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La risposta

La lettera integrale di Giorgio Napolitano al "Corriere della Sera"

L’intervento del presidente Napolitano dopo le rivelazioni di Friedman sui contatti tra il Colle e Monti nell’estate del 2011

Napolitano e Gianni Letta

Il presidente Giorgio Napolitano e, sullo sfondo, Gianni Letta

Dopo le rilevazioni pubblicate dal Corriere della Sera a firma Alan Friedman su un presunto complotto orchestrato nell'estate del 2011 da Giorgio Napolitano per portare  a palazzo Chigi e Mario Monti al posto di Silvio Berlusconi, il Colle risponde con una lettera indirizzata al direttore del quotidiano di via Solferino. Ecco di seguito la lettera integrale di Giorgio Napolitano. 

Gentile Direttore, 

posso comprendere che l’idea di «riscrivere», o di contribuire a riscrivere, «la storia recente del nostro Paese» possa sedurre grandemente un brillante pubblicista come Alan Friedman. Ma mi sembra sia davvero troppo poco per potervi riuscire l’aver raccolto le confidenze di alcune personalità (Carlo De Benedetti, Romano Prodi) sui colloqui avuti dall’uno e dall’altro - nell’estate 2011 - con Mario Monti, ed egualmente l’avere intervistato, chiedendo conferma, lo stesso Monti.

Naturalmente non poteva abbandonarsi ad analoghe confidenze (anche se sollecitate dal signor Friedman), il Presidente della Repubblica, che «deve poter contare sulla riservatezza assoluta» delle sue attività formali ed egualmente di quelle informali, «contatti», «colloqui con le forze politiche» e «con altri soggetti, esponenti della società civile e delle istituzioni» (vedi la sentenza n.1 del 2013 della Corte Costituzionale).

Nessuna difficoltà, certo, a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate: conoscendo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi), e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel corso del così difficile - per l’Italia e per l’Europa - anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora - e di certo non solo a me - una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese.

Ma i veri fatti, i soli della storia reale del paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili. Ed essi si riassumono in un sempre più evidente logoramento della maggiornaza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008. Basti ricordare innanzitutto la rottura intervenuta tra il Pdl e il suo cofondatore, già leader di Alleanza Nazionale, il successivo distacco dal partito di maggioranza di numerosi parlamentari, il manifestarsi di dissensi e tensioni nel governo (tra il Presidente del Consiglio, il ministro dell’economia ed altri ministri), le dure sollecitazioni critiche delle autorità europee verso il governo Berlusconi che culminarono nell’agosto 2011 nella lettra inviata al governo dal Presidente della Banca Centrale Europea Trichet e dal governatore di Bankitalia Draghi.

L’8 novembre la Camera respinse il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato, e la sera stessa il Presidente del Consiglio da me ricevuto al Quirinale convenne sulla necessità di rassegnare il suo mandato una volta approvata in Parlamento la legge di stabilità. Fu nelle consultazioni successive a quelle dimissioni annunciate che potei riscontrare una larga convergenza sul conferimento a Mario Monti - da me già nominato, senza alcuna obiezione, senatore a vita - dell’incarico di formare il nuovo governo. Mi scuso per aver assorbito spazio prezioso sul giornale da lei diretto per richiamare quel che tutti dovrebbero ricordare circa i fatti reali che costituiscono la sostanza della sotria di un anno tormentato, mentre le confidenze personali e l’interpretazione che si pretende di darne in termini di «complotto» sono fumo, soltanto fumo.

Con un cordiale saluto.

Giorgio Napolitano 

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Commenti all'articolo

  • aldogam

    10 Febbraio 2014 - 21:09

    Si, la saggezza veneta ben definisce questa lettera... "è peggio la toppa del buco".

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  • argo92

    10 Febbraio 2014 - 20:08

    con la sua lettera ci si pulisca il kulo

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  • imahfu

    10 Febbraio 2014 - 19:07

    Le dimissioni le ha rassegnate Berlusconi (e ormai sarebbe stato sfiduciato); l'assenso al governo Monti l'ha dato Berlusconi. B sapeva di avere contro l'Europa. Ci ricordiamo le prese di posizioni della BCE e degli altri paesi. Allora dov'é il golpe...nella fantasia della propaganda elettorale (cfr.forebase qui sopra): basta prendere i giornali dell'epoca dove erano citati gli incontri di Napolitano e si sapeva che doveva premunirsi in caso di abbandono di B. E' dovere farlo. Propaganda tipo Minculprop.

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  • afadri

    10 Febbraio 2014 - 19:07

    Letta e riletta. Però non convince. Anzi ammette candidamente di avere incontrato Monti dopo averlo nominato senatore a vita ( non si sa ancora per quali meriti) e secondo una libera interpretazione, non poi tanto distante dalla realtà, per preparare la discesa in campo al posto di una persona (Beelusconi) liberamente eletta dal popolo. Un fatto increscioso e nel contempo gravissimo.!

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