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Accordo Pd-Pdl

Riforme, il Financial Times si schiera con Renzi: "Diamo alle riforme una possibilità"

L'accordo con il Cav è considerato l'unico modo per uscire dall'empasse politica

Riforme, il Financial Times si schiera con Renzi: "Diamo alle riforme una possibilità"

Dopo l'incontro tra Renzi e Berlusconi al Nazareno, quartier genarale del Pd, e conseguente accordo sulla legge elettorale, tantissimi esponenti politici si sono scagliati contro il segretario democratico. Il presidente Cuperlo si è dimesso, la minoranza (poco) silenziosa del Pd si è ribellata e, come spesso succede, l'accelerata impressa al processo riformistico ha diviso e spaventato gran parte del parlamento italiano, storicamente poco avvezzo alla parola "cambiamento". Il dibattito si fa acceso e prevedere come andrà a finire questo braccio di ferro politico è molto difficile. Ma ecco arrivare in soccorso di Renzi il Financial Times, autorevole quotidiano britannico, che analizzando gli sviluppi politici italiani titolava: "Diamo alle riforme a Roma una possibilità".

L'intesa - Il Financial Times ha definito l'accordo tra Pd e Fi, tra Renzi e Berlusconi, un "male necessario". I problemi del sistema italiano, si legge, sono imputabili all'assetto costituzionale del Paese che, viste le sue contraddizioni, ha terribilmente complicato il tentativo dei governi precedenti di intervenire in modo deciso sull'economia. E' proprio questo il nodo della questione: l'accordo tra Renzi e Berlusconi mira a dare una nuova legge elettorale, ad archiviare il bicameralismo perfetto modificando i poteri del Senato e a fornire alle Regioni più poteri per quanto riguarda turismo, trasporti ed energia. Che si tratti di passo in avanti o di nuovo inizio, poco importa. La "grande sintonia" tra i leader dei due principali schieramenti politici per modificare lo status quo è quindi vista di buon occhio dal quotidiano inglese, anche se la strategia del segretario Pd porta con sé dei rischi, il principale dei quali è rappresentato dalla "decisione di negoziare con Berlusconi, l'uomo politico meno affidabile in Italia". L'altro grande pericolo viene dall'interno dello stesso Pd, da quella minoranza che potrebbe decidere di privare Renzi del suo appoggio, allontanandosi dal partito "comandato" dal Tony Blair de noantri. "Matteo Renzi - continua il Financial Times - di solito così sfacciato, dovrà usare un tono più conciliante per evitare uno scisma che in ultima analisi potrebbe minare le sue aspirazioni a diventare il prossimo primo ministro d'Italia".

Fatti, non parole - All'estero, quindi, piace - e molto - l'atteggiamento propositivo e pragmatico di Renzi, diventato popolare grazie alla sua determinazione nel fare le cose. Ecco perché dovrà essere bravo (e fortunato) nel riuscire a concretizzare le mosse politiche di questi giorni. Anche perché, conclude il Financial Times, "se egli non sarà in grado di trasformare le sue proposte in legge, gli elettori troveranno molto più difficile credere nei cambiamenti radicali che tanto ama predicare".

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Commenti all'articolo

  • kingapache

    22 Settembre 2014 - 13:01

    Il FT deve ricordarsi che malgrado gli impedimenti dovuti alla Costituzione il governo Berlusconi 2001/2006 e` stato il solo a far scendere al 104,5 % il rapporto Deficit PIL.Negli ultimi vent'anni dal '94 al 2014 , Berlusconi ha governato per 7 mesi del 1994 e fino al 2001 hanno governato i sinistrorsi (cosa hanno fatto? niente ). Il male arriva da molto lontano dal 1992 con Amato e Ciampi ecc...

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  • kingapache

    22 Settembre 2014 - 13:01

    Li facevo piu` intelligenti in quel di Financial Times. Anche loro sono come i nostri comunisti : non ne azzeccano una in tempo reale. Oltre al fatto Costituzionale che di fatto impedisce ad una maggioranza ( non bulgara) qualsiasi riforma per ammodernare il Paese con apporto di migliorie in tutti i settori produttivi,sociali ecc., dicono che Berlusconi e` il politico italiano meno affidabile.

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  • Renatino1900

    24 Gennaio 2014 - 16:04

    caro il mio vecchio squalido, e io ti ricordo cosa disse Montanelli: "Coi trinariciuti, sia di destra che di sinistra - scrive il direttore della Voce - non mi abbasso a discutere. A coloro che hanno equivocato in buona fede, mi limito a porre la seguente domanda: credono davvero che in Italia si possa costruire una democrazia senza una sinistra?", poi sosteneva che voi, coglioni berlusconiani, siete teleguidati dal tubo catodico del delinquente... ma la contrario di Montanelli, persona estremamente più colta di me, io mi ci diverto a smerdare i trinariciuti come te... vecchio e squallido individuo... ma riprendendo la frase di Montanelli, è ovvio che una democrazia non si possa costruire senza la sinistra, ma anche senza la destra. a patto, però, che quest'ultima non sia guidata da un delinquente abituale... quello che tu idiolatri...

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  • colombinitullo

    23 Gennaio 2014 - 17:05

    Caro scemo si ricordi sempre che i trinariciuti allignavano(tuttora) dalle sue parti, non si confonda.

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