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Cosa vogliono Silvio e Matteo

Riforma elettorale, ecco il nuovo modello

Renzi, Letta e Berlusconi

Renzi, Letta e Berlusconi visti da Benny

C'è chi si appassiona al tema della riforma elettorale, e chi meno. Di sicuro, però, attorno all'accordo su come superare il Porcellum si sta sviluppando l'intera vita politica italiana. Sul piatto, infatti, non c'è solo la nuova legge, ma anche il futuro del governo Letta, nonché quello di Matteo Renzi, che con il suo scatto in avanti e con l'accordo con Silvio Berlusconi ha sparigliato le carte, ha dimostrato coraggio ma ha anche accentuato i "rancori rossi" che covano dentro al suo partito, quel Pd che ora potrebbe davvero spaccarsi.

 

 

Il modello - Resta comunque il fatto che di legge elettorale si tratta. Ma che cosa prevede, nel dettaglio, la legge? All'incontro tra Renzi e il Cav di sabato è stato plasmato un nuovo progetto, un quarto modello rispetto ai tre proposti dal sindaco di Firenze in precedenza (il modello spagonolo, il Mattarellum corretto, il modello dei sindaci). Nel dettaglio, il sistema prevede per la Camera - l'unica elettiva e che darà fiducia al governo - la distribuzioine dei seggi a livello nazionale con un sistema proporzionale. Previste due soglie di sbarramento per evitare che il risultato del voto venga troppo influenzato dalle formazioni più piccole: 5% per i partiti in coalizione, 8% per quelli non coalizzati.

Doppio turno - Il testo che Renzi presenterà oggi alla Direzione del Pd prevede un doppio turno per governare senza larghe intese. A rivelarlo è Repubblica.it che spiega come il testo della legge elettorale fin qui in discussione verrà modificato introducendo la possibilità appunto di un ballottaggio tra le due coalizioni che hanno ottenuto più voti. In pratica se nessuno raggiungerà la soglia del 35% dei consensi (quella che consente di accedere al premio del 15%), si tornerà a votare quindici giorni dopo proprio per assegnare il bonus che consente di ottenere una maggioranza certa alla Camera.

Preferenze - Nodo importante è quello del premio di maggioranza: per garantire la governabilità è previsto un premio del 20% dei seggi in più alla coalizione che raggiunge almeno il 35% dei voti su base nazionale (si starebbe però lavorando per alzare questa soglia). Le maggiori polemiche sul modello, però, riguardano l'assenza della preferenze. Infatti il numero dei seggi, pur attribuito su scala nazionale, consentirà di eleggere i candidati presentati dai partiti in circoscrizioni su base provinciale e su liste corte e bloccate. Nessuna preferenza, dunque, anche se il rapporto con gli elettori dovrebbe essere garantito dai pochi nomi per partito che finiranno sulla scheda.

Circoscrizioni - Rispetto al modello spagnolo, quello a cui il nuovo sistema assomiglia di più, nelle liste, la base provinciale segna una sostanziale differenza. Infatti nel modello spagnolo le circoscrizioni elettorali sarebbero state molto più piccole e senza la distribuzione dei voti su base nazionale. Inoltre non ci sarà la necessità di riscrivere completamente le circoscrizioni territoriali prima di poter andare di nuovo al voto, una necessità che avrebbe richiesto moltissimo tempo di lavoro.

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Commenti all'articolo

  • rompi

    20 Gennaio 2014 - 19:07

    a me piacerebbe che la muova Legge contenesse una norma che impedisca il cambio di casacca: se qualche "eletto" non condividerà più la linea politica del proprio partito, che se ne vada a casa e non che trovi accoglienza da un'altra parte.

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  • RaidenB

    20 Gennaio 2014 - 18:06

    Pensa invece che attualmente, come già nei precedenti governi PD, a decidere della tua vita sono dei soggetti che hanno la fedina penale più sporca di Calimero.

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  • arwen

    20 Gennaio 2014 - 17:05

    ma le riforme costituzionali? Se qualcuno crede che basti modificare la legge elettorale per garantire governabilità o ha bevuto oppure è in cattiva fede. Questo paese ha havuto molte leggi elettorali e più di 60 governi (dal 48 a oggi), alcuni sono durati pochi mesi, altri qualche anno. Mai e poi mai si è avuta continuità, nemmeno quando la DC imperava. Cambiare la legge elettorale serve a poco se l'apparato costituzionale attuale, chiaramente fallimentare, non verrà rimodernato e per fare una riforma costituzionale non bastano 30 giorni. Come al solito ci stanno prendendo per il c..o. Buttano un po' di fumo negli occhi e via, si continua a campare alle spalle degli elettori. Se vogilono essere credibili che portino a termine prima le riforme della Costituzione, ridisegnando l'architettura costituzionale, e poi faciano, di conseguenza, la legge elettorale. Ma il cammino è troppo difficile, troppo impegnativo e pericoloso per la casta al potere. Meglio limitarsi ad un comodo maquillage

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  • UNGHIANERA

    20 Gennaio 2014 - 17:05

    Suchatore,se per caso sei passato dalle parti di Cortona o Castiglione Fiorentino e hai creduto di pestare o vedere una merd@ di vacca in autostrada ti sei sbagliato...quello era Woody54 in uno dei suoi innumerevoli travestimenti!

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