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Grasso: "Raptus e amore disperato parole sbagliate"

23 Novembre 2017

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Grasso: "Raptus e amore disperato parole sbagliate"

Roma, 23 nov. (AdnKronos) - "Tutto ciò che limita una donna nella sua identità e libertà è una violenza di genere. Quello che desta ancor più allarme è che per ogni storia di cui abbiamo notizia ce ne sono molte altre dove il dolore e la violenza vengono avvolti dal silenzio, dalla vergogna, dall’impunità". Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, nell'intervento in apertura del seminario, presso la Sala Capitolare della Sapienza, sul tema 'Fermare la violenza contro le donne. Insieme si può fare'.

Grasso ha affermato che "denunciare una violenza non è facile, c’è la drammatica tentazione di rimuovere interamente quanto accaduto, di non parlarne per colpa degli effetti pubblici e sociali di una denuncia, che spesso sono a carico più delle vittime che dei carnefici. Anche i più recenti casi di cronaca confermano infatti che davanti ad una denuncia non scatta una unanime solidarietà: le parole di una donna, le sue azioni, vengono soppesate quasi a cercare una giustificazione della violenza subita o, peggio ancora, una colpa o addirittura una convenienza nel tacere o nel denunciare dopo tempo".

"Bisogna lavorare moltissimo su questo aspetto - ha sottolineato la seconda carica dello Stato - creare le condizioni perché ciascuna ragazza o donna che sia stata maltrattata, offesa, molestata venga aiutata e sostenuta, non criminalizzata. I media possono fare molto per cambiare le cose, soprattutto nel modo attraverso il quale raccontano queste vicende così delicate".

"La vita, la morte, il dolore di queste donne - ha detto Grasso - è enorme e drammaticamente reale: ci vuole rispetto della complessità delle situazioni e della terribile sofferenza subita. Spesso quando si raccontano questi fatti si usano parole sbagliate: 'amore disperato', 'raptus di gelosia', 'ha ucciso l’amore della sua vita', si finisce quasi per ammantare queste storie di un romanticismo esasperato che non c’è: sono atti violenti, chi li commette è un criminale e non un povero innamorato ferito o non corrisposto".

"Stiamo abbandonando una cultura che prevedeva ruoli fissi e immutabili, ma nel profondo ci sono ancora degli stereotipi e delle gabbie che vanno sradicati - ha rimarcato - Liberarci da questi pregiudizi è un lavoro lungo, che ci coinvolge tutti e che investe principalmente gli uomini. Dobbiamo sentirci tutti partecipi di questo cambiamento, come uomini ma anche come padri, nonni, fratelli, amici. Passare dalla cultura del possesso a quella del rispetto, come prima cosa".

"Della violenza sulle donne - ha aggiunto - non devono dunque parlare 'anche' gli uomini ma 'soprattutto' gli uomini. Troppo a lungo si è sbagliato approccio: per anni abbiamo lasciato le donne da sole a combattere questa battaglia di civiltà. Per questo, personalmente, sostengo da tempo con convinzione la campagna internazionale 'he for she' e quella lanciata dalla 27esima ora, 'da uomo a uomo'".

"Per questo - ha ricordato Grasso - ho chiesto 'scusa' a nome degli uomini al Tg1, e dal tono dei messaggi ricevuti - molti uomini mi hanno scritto facendomi notare che non avevano fatto nulla di male, non capendo il senso delle mie parole - mi sono convinto con ancor più forza che solo se noi uomini saremo capaci di cambiare allora le cose cambieranno".

"Le istituzioni - ha quindi affermato Grasso - hanno i loro doveri, le loro responsabilità, c’è molto da fare. Ci sono segnali incoraggianti, alcuni di essi compiuti proprio in questa legislatura; c’è il prezioso lavoro che svolge la Commissione, del quale ringrazio ogni suo componente. Le leggi ci sono, e sono anche molto dure: semmai c’è un problema di tempestività e coordinamento, ma le cose stanno cambiando, in meglio, molto in fretta".

E "c’è lo straordinario lavoro che carabinieri, magistrati, forze di polizia, medici, psicologi fanno ogni giorno per sventare decine di altre situazioni. È soprattutto grazie a loro se il numero degli episodi di violenza di genere sta diminuendo in questi anni; a loro bisogna riconoscere una dedizione e un impegno eccezionali, per cui bisogna ringraziarli. Sul tema degli orfani di femminicidio - ha concluso - assicuro il mio impegno per una rapida calendarizzazione".

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