crollo delle larghe intese. Re Giorgio, è noto, in caso di crisi potrebbe dimettersi. Non prima però di aver provato a formare una nuova maggioranza. Il Colle ha le idee chiare: causa crisi e causa Porcellum (da cambiare, si spera), ora, le elezioni sono uno scenario da neutralizzare. Nel caso la missione fallisse, Napolitano lascerebbe la scena, ovvero il Quirinale.

Il pallottoliere - L'inquilino del Colle spiega che, considerata la difficile congiuntura economica, la crisi di governo non è sostenibile. Ma non è solo questione di crisi. E nemmeno questione di solo Porcellum. E' anche, infatti, una questione di numeri. Stando ai diversi boatos, stando ai numeri e al pallottoliere, nel caso franasse il "governo di servizio" guidato da Letta ci sarebbero i numeri per un bis del Letta stesso. Berlusconi teme i traditori del Pdl, Grillo quelli dei 5 Stelle e poi altri parlamentari in ordine sparso potrebbero accordare la loro fiducia all'ipotetico esecutivo dei rattoppi.

Botte da orbi - Ma i numeri sono ballerini. I numeri, in quanto numeri, potrebbero anche non esserci, cambiare, scomparire. Troppo alto l'azzardo. Ed è (anche) per questo che Re Giorgio è entrato in scivolata, un tackle tanto disperato quanto efficace per allungare la vita al governo. Oltre ai numeri, poi, ci sono le prospettive che offrono i numeri stessi. Quali? Una su tutte. Nelle "strane" intese (bis) ci sarebbero Pd, pezzi di Pdl e in parte grillini. Possibile tenerli insieme? Difficile, difficilissimo, basti vedere cos'è successo poche ore fa alla Camera: una ridda d'insulti, un triangolo di improperi che aveva ai suoi vertici Laura Boldrini, gli azzurri (con il Pd a dar loro manforte) e i pentastellati, massimi teorici del "tutti ladri, tutti a casa".

Quale futuro? - Il Parlamento: una pentola a pressione piena di chiodi, sul cui coperchio pronto a saltare via s'abbarbica Napolitano. Infine ci sarebbe anche una questione meramente democratica - nel senso di Pd -, ossia il congresso e la guerra fratricida che frantuma il Nazareno in correnti e correntine. C'è una sinistra, una destra, c'è chi vuole il M5S e chi tra i grillini li stuzzica. Un partito in fieri, dunque, con una spiccata tendenza all'autodisintegrazione. Possibile sperare che l'Italia rinasca grazie a loro, oppure grazie a un Pdl che, ad oggi, rischia di restare - anzi resterà - acefalo, orfano del leader Berlusconi? Possibile, ma altrettanto difficile. Così Napolitano, poche ore fa, ha deciso di aiutare Silvio. Ma quel coperchio è sempre pronto a saltare.

di Andrea Tempestini
@antempestini

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    12 Settembre 2013 - 18:06

    Bravo Carletto,finalmente hai scritto una cosa sensata.Quando un cittadino ruba una mela e va in galera e un grande evasore se la scampa vuol dire che La Giustizia (quindi i Magistrati)non funzionano.Se poi in galera non ci va uno che ruba una mela ma un'innocente che non ha fatto niente,si deve prendere il Magistrato e cacciarlo a calci ne culo.Ebbene,in Italia abbiamo una Magistratura che fa schifo,siamo dietro al Burundi,non so se mi spiego.Adesso,questa Magistratura ha condannato Berlusconi.Io vado a leggere la sentenza,la rileggo,la studio,per sicurezza chiamo altri operatori del Diritto è salta fuori che non c'è nessuna prova.Adesso mi devi spiegare come fai ad accettare una condanna del genere.E se fosse successo a te,un caso di malagiustizia?

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  • ciannosecco

    12 Settembre 2013 - 18:06

    Bravo Carletto,finalmente hai scritto una cosa sensata.Quando un cittadino ruba una mela e va in galera e un grande evasore se la scampa vuol dire che La Giustizia (quindi i Magistrati)non funzionano.Se poi in galera non ci va uno che ruba una mela ma un'innocente che non ha fatto niente,si deve prendere il Magistrato e cacciarlo a calci ne culo.Ebbene,in Italia abbiamo una Magistratura che fa schifo,siamo dietro al Burundi,non so se mi spiego.Adesso,questa Magistratura ha condannato Berlusconi.Io vado a leggere la sentenza,la rileggo,la studio,per sicurezza chiamo altri operatori del Diritto è salta fuori che non c'è nessuna prova.Adesso mi devi spiegare come fai ad accettare una condanna del genere.E se fosse successo a te,un caso di malagiustizia?

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  • Renatino1900

    12 Settembre 2013 - 17:05

    "Facci un piacere, resta li, non muoverti." è indubbiamente sbagliato ma: fà il piacere, o fai il piacere, resta li, non muoverti, non è l'indicativo presente, è l'IMPERATIVO! imperativo del verbo fare: fa, fai, fa'; faccia; facciamo; fate; facciano. imperativo del verbo restare: resta; resti; restiamo; restate; restino. ma cos'è l'imperativo? imperativo:" È usato per esprimere esortazioni e si distingue in questo dagli altri modi: se infatti l'indicativo o il condizionale (e normalmente il congiuntivo) vengono generalmente usati per le asserzioni, con l'imperativo si possono formulare divieti, preghiere o consigli in maniera più o meno perentoria" mi pare che in quanto a coniugazione dei verbi anche tu non sia proprio ferratissimo! COMPLIMENTI!...

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  • curcal

    11 Settembre 2013 - 23:11

    intervenire(?)doveva farlo nel processo d'appello:si doveva confermare la richiesta del PM di condanna a tre anni.I giudici han voluto aumentare la condanna a quattro anni,per superare il periodo di condono ma principalmente per far scattare l'interdizione.Fate le vostre deduzioni.L'invito non è rivolto ai sini stroidi,già le conosco.Un povero bananas,rincogl.ecc

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