Cerca

"Io vado avanti"

Berlusconi: "La barbarie giudiziaria non fermerà le riforme"

Silvio Berlusconi

Berlusconi nel mirino: visto da Benny

Il giorno successivo alla nuova indagine, Silvio Berlusconi torna ad attaccare la magistratura ma, soprattutto, smentisce le voci sulla possibilità che l'offensiva giudiziaria possa minare l'accordo trovato con Matteo Renzi sulla riforma elettorale. "Più il mio impegno è rivolto al bene del nostro Paese - premette Berlusconi -, più incessante e odioso prosegue l'accanimento giudiziario nei miei confronti. Quindi il Cav aggiunge: "Non per questo verrà meno il contributo che intendo offrire per dare all'Italia delle istituzioni che consentano finalmente una governabilità".

Il dolore di Silvio - "Quando un giorno la mia innocenza sarà pienamente riconosciuta, grazie a quei giudici coscienziosi e privi di animosità politica che io spero sempre di trovare, gli italiani potranno comprendere appieno la vera e propria barbarie giudiziaria in cui l'Italia è precipitata", continua la dichiarazione diffusa dal leader di Forza Italia. "Una degenerazione dei principali capisaldi del diritto - riprende - che ha riservato a me e alle persone che mi stimano e mi vogliono bene un'umiliazione e, soprattutto, un dolore difficilmente immaginabili da parte di chi non vive l'incubo di accuse tanto giuste quanto infondate". 

Primo ok in commissione - Nel frattempo il cosiddetto Italicum ha ottenuto il primo via libera in commissione Affari costituzionali alla Cmaera, che ne ha approvato il testo base. Si sono espressi a favore Pd, Forza Italia, Scelta Civica e Ncd. Assente Sel, contrari Lega e grillini. Ora si passerà al vaglio degli emendamenti al testo partorito dall'intesa tra Renzi e Berlusconi. Angelino Alfano, da par suo, continua ad insistere sulle preferenze: "Chiediamo di modificare le cose che stanno più sulle scatole ai cittadini: il parlamento dei nominati e le liste bloccate", scrive il leader di Ncd su Facebook.

Il nodo delle preferenze - Ed è proprio sul tema delle preferenze che continua a confrontarsi, in modo aspro, la politica italiana. Lo scontro è arrivato dritto dritto nel Pd: il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha sfidato il premier, Enrico Letta, affermando di essere contrario alle preferenze: "Sarebbe un errore enorme reintrodurle per i danni al sistema politico e alla sua trasparenza". In precedenza il presidente del Consiglio si era espresso in favore della reintroduzione dello strumento. Forza Italia, nel corso dell'incontro tra Denis Verdini e Maria Elena Boschi, ha ribadito il suo no alle perferenze.

"Subito le riforme" - Nel frattempo, dal Quirinale è arrivato un nuovo invito ad accelerare sulle riforme istituzionali, che per Giorgio Napolitano devono essere approvate "al più presto". Secondo il capo dello Stato sono necessarie per rendere il nostro ordinamento "più idoneo a fronteggiare, nel contesto europeo, le nuove esigenze poste dalla crisi e dalle sfide della competizione globale". Così Napolitano in un messaggio inviato al leader di Sel, Nichi Vendola, in occasione del congresso del partito in corso a Riccione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • blu521

    25 Gennaio 2014 - 10:10

    Che ci doveva fare con quei libri non pagati?

    Report

    Rispondi

  • bruno osti

    24 Gennaio 2014 - 18:06

    però non ti ha fatto schifo non pagare quel tuo debito, vero? Oppure sei andato di fronte a quel magistrato per dirgli che era un miserabile

    Report

    Rispondi

  • Aprile2016

    24 Gennaio 2014 - 18:06

    ***Un giorno fui convocato da un Magistrato nel Tribunale di Milano. Correva l'anno 1984 Avevo un debito con la Arnoldo Mondadori Editore di circa 4 milioni di vecchie lirette dovuto ad Enciclopedie non pagate. La EGM, Le Favole, Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, I Propilei, Un Dizionario e forse altro. Ebbene, mentre attendevo il mio turno per accedere nel suo ufficio, vidi una Persona che mi conosceva molto bene, un commercialista di origine siciliana. Giovanni mi disse, cosa fai qui? Morale, fece stracciare tutto dal magistrato e mai seppi più nulla. Tempo dopo fui ancora convocato per una truffa, due mesi di attesa per sapere di cosa si trattasse, mi reco con l'avvocato sempre a Milano con il cuore in gola ma si trattava di un certo Giacomo con il mio cognome e sardo, io Giovanni nato a Roma. Il Giudice mi trattò a pesci in faccia come se comunque fosse colpa mia. Ecco, questi sono i miserabili che amministrano la giustizia dove giustizia non c'è!*

    Report

    Rispondi

blog