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Un partito già diviso

Forza Italia, si ripropone lo scontro falchi e colombe

Gelmini, Carfagna, Nitto Palma e Bondi

Gelmini, Carfagna, Nitto Palma e Bondi

Meno di una settimana, e Silvio Berlusconi verrà cacciato dal Senato. Il giorno della fucilazione è fissato per mercoledì 27 novembre. Il Partito democratico non vuole slittare nemmeno di un minuto. A quel punto Forza Italia uscirà dalla maggioranza che regge le larghe intese. Un passaggio che, in verità, potrebbe avvenire anche un giorno prima, martedì 26, in occasionde del voto di fiducia alla contestata legge di Stabilità. Così, in attesa della decadenza, i forzisti si raccolgono attorno al Cavaliere, che potrebbe intervenire in aula prima del voto con un discorso, dicono, dai toni durissimi. 

Partito tripartito - Tutti uniti, dunque, nel nome e in difesa del capo? No, neppure per idea. Se, ovvio, il partito si ricompatta per difendere un leader sul punto di essere giustiziato (politicamente), la scissione non ha portato pace in Forza Italia, dove si sta già riproponendo un aspro scontro tra due (anzi, facciamo tre) anime del partito. Da un lato i "falchi" e dall'altro i "moderati", quelli che prima della scissione cercavano di ricomporre lo strappo. I falchi, ora, accusano: siete stati troppo dialoganti e comprensivi con chi ci ha poi abbandonato.

Chi impallina chi - Una guerra di posizione, ma anche e soprattutto di poltrone. I neo-falchi portano sul banco degli imputati in primis Paolo Romani, ex mediatore, che era in prima fila per assumere il ruolo di capogruppo pro-tempore al Senato. Pecccato però che quando ieri, giovedì 21 novembre, il partito si è riunito per decidere sulla sua nomina sono volati gli stracci. A sparare contro Romani sono stati Nitto Palma, Bondi, Minzolini, ma anche Annamaria Bernini e Donato Bruno. Chi si oppone a Romani vuole una personalità più aggressiva come capogruppo, ma dietro questo "niet" si nascondono anche - e, forse, soprattutto - ambizioni personali e la voglia di controllare il partito. A far tacere tutti, anche se per pochi giorni, potrebbe essere proprio Berlusconi, che potrebbe assumere il ruolo di capogruppo in vista della decadenza proprio per creare un "enorme caso politico", aveva detto una fonte anonima.

Falchi vs colombe - Allo scontro tra falchi e mediatori, c'è da aggiungere anche quello tra falchi e nuove colombe, ora ribattezzate neo-lealisti. Già, perché non ci sono soltanto gli "ex" mediatori. Anche la nuova Forza Italia si divide in due anime, una più moderata e una più battagliera. Alla prima, per inciso, appartegnono anche Bernini e Bruno, che a loro volta, come detto, si sono opposti a Romani. I neo-lealisti - capeggiati da Raffaele Fitto, Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e Renata Polverini -, nella nuova Forza Italia non vogliono in prima fila i vari Verdini, Capezzone, Bondi e Santanchè. Il partito è appena nato, ma i vecchi scontri, pur con nuove sfumature, si stanno già riproponendo. 

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Commenti all'articolo

  • white warrior

    23 Novembre 2013 - 15:03

    Siciliano fino al midollo, rispondo con un proverbio delle mie parti: megghiu muriri sparannu sparannu, ca campari cacannu cacannu.

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  • blu521

    23 Novembre 2013 - 12:12

    Ma quale scontro! E' la guerra dei bottoni

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  • pinux3

    22 Novembre 2013 - 23:11

    A volte non ti senti "l'ultimo dei giapponesi"?

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  • Pinkalikoi

    22 Novembre 2013 - 20:08

    Non si allarmino i fans di Berlusconi: Si tratta dell'ennesima irresistibile strategia del Sommo Statista volta a disorientare e meglio circondare " l'immondo dragone rosso". Se non funzionerà, ovviamente e come sempre, la colpa sarà di chi non ha capito e di chi ha inopinatamente tradito.Sempre Farsa Italia!

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