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Circolano strane voci...

Pdl, i lealisti: "Dai pm pronto un attacco su Verdini"

Denis Verdini

Denis Verdini

L’allarme non riguarda il numero delle firme in vista del Consiglio nazionale. «Sono seicentoquarantacinque sicure», garantiscono. Il problema di Raffaele Fitto e dei suoi è che, a detta loro, Angelino Alfano e i ministri hanno cominciato a «giocare sporco». Li accusano di avere già convinto un centinaio di membri del Consiglio nazionale a firmare il documento predisposto da Silvio Berlusconi e, contemporaneamente, anche il loro.  In secondo luogo sono sospettati di «manovre» finalizzate ad indebolirli in vista della conta. 

I «lealisti», che si sono riuniti anche ieri per discutere sul da farsi, sono preoccupati per alcune  «strane voci» che hanno cominciato a girare dentro il Palazzo, di un intervento a gamba tesa della magistratura. «Sento strane voci di un’escalation giudiziaria da qui al Consiglio nazionale del partito, che appare troppo puntuale per rappresentare un caso fortuito», rivela per prima Mariastella Gelmini. La vicecapogruppo a Montecitorio, solitamente molto cauta, stavolta scende nei dettagli: «Sarà solo un caso ma in Sardegna, a fronte di un’inchiesta che coinvolge tutto il Consiglio regionale, sono finiti in carcere esclusivamente due consiglieri del Pdl; in Campania è toccata la stessa sorte ad un altro consigliere, sempre del Pdl». Il riferimento è a due fatti di cronaca noti. Meno noto il fatto che i consiglieri sardi Mario Diana e Carlo Sanjust arrestati mercoledì e quello campano finito dietro le sbarre ieri perché accusato di nomine e appalti pilotati in una Asl di Caserta, Angelo Polverino, sono tutti «lealisti». 

Erano impegnati nella raccolta delle firme sul documento dell’ufficio di presidenza pidiellino proprio nei giorni antecedenti al loro arresto. «Non vorremmo che certa magistratura voglia mettere naso e becco nelle vicende di un partito, cercando di condizionarne l’attività in un momento così delicato per la sua vita e i suoi assetti interni», insinua l’ex ministro dell’Istruzione. Che mette le mani avanti: «Se mai dovesse succedere, siamo certi che tutti saremo pronti a denunciare in modo chiaro e netto l’ennesima invasione di campo di precisi settori della magistratura...». Nessuno ci speculi, è il messaggio rivolto ai compagni di partito dell’altra fazione. L’allarme di Gelmini è stato immediatamente rilanciato da Stefania Prestigiacomo e Debora Bergamini, entrambe «lealiste». «C’è da riflettere», scrive su Twitter l’ex ministro dell’Ambiente. Ma, sottolinea la capogruppo pidiellina in commissione Esteri, «una intrusione sarebbe impensabile, inaccettabile e irricevibile».  Il loro collega deputato Luca D’Alessandro sospetta che ci sia dell’altro: «Ucci ucci, sento odor di dossierucci...», cinguetta tra il serio e il faceto. 

Difficile dire in cosa possa consistere l’ escalation che si aspettano i «lealisti» in vista del Consiglio Nazionale. Alcuni deputati azzardano una ipotesi shock, cioè che da Napoli o da qualche altra Procura stia per arrivare un «colpo» a Denis Verdini. Verdini non è soltanto coordinatore del Pdl e fedelissimo del Cavaliere, ma, in questa fase tormentata della vita del suo partito, è anche l’uomo che sta organizzando la raccolta di firme per conto dell’ex premier in vista del Consiglio nazionale, il nemico numero uno del vicepremier e ministro dell’Interno. Tutto può succedere. 

Di certo Fitto e i suoi non hanno intenzione di cedere nemmeno un millimetro. E a Roberto Formigoni che propone il voto segreto al Consiglio nazionale sulla proposta di tornare a Forza Italia rispondono in coro Renato Brunetta, Altero Matteoli e Mara Carfagna: «Non esiste, le decisioni politiche si prendono a viso aperto». Se da un lato i «lealisti» apprezzano la frenata di alcuni «alfaniani» che sembrano intenzionati a ricucire, come i ministri Maurizio Lupi e Nunzia De Girolamo, i toni tra le due «fazioni» restano asprissimi. Lo dimostra lo scambio tra l’ex sottosegretario (falco) Michaela Biancofiore e l’attuale sottosegretario (alfaniano) Jole Santelli. «Fate tornare Angelino alla “casa del padre”, del quale ha sperperato tutto il patrimonio politico», accusa la prima. «Datti una calmata!», risponde la seconda.

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    11 Novembre 2013 - 12:12

    E non venga a dire che è atto politico. Altrimenti ci mettiamo tutti a rubare e poi protestiamo perché 'i giudici hanno studiato alle Frattocchie'' Scuola Berlusconiana !!

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  • imahfu

    11 Novembre 2013 - 12:12

    Verdini. Ci ha pensato Bankitalia, anni fa a fare un'ispezione nella banca di >Verdini e ha trovato di che mettersi le mani nei capelli Che debba dare spiegazioni alla Giustizia, lo si sa da tempo ma finché gli si da' corda (come a Scajola), tutto ridiventa '' accxa a orologeria''. Abbiamo ascoltato anche l'intercettazione della Santanché che chiede un milione per la sua azienda..a Verdini.

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  • agosman

    11 Novembre 2013 - 09:09

    Una volta liquidato Berlusconi toccherà agli altri. In un partito come il PDL dove tutti sono lì dove sono grazie al placet del Capo e non per i loro meriti o le loro capacità, è ovvio che ci sia qualcuno che conosce segreti e retroscena inconfessabili di quelli più chiacchierati e marci. E' nella natura delle cose. Se sei onesto non hai da temere niente e diventa arduo perfino alle menti diabolichè tessere una trama malvagia a danno di un pericoloso antagonista. Ma sappiamo cosa è il PDL e non da oggi. Alle scorse elezioni è stato operato un lavoro di pulizia purtroppo solo di facciata e nel setaccio sono passati solo gli impresentabili in assoluto mentre altri impresentabili sono rimasti al loro posto. E badate bene che l'impresentabilità non ha a che fare solo con l'onestà degli atti ma anche con l'onestà del pensiero. E in questo senso ci sono impresentabili sia tra i cd lealisti che tra i cd governativi. Si tratta solo di fare una pulizia profonda, cui non sopravviverebbe Verdini.

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  • numetutelare

    10 Novembre 2013 - 08:08

    Non sarebbe nuova la stortura tutta italiana che la giustizia abbia i bersagli precostituiti e siccome le "colombe" stanno col governo, perché non dare un aiutino a quella parte? In fondo il nemico del mio nemico alla fine é mio amico. Quanto al Fatto Quotidiano, sembra il giornale fascista del partito comunista.

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