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Lotte interne

Il Pdl alla conta: voto per voto, Alfano rischia di perdere il partito

Il segretario ha il pallino in Parlamento, ma nelle regioni-chiave rischia di perdere il confronto coi lealisti

Angelino Alfano

Angelino Alfano

Falchi e colombe sono diventate grandi: adesso la "guerra" interna al Popolo delle Libertà è tutta tra lealisti e alfaniani. In Parlamento Angelino Alfano ha il pallino del gioco, ma i lealisti di Raffaele Fitto puntano a far pesare il loro consenso sul territorio. Il potere si costruisce scheda su scheda e, guardando la cartina dell'Italia, pare che in vantaggio ci siano proprio i lealisti. Le regioni dove si decide la partita sono cinque (Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia e Puglia) e qui si fonda il consenso azzurro anche perché proprio dalle ultime due - Sicilia e Puglia - arrivano i due giovani leader, Alfano e Fitto.  

Puglia - Il feudo di Fitto è la Puglia. Lui, nato a Maglie e già giovanissimo governatore, nel tacco d'Italia ha tutti i suoi fedelissimi. Nonostante abbiano subito l'ascesa di Nichi Vendola e Michele Emiliano, i fittiani a febbraio hanno sbancato: 600mila voti, sia alla Camera che al Senato, e Pd staccato di oltre 10 punti percentuali. Non c'è stata partita e Fitto ha potuto portare in Parlamento uomini a lui vicinissimi che, ora, hanno voglia di far vedere i muscoli non solo alla sinistra, ma anche a tutti i "nemici" interni. 

Siclia - Speculare alla Puglia fittiana è l'isola siciliana. Lì il Pdl ha raccolto, in media, il 26% dei consensi (al Senato poco meno di 600mila, come in Puglia), ma Alfano non ha, da solo, tutte le carte in mano. Sull'isola, infatti, bazzicano diversi leader azzurri e tra tutti Marcello Dell'Utri, Gianfranco Micciché e Stefania Prestigiacomo che sul territorio voti ne hanno a pacchi e che sono fedelmente lealisti. Alfano potrà, sì, contare su Giuseppe Castiglione, ma non riuscirebbe a pareggiare, appunto, il potere fittiano in Puglia.    

Campania - Dove i due nuovi punti di riferimento non sono di casa le cose si fanno interessanti. In Campania gli azzurri a febbraio hanno preso (al Senato) poco meno di 800mila voti, una valanga. Trenta percento e banchetti di festa ai quali si sono seduti, però, quasi solo lealisti: Mara Carfagna, Francesco Nitto Palma e Luigi Cesaro. Di alfaniani pochi e per il segretario sarà difficile far sentire la sua voce tra Napoli e Salerno. 

Lazio - Nella regione di Roma si pareggia, ma di voti da spartire ce ne sono pochini. Uno degli alfaniani più convinti è Andrea Augello che ha storia di militanza lunga alle sue spalle e può contare su un buon pacchetto di voti. Poi ci sono Fabrizio Cicchitto, Beatrice Lorenzin e Eugenia Roccella: nomi importanti con consenso, ma che dovranno vedersela con altri colossi della politica. Maurizio Gasparri e Renata Polverini, su tutti, saranno, sempre e comunque, dalla parte di Silvio. La Polverini, ex sindacalista e governatrice, può giocarsela alla grande nel conto delle schede anche perché ne bastano poche per essere determinanti: a febbraio, complice lo scandalo che ha spiazzato via la giunta di centrodestra in regione, il Pdl ha racimolato 700mila voti e appena il 23,31% al Senato. Poco, visti i leader in campo, e male per Alfano che nei pressi di Roma ha ottimi uomini da far giocare (ci vive anche Gaetano Quagliariello che, però, politicamente è abruzzese). 

Lombardia - La Madoninna ha sempre sorriso a Berlusconi e continuerà a farlo se Silvio dovesse fare la sua scelta definitiva; per ora è indecisa. Qui di berlusconiani e di consensi ce ne sono tanti: gli azzurri hanno preso più di un milione di voti (meno del Pd) ma la coalizione ha sbancato superando il 37% al Senato. Molti degli eletti sono fedeli al leader storico: Maria Stella Gelmini e Mario Mantovani sono i più rappresentativi e quest'ultimo spaventa tutti con le quasi 13mila preferenze personali raccolte durante le regionali che hanno incoronato Roberto Maroni. Ha consenso Mantovani, è conosciuto ed ha seguito; come Maurizio Lupi che però è alfaniano. Lui conta sul Cl e ha dalla sua anche Roberto Formigoni che è stato uno dei primi a schierarsi con il segretario. In Lombardia, insomma, la partita sembra essere ancora aperta ed anzi è il campo di battaglia decisivo: Angelino farà di tutto per vincerla perché questa potrebbe essere la sua ultima chanche. 

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