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La crisi fa comodo al Pd:
così copre le sue rogne

Dal congresso alle primarie, il partito di Epifani è spaccato su tutto. L'unico punto di tenuta? Cancellare dalla politica il Cavaliere

La crisi fa comodo al Pd:
così copre le sue rogne

Se c’è uno a cui fanno bene queste folate di crisi, è il Pd. In un sol colpo è riuscito a spazzare sotto il tappeto i cocci di un partito in frantumi e a rilucidare la scheda elettorale sperando che si torni subito al voto. Il governo Letta rantola? Tutta salute per i democratici, che dopo aver buttato due giornate intere, venerdì e sabato, a cercare la quadra sulle regole all’Assemblea nazionale, nel giro di un’ora ieri hanno trovato e votato l’accordo in Direzione, riunita al Nazareno al cospetto del segretario, Guglielmo Epifani, apocalittico sulle larghe intese, e di Matteo Renzi, entrato dal retro, seduto come al solito in fondo alla platea e sgattaiolato via senza dire una parola. Il Pd usa così l’escalation innescata dal Pdl per mettere una toppa su propri strappi. Pronti, però, a risquarciarsi se il governo cadesse ora, trasformando le primarie per la segreteria in primarie per la premiership. E aprire il derby tra Renzi e Letta. Chi si sente più sulla graticola, al momento, nel Pd, è la delegazione governativa, che ieri si è riunita, prima del Consiglio dei ministri, giungendo alla conclusione che «non si può proseguire senza un chiarimento definitivo e vero». Questa la linea decisa da Franceschini, Kyenge, Carrozza, Zanonato, Orlano e Delrio, che temono di diventare il vaso di coccio tra un partito che scalpita per tornare alle urne e un governo al collasso. Non mancano dunque i mal di pancia nel centrosinistra. 

Ma unità doveva essere e unità è stata. Almeno per un giorno. Mai occasione fu più propizia dell’Aventino minacciato dal Pdl per distogliere i riflettori dalla guerra tra bande esplosa all’Assemblea, dove il Pd non ha dato una bella immagine di sé. Deporre le armi è diventato, quindi, oltre che necessario, conveniente per tutti. Così, il regolamento in Direzione è stato votato in quattro e quattr’otto e all’unanimità (un solo astenuto). Poi, si è passati al dossier della crisi del governo. Un pericolo che trova più sensibili i renziani: gli unici, paradossalmente, a fare gli scongiuri perché l’esecutivo regga, temendo che bersaniani, popolari e lettiani facciano saltare il congresso. Ipotesi impossibile, apparentemente. Le primarie restano, infatti, fissate l’8 dicembre ed entro l’11 ottobre dovranno essere presentate le candidature. L’avvio della fase congressuale ha determinato un avvicendamento ai vertici dell’Unità: Claudio Sardo cede la direzione al suo vice, Luca Landò, che rimarrà in carica fino all’8 dicembre.

 

Epifani ha rilanciato dal pulpito del Nazareno l’ultimatum del Pd al premier. «Il governo ha una via obbligata: Letta deve aprire in Parlamento un chiarimento risolutivo», ha sottolineato il segretario, stigmatizzando le dimissioni di massa annunciate dal Pdl: «Una pugnalata alle spalle dell’Italia che lavora». Troppo «per pensare a un semplice tagliando al governo». Epifani esige dal premier «una verifica che dovrà essere seria e coinvolgere tutte le scadenze che sulla carta attendono l’esecutivo». La «parlamentarizzazione della crisi», il segretario ieri è andato a reclamarla personalmente a Letta prima che salisse al Colle. «Questa volta non si può mediare, serve un sì o un no su un programma vincolante, altrimenti tanto vale tornare al voto». Epifani a Palazzo Chigi ha usato toni ancora più duri contro il Pdl di quelli spesi in direzione, riferiscono fonti vicine alla segreteria del Pd: «A questo punto non credo se ne possa uscire con l’ennesimo falso giro di valzer», ha avvertito Epifani. E ha spronato Letta a tenere una posizione intransigente verso il Pdl nell’eventuale richiesta di fiducia alle Camera, suggerendogli di imporre agli alleati la proposta di Fassina di evitare l’aumento dell’Iva rivedendo l’Imu da far pagare sulle case di lusso. Ma se le larghe intese saltano, il Pd ha le sue gatte da pelare. Dovrà cercare un candidato premier. Da statuto dovrebbe essere il segretario. Ma Epifani ieri ha rinnovato l’appello a un gentlemen’s agreement tra gli avversari affinché, una volta eletto, il vincitore si impegni a far tenere comunque primarie aperte a più candidati. Cuperlo ha detto sì. Renzi, secondo i suoi, non dirà di no, visto che a suo tempo lui stesso ottenne una deroga per sfidare Bersani. 

di Barbara Romano

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Commenti all'articolo

  • esasperata49

    28 Settembre 2013 - 20:08

    Caspita ha sempre quella smorfia di "io stò sopra a tutti". Ha l'aria di uno che essendo sempre stato nei sindacati non ha mai avuto il problema di come arrivare al 27.

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  • blu521

    28 Settembre 2013 - 19:07

    Che avevate capito bananas!

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  • babbone

    28 Settembre 2013 - 18:06

    segue: il punto è che son sempre con quel ditino ad indicare a mo di professorini e non riescono nemmeno a fare la "o" con il bicchiere.

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  • blu521

    28 Settembre 2013 - 15:03

    Il nano delinquente è andato. Chi se ne frega del pd

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