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"Chiamate Goldrake"

Renzi e il rimpasto di governo

Enrico Letta e Matteo Renzi

Enrico Letta e Matteo Renzi

Questi sono matti. Ma se, dopo otto anni di nulla, adesso che siamo a un passo dall’accordo lo fanno saltare, dovranno spiegarlo agli elettori. Voglio vedere che cosa gli diranno. Non fanno male a me, fanno saltare il Pd». Matteo Renzi, parlando coi suoi, più che preoccupato era allibito dalle minacce della minoranza interna di non votare la riforma elettorale, esplose nelle dimissioni di Cuperlo. «Con tutto quello che hanno detto a me...». Ma è chiaro a tutti, e a lui per primo, che non è un problema di galateo. La legge elettorale, pensa Renzi, è solo un pretesto. «Vogliono formare un’area e stanno usando questa vicenda». Certo, i numeri dei gruppi sono dalla loro. Solo alla Camera dei Deputati i bersaniani-dalemiani sono un centinaio. Per questo ieri sera ha voluto incontrare i gruppi parlamentari. Sa che non basta il voto in direzione. «Vogliono lavorarmi ai fianchi, come hanno fatto coi miei predecessori. Ma con me non sarà possibile. Non sono in gioco io, ma il Pd». 

Per questo anche a Porta a Porta non concede nulla a Cuperlo. «Non è che si blocca tutto il percorso delle riforme per dinamiche di correnti», liquida la faccenda. Si dice «dispiaciuto», certo, per le dimissioni dell’ex avversario alle primarie, ma «gli ho solo chiesto perché non ha usato quello stesso tono contro le liste bloccate quando è stato inserito nel listino». Perché non gli chiede di ritirare le dimissioni? «Io faccio fatica con le liturgie. Se uno si dimette vuol dire che si è dimesso». Sberle alla minoranza, ma non solo. Ne ha anche per i partiti piccoli, sul piede di guerra per le soglie di sbarramento. «I partitini si arrabbiano? Si arrangiano».  

Dossier elettorale a parte, l’altra preoccupazione di Renzi è l’esecutivo. «Adesso il governo non ha più alibi», ha detto ancora. Ora che «la strada per le riforme è in discesa è il momento di concentrarsi» sui  «provvedimenti di Impegno 2014 da approvare rapidamente. E’ il momento di correre. Basta chiacchiere, bisogna fare». Se l’accordo con Berlusconi tiene, questo governo durerà almeno un anno. Prospettiva che potrebbe risultare assai dura da reggere. Per questo, avviato l’iter della legge elettorale, Renzi vuole concentrarsi su Impegno 2014, il famoso patto alla tedesca che dovrebbe essere siglato tra i partiti della maggioranza. 

Enrico Letta ci sta lavorando. Ma per ora non sono previsti incontri con gli altri leader. Nell’entourage di Renzi si freme: «Speriamo che si muova qualcosa. Doveva esserci oggi un incontro, ma invece tutto tace...». Legata a questo c’è poi la faccenda del rimpasto o Letta bis. Ieri, da Bruno Vespa, ha spiegato per l’ennesima volta che la cosa non gli interessa: «Ne abbiamo parlato con Letta per 16-17 nano secondi. Lui mi ha chiesto, che ne pensi? Io ho detto, per me fai te, dal segretario del Pd non avrai mai la richiesta non dico di uno strapuntino, ma nemmeno di uno sgabello». Pratiche, pensa e dice, da Prima Repubblica, del tutto contrarie all’immagine di homo novus che vuole dare. Detto questo, se Letta, definendo il nuovo patto di coalizione, volesse rafforzare la squadra mettendo uomini di fiducia a lui vicini, magari tecnici o esperti, il sindaco di Firenze non se ne dispiacerebbe. Quel che interessa a Renzi, come si è visto anche nel dossier sulla riforma elettorale, sono i risultati. In quest’ottica, confermano i suoi, «avere persone di fiducia che ti seguano questa o quella riforma», assicurandosi che non si perdano nei meandri delle burocrazie ministeriali, sarebbe senz’altro un bene.  È da escludere, però, che per questo ruolo si utilizzino persone troppo riconducibili al segretario, come vorrebbe la minoranza del Pd ma anche una parte dei suoi, a cominciare dai franceschiniani. Un pressing, questo, che punta a «vincolare Matteo al governo». Ma è proprio questo che il sindaco di Firenze vuole evitare.  Per quanto, come diceva ieri Matteo Orfini, «sottoscrivere Impegno 2014 è già un vincolo». Insomma il giro stretto di Renzi, a cominciare dai fiorentini, non sarà disponibile. Si pensa, invece, a personalità vicine al segretario, competenti su alcuni temi. Specie se, come a quel punto chiederà il sindaco, dovessero andare in ministeri-chiave per le riforme che Renzi vuole inserire nel patto di coalizione. I due dicasteri che di sicuro dovrebbero liberarsi sono Sviluppo economico (Zanonato) e Agricoltura (De Girolamo). Ma si parla anche di una possibile uscita di Cecile Kyenge per essere candidata alle elezioni europee. Il ministero dell’Integrazione potrebbe essere decisivo per due riforme che stanno a cuore a Renzi: unioni civili e ius soli.

Elisa Calessi

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Commenti all'articolo

  • fab pittana

    22 Gennaio 2014 - 20:08

    ...mona masochisti....!

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  • aio_puer

    22 Gennaio 2014 - 16:04

    (ci sarà qualcuno che lo sa) chi quello str... che ha fatto ministro la congolese. È un segreto di Stato? Si può sapere? Qualcuno me lo dice?

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  • routier

    22 Gennaio 2014 - 16:04

    riesce a rimandare in Africa la Kyenge fa il pieno di voti. Tuttavia credo che in un Paese che ha abbracciato la sciagurata multietnia, l'impresa sia molto difficile.

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  • PACCHE

    22 Gennaio 2014 - 16:04

    Bene togliere la kyenge dal governo, male mandarla in Europa a rappresentare chi? meglio in Congo. Malissimo lo jus soli. Come la giri, restiamo nella cacca.

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