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Prima della decadenza

Berlusconi, ipotesi dimissioni per "guadagnare" il voto segreto

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Tutto pronto per mercoledì 27 novembre. I grillini attendono con la bava alla bocca, i democratici si fregano le mani. Si "giustizia" Silvio Berlusconi, si vota sulla decadenza da senatore, e l'esito della consultazione - blindata con la forzatura del voto palese - appare scontato: la fine della vita istituzionale del leader di Forza Italia, fucilato anche dai suoi (ex) teorici alleati nelle larghe intese, gli onorevoli del Pd.

Colpo di scena - Ed è in questo contesto, in cui rimangono ridottissimi margini di manovra, che potrebbe maturare l'ultimo colpo di teatro dell'ex premier: consegnare le dimissioni il giorno prima della decadenza. Certo, l'ipotesi dell'abbandono volontario non piace in primis a Berlusconi per motivi caratteriali, è troppo orgoglioso, ma anche perché l'aveva scartata quando Giorgio Napolitano gli chiese un passo indietro come premessa ineludibile per provare a seguire il percorso della grazia. Inoltre, nell'inner circle del Cavaliere, in molti chiedono di arrivare all'ultimo atto della battaglia senza mollare nulla, per amplificare così il rumore del caso politico. C'è poi la questione Europa: se infatti il Cav si dimettesse da senatore, verrebbero meno le ragioni e il fondamento del ricorso presentato alla Corte di giustizia europea contro il verdetto che lo ha visto colpevole nel processo mediaset. E quindi, verrebbe meno uno degli strumenti coi quali Berlusconi mira all'annullamento del processo e, dunque, della sua condanna.

Cosa ci guadagna - Berlusconi, però, dalle dimissioni in extremis avrebbe anche qualche cosa da guadagnarci. Per prima cosa eviterebbe lo schiaffo dell'Aula, pronta a metterlo alla porta e ad esultare (Silvio è preoccupato e già rabbioso per la sicura reazione dei grillini, che si produrranno in sberleffi e festeggiamenti). Ma, soprattutto, l'ex premier, dimettendosi, "guadagnerebbe" il voto segreto sulle sue dimissioni. Eccola, l'ultima carta da giocare per cercare il "colpaccio" nel segreto dell'urna, dove avrebbe di certo maggiori chance di essere salvato.

Il precedente e i tempi - Sulla decadenza, la Giunta elezioni del Senato ha già forzato il regolamento imponendo il voto palese, spiegando artificiosamente che non si vota su una persona ma "sulla regolare composizione dell'Assemblea. Un'interpretazione che non reggerebbe nel caso di dimissioni, perché si andrebbe a votare sull'atto volontario di un singolo senatore, di un atto che inequivocabilmente riguarda la persona. E c'è anche un precedente, quello di Cesare Previti, quando la Camera votò per le sue dimissioni. Prima del voto si cercò di derogare per ottenere lo scrutinio palese, ma la proposta venne bocciata: dunque, anche per il Cav, il voto sarebbe segreto. Un'ultima cartuccia da giocarsi, che però con tutta probabilità non permetterebbe a Silvio di guadagnare tempo: l'Aula potrebbe calendarizzare il voto sulle ipotetiche dimissioni anche il giorno successivo, sempre il 27 novembre.

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  • imahfu

    22 Novembre 2013 - 20:08

    Chi é capo del governo e comanda il partito di maggioranza come proprietà privata é piu' colpevole degli altri, soprattutto se si considera che governa dormendo per le mille e una notte a pagamento. Poi compera i voti; non capisce che c'é crisi se non con un paio d'anni di ritardo. Non é un uomo solo ma é il solo uomo che comanda senza ascoltare nessun altro. Mai capo di governo ebbe maggioranze stratosferiche che avrebbero consentito riforme di cui il paese aveva bisogno. Colpe ne hanno anche chi lo ha votato ; tuttavia non tutti frequentano la politica ma sono accecati da una facile propaganda con i mezzi a disposizione di proprietà del soggetto in questione. Qui si cita il più colpevole del più della crisi che avremmo potuto evitare con altri premier.

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  • blu521

    22 Novembre 2013 - 19:07

    Certo. Votano le dimissioni, che possono essere respinte. Anzi, il galateo parlamentare, impone di respingerle alla prima votazione. Se poi il parlamentare le reitera, vengono approvate. Ma qui abbiamo a che fare con un furfante di quattro cotte, e allora tutte le regole saltano. Si approvino subito e si volti pagina una volta per tutte

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  • blu521

    22 Novembre 2013 - 19:07

    I costituzionalisti di libero farebbero bene a studiare la faccenda sotto un altro aspetto. Previti dette le dimissioni, ma alla Camera dove il regolamento è chiarissimo: voto segreto. Al Senato le cose vanno diversamente; per analogia si dovrebbe votare a scrutinio segreto, ma il Presidente del Senato, che per inciso è anche Presidente della Giunta per il Regolamento, è stato limpido: voto palese. Se il nano si dimette per fare il gioco delle tre carte, potrebbe rimanere con il due di bastoni in mano, perché niente vieta a Grasso, data la speciosità, di insistere sul voto palese. Con infinito gaudio dei bananas

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  • iusini

    22 Novembre 2013 - 19:07

    Egr. Sig. Milkoshka, per una volta nella sua vita provi ad usare il proprio cervello e non si faccia guidare, come spesso succede, dalle decisioni di un qualsiasi apparato di qualsiasi partito. Forse riuscirebbe a capire chde dare tutte le colpe a Berlusconi e' il sistema piu' semplice per lavarsi le mani su quello che e' stato fatto dai grandi partiti italiani. Negli ultimi 20 anni, senza considerare che x 9 anni ha governato la sinistra ed e' riuscita solamente a litigare, e' stato fatto di tutto x mettere i bastoni fra le ruote di qualsiasi governo. Ai signori della sinistra non gli frega un bel niente della sorte degli italiani, tant'e' che con Letta portano avanti lo stesso giochino.Saluti

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