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Obbligo di silenzio

Berlusconi non va a Porta a Porta. Decisivo il colloquio tra Napolitano e Alfano

Angelino sale al Colle e convince il Cav a rinunciare a Vespa. L'ex premier però si prepara a parlare in Senato: "Mi cacciano? Ci mettano la faccia"

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi

Giuliano Ferrara

Di nuovo c’è che, stavolta, c’è Marina con lui. E fin quando lei è presente, raccontano i bene informati, non ci saranno «strappi», crisi, rotture. Silvio Berlusconi è tornato ieri a Roma, ha abbandonato per qualche giorno l’«esilio» di Arcore. L’intento con cui l’ex premier era tornato nella Capitale, in realtà, era tutt’altro che pacifico: voleva tornare in tv, raccontare a tutti la sua verità. Il Cavaliere ormai fa il conto alla rovescia dei giorni che mancano prima che il Senato si pronunci sulla sua decadenza, delle settimane che lo separano dalla perdita definitiva della libertà. «È pugnace come sempre, non chiederà la grazia, vuole continuare a fare politica e non si farà da parte», assicura un ministro che gli ha parlato. Non andrà in televisione per gridare la sua rabbia, però. Almeno non ora. La sua partecipazione a Porta a Porta di stasera, infatti, è stata annullata all’ultimo minuto. «Si trattava solo di una ipotesi», si è affrettato a chiarire Bruno Vespa. Ma, in realtà, era tutto pronto per il grande ritorno. 

A convincere il Cavaliere a rinunciare al piccolo schermo è stato Angelino Alfano. Il vicepremier, che è anche segretario Pdl, gli ha parlato quando aveva da poco incontrato il Capo dello Stato. Giorgio Napolitano voleva sentire dalla sua voce quali sono le intenzioni del partito e chiesto garanzie sulla tenuta del governo in una fase economica così complicata, in vista di una nuova manovra. Il Colle ha apprezzato l’atteggiamento tenuto sin ora, è il messaggio recapitato. «Ha espresso fortissima preoccupazione per la sua vicenda giudiziaria», riferiscono fonti Pdl. Il Capo dello Stato si è impegnato a farsi carico del problema nelle «forme possibili». Come non è dato sapere. Di certo la soluzione è stata discussa anche nel faccia a faccia che il  Presidente ha avuto, nel pomeriggio, con Guglielmo Epifani, segretario Pd.  Qualcosa si sta muovendo se è vero che ieri il premier, Enrico Letta, è tornato a ventilare l’ipotesi di «una riforma della giustizia civile» e addirittura ha parlato della necessità di «riforme anche nella giustizia penale», seppur puntualizzando che sono cose che «non vanno fatte per risolvere i problemi di Berlusconi». 

Su una cosa il Cavaliere è stato chiaro con tutti - i tanti - interlocutori incrociati ieri: «Non chiederò la grazia». Non adesso, almeno. Nemmeno l’ascoltatissimo avvocato Franco Coppi è riuscito a convincerlo a cambiare idea. Anzi, fedele alla nomea di «leone», che dà il meglio nelle situazioni di difficoltà, l’ex premier ha intenzione di «sfidare» i colleghi senatori a Palazzo Madama, con un discorso che potrebbe pronunciare prima del voto sulla sua decadenza. «Magari non servirà a nulla, ma deve essere chiaro chi vuole farmi fuori e perché», ha spiegato ad un ex ministro. In contemporanea potrebbe mettere in scena uno dei suoi road-show televisivi o, addirittura, nelle piazze, l’ultimo prima del “ritiro forzato”.  Sul suo tavolo c’è un dossier, discusso anche insieme ai figli, sulle varie ipotesi per l’affidamento ai servizi sociali. Berlusconi avrebbe già fatto visita lunedì a una onlus in provincia di Milano, ma, contemporaneamente, avrebbe istruito le pratiche per il cambio di residenza, ha chiesto di poter trasferire il suo domicilio nella Capitale. Qualora la richiesta dovesse venire accolta, dunque, potrebbe scontare la sua pena non troppo lontano dai Palazzi della politica. 

