Cerca

Il retroscena

Il sogno di Alfano e Casini è poter fare a meno del Cav

Per i due ex dc, di nuovo alleati nel centrodestra, l’ideale è una federazione con Tosi e i popolari di Mauro

Il sogno di Alfano e Casini è poter fare a meno del Cav

E ora? Il ritorno di Pier Ferdinando Casini segna la rinascita del vecchio centrodestra? I forzisti sono convinti di sì. Ma la speranza dell’ex leader dell’Udc e di Angelino Alfano, numero uno del Ncd, è che così non sia. Il loro progetto è quello di creare una cosa assolutamente nuova: una federazione alternativa alla sinistra, ma non necessariamente alleata con Forza Italia e la Lega. Una creatura speculare alla federazione di Silvio Berlusconi, priva però dell’anti-europeismo che caratterizza il Cavaliere e i suoi compagni di cordata in camicia verde. Per poi, al momento opportuno, decidere se accordarsi con costoro o tentare da soli l’avventura in mare aperto. Con una certa preferenza per la seconda ipotesi. Un disegno che oggi, sondaggi alla mano, appare temerario. Domani, chissà.

Ieri il leader del Ncd ha accolto l’ex presidente della Camera a braccia aperte: «A Casini noi diamo di cuore un bentornato nel centrodestra e tra le forze politiche alternative alla sinistra». Dovrebbe essere la prima tessera di un mosaico più vasto. «Stiamo lavorando a creare patti federativi tra soggetti diversi, che guardino non solo verso il centro, ma anche verso pezzi della Lega e altre forze», spiega chi sta sul progetto. Vietato chiamarlo centro o centrino: la scelta di campo è netta e il mantra, ripetono tutti, è «con Berlusconi forse, col Pd mai». «Dobbiamo creare un nuovo centrodestra, che poi si potrà alleare o non alleare con Forza Italia. Ma, se lo farà, non sarà perché si troverà obbligato a farlo». 

Il terzetto formato da Alfano, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello naviga a vista. Se divergenze ci sono tra loro, al momento restano latenti. Nell’ex Udc invece, chiusa la sciagurata parentesi dell’alleanza con Mario Monti, la divisione è chiara. «Fosse per Lorenzo Cesa», racconta uno che sta in mezzo tra costui e Casini, «sarebbe già andato da Berlusconi per offrirgli su un piatto d’argento ciò che resta dell’Udc. Casini invece ha difficoltà a bussare alla porta di Arcore. Prima, preferisce vedere cosa può combinare insieme ad Alfano». 

Ma i «patti federativi» in costruzione nel cantiere di centrodestra vanno oltre la ricerca di un ruolo per Casini. C’è da sedersi al tavolo con gli esponenti dei Popolari per l’Italia, la formazione nata dalla scissione di Scelta civica e guidata dal ministro della Difesa Mario Mauro, che conta anche esponenti del cattolicesimo di sinistra come Andrea Olivero e Lorenzo Dellai. Costoro, ieri, sono rimasti spiazzati dalla fuga in avanti di Casini. Alla montiana Linda Lanzillotta, che chiedeva se intendessero finire «sotto la protettiva ala berlusconiana», hanno risposto che per loro esiste «un confine invalicabile a destra». Tradotto, non andranno mai con Berlusconi. Ma non intendono nemmeno farsi assimilare nel centrosinistra di Renzi, come invece faranno Mario Monti e i suoi. L’abbraccio con Alfano è quindi nell’ordine delle cose.

Un altro che pare destinato a incrociare il cammino di Alfano è il leghista moderato Flavio Tosi, uno allergico a Berlusconi ancora più dei popolari. Come Alfano, il sindaco di Verona ha detto e ridetto di volere le primarie di coalizione. Starà nel Carroccio, allineato e coperto, sino alle Europee, ma se queste primarie non si faranno, in vista delle elezioni politiche potrebbe dare vita a una propria lista, forte in Veneto e nelle regioni vicine quanto basta per passare la soglia di sbarramento che dovrebbe essere prevista nell’Italicum per salvare la Lega (ironia della sorte) e per aiutare il resto della coalizione a passare l’asticella nazionale del 12%. Un tandem Alfano-Tosi, insomma, va messo nell’ordine delle possibilità.

Il risultato delle elezioni europee darà il primo verdetto sulla realizzabilità di un centrodestra senza Berlusconi. Il resto dipenderà soprattutto dal destino giudiziario del leader di Forza Italia. Nessuno osa dirlo, ma tutti lo sanno: se i magistrati non lo rimuoveranno dalla scena, quello di un polo dei moderati lontano dall’ombra del Cavaliere promette di restare un sogno.

di Fausto Carioti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • sparviero

    03 Febbraio 2014 - 19:07

    la sfiga è al massimo quando te ne ritrovi due! Ma quasi sempre tornano all'ovile con la coda tra le gambe....

    Report

    Rispondi

blog