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La lettera di Orfini & Co

Pd, i giovani turchi: "Le ricette di Renzi sono insufficienti"

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Non tutti, nel Pd, amano il segretario. Certo, non è un mistero. Più difficile invece ipotizzare che a poco più di due settimane dalla sua elezione alla guida del Nazareno si scatenasse la prima guerra contro Matteo Renzi, infilzato dai cosiddetti "giovani turchi", le nuove leve (mica troppo nuove, in verità) del partito, quelle più ortodosse, più a sinistra e, un tempo in particolare, indicate come vicinissime a Massimo D'Alema (che di Renzi è tutto, tranne che un sostenitore). Nel mirino dei giovani turchi, in particolare, il job act del sindaco di Firenze, ossia il pacchetto di misure ipotizzate dalla sua cerchia per riformare e rilanciare il mercato del lavoro. Un pacchetto di misure che non piacciono affatto a Matteo Orfini, leader dei giovani turchi, così come non piacciono a Fausto Raciti, Chiara Gribaudo e Valentina Paris.

Contro Renzi - Il quartetto firma su Leftwing un intervento in cui afferma chiaro e tondo che per rilanciare l'occupazione non basta quanto fatto da Enrico Letta, legge di Stabilità compresa, come non bastano le idee di Renzi. "La necessità, richiamata dal segretario del Pd, di un piano per il lavoro che contrasti precarietà e disoccupazione - scrivono - è largamente condivisa", ma tuttavia le ricette del governo e quelle del job act "destano diverse perplessità. Le une come le altre spiegano le ragioni della drammatica e apparentemente irreversibile crisi occupazionale con l'eccessiva tassazione su lavoro e imprese da un lato (quello che riguarda Letta, ndr), dall'altro con la presunta complessità o rigidità del mercato del lavoro".

Contro Letta - In particolare, del job act di Renzi, non piacciono affatto le modifiche alle regole del lavoro. Per Orfini e i suoi non sono le "soluzioni a buona parte dei nostri problemi, e in nessuno dei due casi la dinamica occupazionale registrà lo choc positivo auspicato". Poi le mazzate al governo Letta: nel mirino le balle sul cuneo fiscale, che al più "ingrasserà" le buste paga degli italiani di 13 euro al mese. "Chi si ritroverà qualche euro in più in busta paga, verosimilmente, più che spenderlo lo metterà a risparmio. La riduzione minima prevista dal governo rischia di essere un grave spreco, motivato più dall'esigenza propagandistica di rivendicare il segno meno sulla tassazione che da una concreta attenzione all'economia reale". 

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    27 Dicembre 2013 - 18:06

    concordo, stranamente, con te ma guarda che job act lo ha usato l'estensore dell'articolo

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  • bruno osti

    27 Dicembre 2013 - 18:06

    giovanti!!! Ma la volete smettere? un correttore di testi lo danno gratis. Nemmeno nel giornalino della Parrocchia si trova 'sta caterva di errori

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  • allianz

    27 Dicembre 2013 - 11:11

    rappresenta il buco con il nulla intorno.Imbonitore,parolaio,sono i termini che più si avvicinano alla definizione di questo altro elemento da sbarco del PD.Più che mettersi in politica avrebbe dovuto andare a vendere Pentolame ed affini porta a porta.Al limite se prendeva in mano le redini della Asciè sono sicuro che farà più soldi che in politica.Ci mancava,comunque un'altra Vanna Marchi.

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  • Garrotato

    27 Dicembre 2013 - 08:08

    Già l'aver chiamato "job act" le sue proposte sui provvedimenti per il sostegno del lavoro la dice lunga su quel che sono queste proposte: fuffa, camuffata pretenziosamente da documento epocale. È solo la scimmiottatura ridicola e insopportabilmente provincialotta di un costume americano, secondo il quale, peraltro, solitamente i documenti così etichettati ("Act") sono documentati, dettagliati e contengono informazioni reali, oltre che enunciazioni di principio, o sogni. Ad uno che intitola una relazione in questo modo non affiderei neanche la segnaletica stradale, non che la guida dello Stato. Renzi, lei è fiorentino: non potrebbe parlare un po' più seriamente? "Job Act". Ma mi faccia il piacere!

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