L’altro impegno preso è quello di tornare ad occuparsi del suo partito, di Forza Italia. Marina aveva chiesto alla figlia di visitare la nuova sede del partito, a San Lorenzo in Lucina, inaugurata soltanto qualche giorno fa. Appena si è diffusa la notizia, però, la primogenita di casa Berlusconi è stata costretta a rinunciare: la figlia non vuole saperne di scendere in campo e il padre non vuole che dia adito alle voci in questo senso. Il leader di Forza Italia, ribadisce alle colombe come ai falchi, «sono io». Per dimostrarlo in maniera plastica l’ex premier convocherà per sabato o per l’inizio della settimana prossima i gruppi parlamentari. Il suo ritorno è l’unico antidoto allo scontro - sempre più sotterraneo e duro - tra “falchi” e “colombe” azzurre. Anche di questo si è parlato al vertice coi capigruppo e i coordinatori convocato ieri sera a Palazzo Grazioli, al quale ha voluto essere presente anche Marina. L’ultimo focolaio acceso è quello che riguarda la casella di vicepresidente della Camera dei deputati, posto che era stato promesso a Daniela Santanchè, ma che potrebbe finire a qualcun altro, probabilmente a Simone Baldelli. 

Se l’autodifesa pubblica è rimandata per non causare sussulti al governo, però, il Cavaliere su una cosa è stato nettissimo con Alfano: «Noi non voteremo mai nuove tasse, dobbiamo essere chiari». Nell’accordo di programma che Letta jr sta predisponendo, però, le nuove tasse ci sono eccome. La pistola resta sempre puntata, la guardia alta. Anche se Silvio «non staccherà mai la spina», garantisce una colomba. Perché è convinto che la staccheranno prima gli altri.

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • veneziano49

    26 Settembre 2013 - 00:12

    se date retta a Napolitano...siete dei poveri pistola...è lì con la canna e la carota....ma non l'avete ancora capito? Eppoi dfi Alfano non mi fido,parla ,parla...ma non vuole mollare la cadrega..

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  • vin43

    25 Settembre 2013 - 19:07

    L’azionario1 dell’Alitalia è composto di 22 soci, AIR France – KLM s.a. contribuisce con il 25% gli altri 15 partecipano con capitali di sotto il 5%, 5 soci appena sopra il 5% e solo la Fire Spa del 10,6%. Dall’ottobre 2008 nessuno degli altri 21 ha aumentato la propria quota. A fare il buono e cattivo tempo è stato l’AIR France, è logico che come costume dei capitani industriali italiani (es. Fiat) privatizzi i profitti e pubblicizza le perdite. Da buon italiano quale tu sei non ti dispiace che non avremmo più una compagnia di bandiera? Debiti accumulati dal tempo di «spendi e spandi». Tempi in cui per ogni località turistica era dotata di una serie di personaggi pagati profumatamente e per niente redditizi. Non si è voluta ristrutturare come si doveva con il preciso scopo di svenderla alla Francia. Prodi docet. Svendere sì. Sai qual è stata la quotazione della Telecom? UN solo euro ad azione. Abbiamo solo da vergognarci.

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  • IlBecchino

    25 Settembre 2013 - 18:06

    Ebbene sì, lo ammetto

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  • dxsolodx

    25 Settembre 2013 - 17:05

    d'accordo che lei è abituato a vivere con i morti,infatti voi non potete pensare nè parlare nè scrivere se non quello che il partito vi obbliga a pensare dire e scrivere,ma voi cari sinistronzetti state tremando perchè dopo la pena alle toghe per la sentenza di Belpietro avete una paura blu che le toghe vengano penalizzate anche per Berlusconi questa è la verità

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