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Dopo gli attacchi grillini

La Camera mette sotto scorta
pure il fidanzato della Boldrini

La Camera mette sotto scorta 
pure il fidanzato della Boldrini

La proposta è stata avanzata ieri dall’ispettorato di pubblica sicurezza della Camera dei deputati, e la decisione non è ancora definitiva: raddoppiare la scorta a Laura Boldrini, estendendola anche agli «stretti familiari». Una formula che dovrebbe circoscrivere gli aventi diritto al compagno della Boldrini, il giornalista Vittorio Longhi  e alla figlia e alla figlia Anastasia, avuta dall’unione dell’attuale presidente della Camera con un altro giornalista, Luca Nicosia. La scorta naturalmente scatterebbe solo sul territorio italiano, e quindi dovrebbe essere limitata nell’utilizzo: la figlia della Boldrini vive infatti a Londra dove studia scienze politiche, e il suo compagno spesso è in viaggio all’estero (talvolta con lei), essendo specializzato in reportage internazionali. I familiari della Boldrini godono per altro già oggi indirettamente del robusto sistema di tutela che la protegge in modo perfino superiore ai suoi predecessori. Sono impegnati nella sua tutela 12 uomini ogni giorno per 24 ore. Per i suoi spostamenti vengono utilizzate sempre due auto blindate (Bmw serie 5), e una terza va in avanscoperta per effettuare i sopralluoghi di sicurezza nei luoghi dove è attesa. Una quarta auto tutela l’abitazione privata della Boldrini, per cui comunque è a disposizione anche un alloggio interno a Montecitorio (il cui utilizzo invece di essere uno spreco, farebbe risparmiare non poco in sicurezza). 

L’abitazione privata è protetta da telecamere di sicurezza e da impianti di allarme in parte installati in parte rafforzati da quando ha assunto la carica istituzionale. Ora l’allargamento della tutela e della protezione è stato proposto dopo un esame dei rischi che sarebbero arrivati dall’arroventarsi del clima politico a Montecitorio e per l’ormai celebre caso dei post violenti e sessisti nei suoi confronti sul blog di Beppe Grillo. Sarebbero lui, i militanti a Cinque stelle e i vari simpatizzanti il nuovo rischio da cui deriva la necessità di proteggere anche i familiari stretti del presidente della Camera. Inoltre l’ispettorato di polizia di Montecitorio avrebbe dato peso (a differenza degli inquirenti locali) a una lettera di minacce rivolte sia alla Boldrini che al compagno e alla figlia, con allegato un proiettile calibro 3,80”. È stata trovata qualche giorno fa nel centro meccanizzato delle Poste a Roserio, periferia Nord di Milano, e subito intercettata. Nella lettera in effetti in un italiano assai sgrammaticato c’erano molte minacce e un «sappiamo dove sei». Solo che l’indirizzo della Boldrini era sbagliato, visto che la lettera era inviata a lei in una via del Nazareno che al massimo ricorda la zona dove ha sede il Pd (non in quella via però). 

A Milano nessuno l’ha presa sul serio, a Roma sì. Ed è un fatto che nonostante l’imponente apparato di sicurezza, la Boldrini fin dal primo giorno non si è sentita sicura né a palazzo, né fuori dalle mura della politica. Tanto che come Medusa nella mitologia divorava gli uomini che le si avvicinavano, la Boldrini si mangia come caramelle i dirigenti capi dell’ispettorato di polizia di Montecitorio. In meno di un anno ne ha fatti sostituire ben due, e il terzo è quello che ora deve edificarle le mura intorno. 

Poche settimane dopo avere assunto la carica il presidente della Camera ha chiesto al ministro Angelino Alfano di toglierle di torno il capo che garantiva la sicurezza a Gianfranco Fini, Gaudenzio Truzzi (è restato a bagnomaria fino allo scorso Natale). Al suo posto è arrivato Leonardo La Vigna. Ma neanche questo andava a genio alla volubile presidente. Già questa estate la Boldrini era andata in pressing su Alfano per una nuova sostituzione. Il ministro dell’Interno ha resistito fino a dicembre, poi con l’aiuto di Enrico Letta ha ceduto alla Boldrini: il 17 dicembre scorso il consiglio dei ministri ha trasferito La Vigna alla guida della sicurezza di palazzo Chigi, e alla Camera è arrivato un nuovo dirigente dell’ispettorato: Massimo Bontempi, fino a quel momento questore di Cagliari. Con la proposta di raddoppio della scorta si è scortato anche lui. Magari durerà qualche settimana più dei predecessori...

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    10 Febbraio 2014 - 18:06

    la scorta non la chiede lo scortato: gli viene imposta dall'autorità competente; e questa è il Commissariato in servizio alla Camera, come giustamente (questa volta!) scrive Libero. E lei ha ricevuto minacce a voce, scritte ed addirittura un proiettile in una busta. A chi la dovrebbero dare la scorta, a Dudù?

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  • routier

    10 Febbraio 2014 - 13:01

    E al micio di casa chi ci pensa? Hai visto mai? Potrebbe malauguratamente incontrare gatto Silvestro.

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  • ambastianelli

    10 Febbraio 2014 - 09:09

    ma chi aspettate a mandare a zampe in aria tutto sto casino?quello e' il paese del chi s'alza prima si veste.. INCREDIBILE... e il bello e' che nessuno apre bocca!!!!

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  • routier

    09 Febbraio 2014 - 09:09

    appartiene ad un partito (Sel) che rappresenta circa il due per cento degli elettori italiani. Se questa è democrazia,,,,,,,,,,,,,,!

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