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Alessandra Ghisleri: "Il 50% degli italiani sogna l'autonomia"

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Alessandra Ghisleri

«Quasi metà degli italiani vuole l’autonomia, anche se non sa di preciso quale autonomia...». La deliziosamente tignosa Alessandra Ghisleri - di formazione oceanografa paloentologa - sta alla politica italiana come l’Oracolo di Delfi sta all’ansia degli efori spartani alla vigilia della guerra.

I sondaggi della sua Euromedia Research sono gli unici in Italia - dati alla mano - a non aver mai sbagliato un colpo. Mai. Salvini l’osserva in tralice, Renzi la teme, Grillo la rispetta. Berlusconi, come il re Leonida, tende a consultarla ogni volta che deve piazzare i suoi alle sue personali Termopili.

Dottoressa Ghisleri si avvicina il referendum consultivo (22 ottobre) per l’autonomia di Veneto e Lombardia. Come sta orientando i suoi sondaggi, in merito?
«Il referendum è molto più “sentito” dalla popolazione del Veneto dove diventa quasi un puntiglio, una questione ideologica, rispetto a quella della Lombardia».

Ok, questo lo so. I veneti la prendono sul personale.
«Ma il vantaggio di questo referendum è che tocca un fronte trasversale che comprende anche amministratori della sinistra, veda Gori».

Ok anche su questo...
«Ma noi, per sfizio di ricercatore, abbiamo provato a fare una simulazione, estendendo questa consultazione popolare anche alle altre regioni d’Italia (scorporando, naturalmente, le due coinvolte). E il risultato, onestamente, mi ha spiazzato: il 46,3% delle regioni italiane è per l’autonomia, il 28,8% risponde “non so”; soltanto il 24,9% è contrario. E tenga conto che il 28,8% è indeciso, ma probabilmente sarebbe propenso per il “sì” se fosse meglio informato».

Cioè, secondo lei, nonoostante l’enorme battage, la gente non ha ancora capito bene le prerogative autonomiste che richiamano al 3° comma dell’articolo 116 della Costituzione?
«Perché, lei, così su due piedi, se le ricorda?»

Ehm. Io ricordo che il 116 rimanda al terzo comma dell’art.117. Ma onestamente, così, tutte, su due piedi...
«Ecco, appunto. Se non le sa lei che è un addetto ai lavori, si figuri il cittadino comune a cui nessuno ha spiegato davvero, punto per punto a cosa andrebbe incontro. Inoltre, molti elettori hanno paura che questo voto venga strumentalizzato politicamente. In pratica, il referendum, per molta parte degli italiani diventa uno specchio delle loro paure o dei loro desideri».

In che senso?
«È implicito che chi va a votare vota a favore, non tanto sui contenuti (che, appunto, poco conosce), ma sui propri “desideri dei contenuti”».

Torniamo al 46,3% , quasi metà degli italiani che vorrebbe l’autonomia. Come avete diviso, nel dettaglio, i presunti elettori?
«Attraverso Sir, il nostro sistema di monitoraggio, abbiamo diviso l’Italia in quattro macroaree. E, nel dettaglio i risultati sono i seguenti: Centro: 45,5% a favore, 27,4% indeciso (non so), 27,1% contrario; Sud-isole 38% favorevole, 35% non so, 27% no; Piemonte-Liguria 43% sì, 37,2% non so, 19,8% no; Trentino-Friuli-Emilia Romagna 62% sì, 14% non so, 24% no».

Ma il Friuli ha già l’autonomia.
«Forse ne vuole di più, chissà...»

Lei mi dà un quadro che, così com’è, farebbe la gioia di Salvini. A proposito , come è quotata la ascesa del leader leghista verso il premierato? Il suo rapporto altalenante con Berlusconi incide sui sondaggi del centrodestra?
«Il centrodestra vive una situazione molto speciale. Dentro litigano ma c’è una solidità di fondo. Il fatto che Salvini abbandoni l’idea della Lega al Nord e ricerchi consensi allargati al Sud per fare il premier; o che cambi perfino i colori della Lega, dal verde al blu di Forza Italia: tutto questo rende l’impressione di un riposizionamento sulla scena di Silvio Berlusconi».

