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L'inchiesta

Stadio della Roma, "Renzi non conta nulla". Il tariffario di Parnasi: ecco a chi dava i soldi

16 Giugno 2018

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Luca Parnasi

«No, voglio dire... Però io queste cose ve le devo dire, no? O vi scandalizzo?». È il 9 gennaio 2018 e Luca Parnasi sta parlando con i suoi collaboratori più stretti. Non sa di essere intercettato dai carabinieri e premette: «Tra un po’ ci sono le elezioni, bisogna parlare con franchezza...». L’imprenditore, erede di un impero nel settore delle costruzioni, l’uomo che avrebbe dovuto realizzare il nuovo stadio della Roma per conto della società giallorossa e con il placet del Comune a guida M5S, si lascia andare nel suo ufficio e spiega a Gianluca Talone (anche lui arrestato nella medesima inchiesta): «Senti, io c’ho una lista... di tutti i partiti politici». «Aspé, aspé io te ne dovevo parlare...», replica l’altro.

È la lista di Parnasi: soldi per finanziare la campagna elettorale di vari esponenti politici dal Lazio alla Milano di Beppe Sala (50mila euro come prestito personale), quattrini elargiti senza troppe distinzioni a destra, sinistra e Cinquestelle, perché «perché pure a loro gliel’ho dovuti dare, eh». Alla segretaria Elisa, il costruttore fa annotare: «Allora, ascoltami, segnami questi nominativi... Ferro, Minnucci, Agostini. Scrivi Ferro cinque, Minnucci cinque, Agostini quindici, Mancini 10, Polverini 10. E ancora Giro 5; Ciocchetti 10, Buonasorte 5». Ovviamente si tratta di migliaia di euro, come quando Parnasi e i suoi parlano di «tavoli», nel senso di elettorali. Finanziamenti leciti, per carità, e dichiarati, aiutini per la campagna, cene mirate a fare conoscere (e votare) i candidati, a cui però neppure i paladini dell’onestà disdegnavano di partecipare. La donna segna i destinatari dei bonifici che il titolare di Eurnova, la società che ha acquistato l’area di Tor di Valle e deve realizzare per l’As Roma lo stadio, preferirebbe far fare alla madre.

MEGLIO SE FA MAMMA
Il 7 febbraio scorso, infatti, l’immobiliarista convoca uno dei fedelissimi per prevedere i pagamenti: «Io non voglio essere presente, esattamente l’opposto, io meno sono presente meglio è, per questo dicevo che in alcuni casi proprio perché mia mamma fa di cognome Mangosi, al candidato che c’ho da dargli 5mila euro, lo faccio fà a mamma e si perde nel rivolo delle cinquecento persone… là dove devo fare 250. Non ti mando niente, ma dobbiamo stare pronti, da lunedì c’ho l’assalto alla baionetta».

Nelle carte dell’inchiesta “Rinascimento” il sistema Parnasi è più volte documentato, ci sono anche le elargizioni ad una onlus riconducibile alla Lega e poi ci sono «i 25mila euro alla Pixie Social Media di Adriano Palozzi, che ieri è stato interrogato in procura. E ancora: Con Forza Italia c’hai parlato? Sì. Fratelli d’Italia?». L’interlocutore risponde: «Già fatto. Domani ho un incontro con il Pd...».

Ma con Parnasi il livello sale, cambiano i protagonisti della politica, tanto è vero che, dopo la cena con il leghista Giorgetti, il costruttore romano è euforico e annuncia: «Il governo lo sto à fare io».

Con i suoi interlocutori l’imprenditore esalta «un governo Lega-M5s» e striglia una collaboratrice: «Tu davvero volevi rivederti su al governo uno come Renzi, che stava lì?». «No! Tra l’altro adesso non c’abbiamo un tema...cioé facciamo...che ha vinto la Lega», si legge in una intercettazione tra Parnasi e un suo sodale. La svolta è quando il titolare di Eurnova entra in contatto con l’avvocato Luca Alfredo Lanzalone, da lui soprannominato «Mister Wolf» perché risolve i problemi. Lanzalone è il tecnico prestato alla politica, spedito a Roma da Grillo e Casaleggio per risolvere la grana dello stadio su cui il Movimento Cinquestelle, all’inizio, non è d’accordo. Il primo assessore all’Urbanistica della giunta Raggi, l’architetto Paolo Berdini, infatti non è d’accordo. Troppe cubature, troppe colate di cemento. Nelle conversazioni intercettate, e agli atti dell’inchiesta, l’assessore (che poi lascerà l’incarico in polemica con il cerchio magico della sindaca) viene definito senza mezzi termini «un cacacazzi». Oggi Berdini dice: questa indagine è peggio di Mafia Capitale perché «pare proprio che stavolta sia tutta la città e il suo destino a essere stata consegnata nelle mani del malaffare».

DI MAIO IN DIFFICOLTÀ
Sono centrali i Cinquestelle, con il Campidoglio ancora una volta devastato da una situazione che non sembra distante dagli scandali che hanno caratterizzato le gestioni precedenti. Se alcuni politici si sono fatti finanziare, in modo trasparente, la campagna elettorale, altri che potevano avere a che fare con il progetto di Tor Di Valle secondo i pm sono stati foraggiati dal costruttore in modo illecito. E sono, oltre ai due consiglieri regionali di Pd e Fi, esponenti locali dei Cinquestelle. Hanno beneficiato di fatture false, favori personali, rifacimento del lungomare di Ostia dove il capogruppo in Comune ha il suo bacino di voti. Parnasi avrebbe oliato tali esponenti locali per ottenere in cambio il superamento degli ostacoli al suo progetto. Che ne sarà ora del nuovo stadio? Virginia Raggi e il dg della Roma Mauro Baldissoni si sono affrettati a spiegare che «c’è la volontà di andare avanti dopo una attività di investigazione». Ma prosegue anche l’inchiesta con nuovi indagati e il vertice del Movimento in difficoltà. Luigi Di Maio, che si fidava di Lanzalone il quale era diventato amico di Parnasi, non ne esce benissimo perché Lanzalone è arrivato in Campidoglio tramite lui e i suoi fedelissimi Bonafede e Fraccaro. E c’è malumore tra gli ortodossi. Le opposizioni vogliono che il M5S riferisca in aula.

di Brunella Bolloli

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