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Il primo round

Rosatellum, il governo chiede cinque fiducie sulla riforma elettorale: decisivi i verdiniani

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Rosatellum, il governo chiede cinque fiducie sulla riforma elettorale: decisivi i verdiniani

Il Rosatellum bis supera la prova delle cinque votazioni di fiducia consecutive nell’Aula del Senato. Il voto definitivo, che trasformerà la riforma elettorale in legge, è atteso nella mattinata di domani. Regge il patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega, a cui si aggiungono i voti favorevoli dei verdiniani che, almeno in una delle cinque votazioni di fiducia, risultano essere determinanti per assicurare il numero legale e quindi la legittimità della votazione.

Nettamente contrari, invece, M5S, Mdp, Sinistra italiana, che votano no alle fiducie solo in occasione della seconda "chiama", una volta verificato che il numero legale fosse assicurato e quindi che la loro presenza in Aula non aiutasse la maggioranza. Le tre forze di opposizione, poi, lasciano l’Aula durante l’unico voto senza fiducia, sull’articolo 5. Mentre scorrono le votazioni, i 5 Stelle manifestano in piazza del Pantheon, alla presenza di Beppe Grillo.

Il Rosatellum bis è una sorta di Mattarellum "rovesciato", un mix tra maggioritario e proporzionale ma dove la quota di proporzionale la fa da padrona: 64% di listini plurinominali a fronte del 36% di collegi uninominali. La soglia si sbarramento sia per la Camera che per il Senato è al 3% a livello nazionale per le liste, mentre è del 10%, sempre a livello nazionale, per le coalizioni. Ci sarà un’unica scheda e non viene concesso il voto disgiunto. C’è la quota di genere (60-40) e la possibilità di un massimo di cinque pluricandidature nei listini proporzionali, ma anche la possibilità per un candidato di presentarsi sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali. Infine, non c’è l’indicazione del ’capò della coalizione - ovvero del candidato premier - ma è prevista l’indicazione del ’capò della singola forza politica, non c’è l’obbligo per la coalizione di presentare un programma comune.

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Commenti all'articolo

  • timpidigunti

    26 Ottobre 2017 - 08:08

    Ma se il 50% del proporzionale al 15 %,detratto del 18 % a livello regionale,quindi al 33 % più il premio di maggioranza al 17 %, scorporato del 24 % ( per l'aliquota iva al 22 % )aggiunta all'irpef che incide al 16 % che, (chiaramente che deve essere equiparata al 32 % dell'inflazione meno le detrazioni fiscali che variano tra il 35 % un massimo del 55 %), allora il 100 % della gente quando vota?

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    • Karl Oscar

      26 Ottobre 2017 - 20:08

      il risultato ci riporta alla legge del menga,ormai in auge dai qualche anno.La soluzione è solo una....immagina !

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