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Il caso

Pd, "Giorni bugiardi": il libro che racconta la fine di Bersani e Prodi

Chiara Geloni e Stefano Di Traglia escono in libreria con "Giorni bugiardi" un manuale dei veleni sui giorni che affossarono Pier e riportarono Re Giorgio al Colle

Bersani e D'Alema

Bersani e D'Alema

"Un complotto tra Massimo D'Alema e Matteo Renzi per togliere di mezzo Pier Luigi Bersani". In queste poche parole c'è tutto il Partito democratico ferito con un segretario sempre più solo di quel marzo 2013 in cui i dem dopo il voto cervanao disperatamente di mettere in piedi un governo con i grillini. Trattative frenetiche per formare un governo ed eleggere il presidente della Repubblica. Questi ed altri retroscena emergono da Giorni bugiardi, il nuovo libro scritto da Stefano Di Traglia e Chiara Geloni. Al centro del libro ci sono i mesi decisivi tra le primarie dell’autunno 2012 e la nascita del governo Letta che avrebbe detto in quei giorni ai suoi: "Sono stato a Pisa dai miei la scorsa settimana, mia madre mi ha detto: 'Fate di tutto ma il governo con Berlusconi no". Poi arriva il capitolo sul Quirinale e la rielezione di Giorgio Napolitano. In quella corsa verso il Colle non entrò D'Alema ("nessuno lo propone mai, nessuno pronuncia il suo nome") ma l'ex premier è sospettato di essersi accordato con Matteo Renzi per "togliere di mezzo Bersani", affossando Romano Prodi, anche se Di Traglia e Geloni ammettono di non averne le prove.

"I franchi tiratori"
- È convinzione comune di chi conosce la composizione dei gruppi parlamentari che in nessun modo sia possibile raggiungere la cifra di 101 o più grandi elettori dissenzienti, senza includere nel conteggio i 41 renziani che alla prima votazione avevano rifiutato di votare Marini e avevano scelto (dichiarandolo pubblicamente) Sergio Chiamparino", hanno scritto. Poi si arriva anche alle profezie di D'Alema su Bersani: "Arriverai terzo alle primarie". E invece Pier arrivò primo. D’Alema, nel frattempo, premeva su Bersani perché i grandi elettori del centrosinistra decidessero in una sorta di primarie la candidatura comune al Quirinale. Bersani gli rispose: va bene, "ma io dico per chi voto", cioè per Prodi. Allora, si chiedono gli autori, "perché i dalemiani non chiesero il voto segreto nell’assemblea che acclamò Prodi? Perché alzarono la mano a favore di Prodi quando Bersani chiese che ci fosse almeno un voto palese?". Già perchè...? Ancora una volta l’unanimità si rivelò una trappola per il segretario.

 

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    06 Ottobre 2014 - 10:10

    Prima Yussuf Bin D'Alemah e il piazzista di pignatte e casserole uniti contro il Tabaccaio Piacentino.Adesso Il Tabaccaio Piacentino unito con Yussuf Bin D'Alemah contro il venditore di pignatte ed affini...Che casino.Meglio chiudere la sede dal Pci/pds/ds/pd/sd ed aprire uno vero e proprio con la Rosita Nazionale a fare la madre badessa.

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  • tizi04

    04 Novembre 2013 - 20:08

    questi erano morti che camminavano, burattini del lider max che se li era giocati come voleva. Questa ra la classica carne da macello mandata in prima linea, poi visto il flop li ha bruciati sparandogli alle spalle. E' un classico copione della sinistra, cosi' come Cuperlo, se riesce a superare renzi e a vincere le elezioni allora va bene altrimenti sara' stata un altra pedina del lider max bruciata. Troppo scontato. Cosi' come renzi non ha nessuna probabilita' di vincere le primarie, a meno che si separi dal PD. E' troppo incontrollabile dal lider max, e' uno che ogni tanto pensa con la sua testa e questo e' contro le regole del PD (sono o non sono comunisti ?)

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  • sotnaile38

    04 Novembre 2013 - 15:03

    E' evidente che renziani e dalemiani abbiano i numeri per arrivare ai 101 traditori. La naturalezza con cui raccontano balle in tv i giovani rampolli intorno al sindaco toscano, fa sì che i timori sul loro tradimento siano fondati. Il sospetto che alcuni siano stati anche premiati con cadreghe è forte.

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