E ti pareva.
«Berlusconi, mai come in questo momento, gode di buona fama. Se la batte, nel grado di fiducia della gente, con Salvini: entrambi sono al 28-29% di popolarità personale contro il 14-15% del proprio partito di appartenenza».

E lei non ha fatto in tempo a rilevare il selfie di Silvio con Boy George...
«Non ho fatto in tempo. Ma la sua strategia mediatica dà i suoi frutti. E gli elementi a favore del leader di Forza Italia c’è, a parte la perenne lite a sinistra (che aiuta molto), il fatto che si sia trovato invischiato in avvenimenti che potevano accadere a tutti, anche agli avversari».

Si riferisce alle inchieste giudiziarie che spaziano da destra a sinistra?
«Non solo. Ma anche agli elementi politici su cui Silvio Berlusconi ha avuto, alla fine, l’ultima parola: la strana santificazione di Emmanuel Macron europeista ma per piacere della Francia; i parallelismi Silvio/Trump, rivelatisi inesistenti; il ritorno del tema delle Pmi da lui sempre cavalcato. Insomma, molti detrattori si sono ricreduti».

L’opposto di quello che sta accadendo al Movimento Cinque Stelle, ad occhio. I militanti come hanno vissuto le primarie che hanno designato Luigi Di Maio?
«Le primarie non hanno fatto bene all’unità granitica del Movimento. Il coté molto politico non è piaciuto molto all’elettorato; è stata un’iniziativa - diciamo - nebulosa, dato che di fatto non c’erano altri leader forti che si presentavano, Di Maio a parte. Il Movimento, per questa sfiducia diffusa, ha perso lo 0,8%, quasi un punto, in una settimana: ora è al 26,7%, tallonato dal Pd al 26%».

Per gli altri partiti non è lo stesso? Voglio dire, alti e bassi, a seconda delle sciocchezze fatte o dette dai leader...
«Ma mentre per i partiti tradizionali (ad eccezione di quelli più radicali a sinistra, tipo Mdp) la dialettica interna è normale, qui la proclamazione di Di Maio è stata fatta con “metodo non più condivisibile”, secondo il 30% degli intervistati; alcuni si sono espressi con “queste Primarie sono una farsa” (22%) . E solo il 5% condivide del tutto il metodo. Certo, poi il 68% sta con Grillo... Ma il M5S non è più un blocco unico e inscalfibile».

E il Pd?
«Il Pd vive una continua lacerazione, statisticamente, appunto, resta molto vicino, come bacino di voti in proiezione ai Cinque Stelle. La cosa curiosa è che, mentre il partito perde appeal, la fiducia nel premier Paolo Gentiloni cresce, ora sta al 29-30%, mentre Renzi, per dire, rimane al 23-25%».

La sfiancante legge elettorale andrà in porto? Per gli italiani è davvero così determinante?
«È un grande punto interrogativo. Non hanno ancora definito i collegi proporzionali. Eppoi sulla carta non è che vada bene a tutti, alcuni esponenti di Forza Italia la ritengono un errore (cfr. Gianni Letta); al M5S va bene correre da solo, il Pd litiga a sinistra, Ap non ci sta. E la gente la percepisce come una casa indirizzata dai politici verso se stessi. La gente pensa al lavoro, alle bollette, alla sicurezza, al Pil che cresce ma non si vede»

Quanto incideranno le elezioni sicule nella politica nazionale? Saranno davvero un laboratorio politico come credono molti?
«Non credo affatto. Gli unici per i quali il voto siciliano potrebbe essere determinante tra i loro elettori a livello governativo possono essere quelli dell’area di centro. E tra gli indecisi - cioè chi, in pratica, non va a votare - soltanto uno su quattro pensa che la politica possa rinascere da Palermo…».

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • soter66

    26 Settembre 2017 - 19:07

    Quando l'economia va male ,quando nonfunzionala giustiziacivile penale quando si è oppressi dalla burocrazia ,in italia gli italiani cominciano a sognare ,l'autonomia ,come se questa risolvesse ogni problema.Io invece sogno che cambiamo noi italiani

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  • satanik

    26 Settembre 2017 - 14:02

    Valentino Milani - "SENSA SI E SENSA MA AVERE AUTONOMIA COME IL TRENTINO" anche per me che sono un cretino.

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