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Ingaggiata l'ex deputata Pd

Letta arruola la Concia: 50mila euro per i diritti dei gay

Enrico Letta

Enrico Letta

L’ultimo contratto ha la data del 21 ottobre 2013. Secondo le regole di palazzo Chigi la presidenza del Consiglio dei ministri guidata da Enrico Letta ha fatto anche un regolare bando di gara. Tema: «Incarico per la realizzazione di una ricerca relativa alle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza di genere e di ogni forma di discriminazione nel mondo dello sport anche in relazione al protocollo di intesa stipulato fra il ministro per le Pari Opportunità e il Coni dell’11 giugno 2013». Nel bando non ci sono molti altri particolari, ma nella sostanza si tratta di fornire a palazzo Chigi una bella ricerca sulle discriminazioni di genere all’interno del mondo sportivo, per fare conoscere a Letta le dimensioni di eventuali fenomeni di discriminazioni in base agli orientamenti sessuali di ciascuno. 

Inutile dire che non si tratta di discriminazione di un sesso verso l’altro, perché il settore femminile e maschile dello sport italiano sono consolidati da tempo e non c’è particolare interesse ad indagare. Il tema è invece quello della discriminazione nei confronti di atleti o aspiranti atleti omosessuali, lesbiche o transgender  nello sport italiano. 

Non si sa quanto corposa debba essere la ricerca, ma si conosce quanto viene pagata: 39.900 euro netti, a cui va aggiunta l’Iva al 22%, per un totale quindi di 48.678 euro. Al bando si è presentato un solo soggetto. Che naturalmente ha vinto. Così il 21 ottobre scorso il capo del dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio dei ministri, il consigliere Ermenegilda Siniscalchi ha inviato la lettera di incarico al vincitore, chiedendo di controfirmare un «contratto per prestazioni di carattere intellettuale», vista «la rilevante e comprovata esperienza in materia da ella maturata, di cui al curriculum vitae». 

Il vincitore del bando si chiama Anna Paola Concia. È un ex deputato del Pd, eletta alla Camera in Puglia nel 2008. In parlamento ci sarebbe ancora se gli elettori non l’avessero clamorosamente bocciata in Abruzzo nelle elezioni del febbraio 2013, battuta sia da Stefania Pezzopane (eletta) che da Franco Marini (primo escluso). 

Che abbia una lunga esperienza in tema di diritti di genere, è sicuro: la Concia è la portavoce ufficiale del tavolo LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) del Partito democratico, ed è stata anche la prima parlamentare italiana a dichiararsi apertamente lesbica e a battagliare pure alla Camera perché fosse riconosciuta l’assistenza sanitaria alla sua convivente. Ma come spesso capita in queste occasioni, l’idea di affidare una commessa pubblica a un ex parlamentare battuto alle elezioni più che scelta professionale ha il sapore di una riparazione con soldi pubblici fatta dal potente di turno, ed è inevitabilmente destinata a suscitare polemiche. 

Letta, che sicuramente apprezza la Concia, può difendersi sostenendo che da quando è in carica il suo esecutivo ha avuto una attenzione speciale verso il mondo Lgbt, e che non è certo questa l’unica commessa fornita dalla presidenza del Consiglio. Il 15 maggio scorso fra i primi atti del governo c’è stata infatti la decisione di affidare all’Arcigay un incarico pagato 20.484,09 euro per «realizzare iniziative di sensibilizzazione e contrasto ad ogni forma di pregiudizio e discriminazione». L’occasione istituzionale era quella della giornata contro l’Omofobia calendarizzata per il 17 maggio. Ma la commessa ha il sapore di un puro finanziamento di simpatia, perché la lettera di incarico all’Arcigay per realizzare quelle iniziative porta la data del 15 maggio. Anche ad essere geniali, sembra difficile in due soli giorni pensare e subito realizzare una campagna di “sensibilizzazione”.  

Il 21 maggio sempre la presidenza del Consiglio dei ministri ha fatto qualcosina di più che dare il patrocinio al gay pride che si sarebbe tenuto a Palermo il 23 giugno. Ha firmato un contratto con l’Associazione Palermo Pride per «l’organizzazione dell’iniziativa di sensibilizzazione e contrasto ad ogni forma di pregiudizio e discriminazione in occasione del Palermo Pride». Costo previsto (e poi effettivamente pagato): 19.800 euro, compresa l’Iva che ammontava a 3.436,36 euro. Sempre per il Palermo Pride Letta ha pagato 3.857,24 euro alla Alias srl di Palermo per «il progetto grafico e l’allestimento della sala» dove si sarebbe tenuto il convegno di apertura della manifestazione. Il 28 maggio invece la presidenza del Consiglio ha firmato un contratto da 24.750 euro con il Gay center/Gay help line per la «costituzione e l’avvio di un laboratorio interculturale sulla tematica «Rifugiati e immigrati Lgbt», in occasione della Giornata del Rifugiato, in calendario per il 20 giugno. Qui almeno c’era quasi un mese di tempo per pensare e realizzare qualcosa che valesse quella cifra...

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • nebokid

    15 Novembre 2013 - 09:09

    Ma perchè non torna a fare la parrucchiera che e un lavoro più consono a la sua persona invece di parassitare attorno alla mangiatoia per ex parlamentari?

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  • numetutelare

    15 Novembre 2013 - 08:08

    Vista che comunque romperebbe in qualunque posizione la si infilasse, se serve a levarcela di torno, sacrifichiamo a Saffo e dimentichiamola.

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  • gregio52

    14 Novembre 2013 - 18:06

    QUESTO PAESE NON CAMBIERA' MAI !!!!! Le poltrone sono sempre in mano ai soliti compagni di merenda, qualsiasi sia il colore. A questi l'importante è crearsi posti di lavoro tra di loro con i soldi nostri. Qualcuno dice che per salvarsi bisogna scappare, io direi l'opposto rimanere ma in profonda e forte contrapposizione a questo sistema marcio.

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  • fslm-milano

    14 Novembre 2013 - 18:06

    Sono soldi benedetti. questa moralista da strapazzo.

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