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Condizioni e contro-condizioni

Renzi da Napolitano: premier al posto di Letta, ma solo se fino al 2018

Enrico Letta e Matteo Renzi

Enrico Letta e Matteo Renzi

Fine delle schermaglie e dei giochini, adesso Matteo Renzi deve fare sul serio. E' questo il messaggio lanciato dal presidente Giorgio Napolitano al segretario del Pd nel vertice di 2 ore di lunedì sera al Quirinale. Secondo i retroscena, il Capo dello Stato si sarebbe stancato di attendere una decisione da Renzi sul futuro dell'esecutivo guidato da Enrico Letta: se il capo del Partito democratico intende confermare la fiducia e rilanciare, come dice a parole da settimane, l'azione del governo allora si deve impegnare davvero, magari suggerendo quattro o cinque nomi di ministri per un rimpasto più simile al Letta-bis. Di alternative ce ne sono poche: o staffetta, con Renzi a Palazzo Chigi (scenario verso cui spingono molti renziani), o ritorno al voto. Con o senza riforma elettorale. 

Il rimpasto di Letta - Il pressing di Napolitano su Renzi è singolare, perché è il grande temporeggiatore per una volta a mettere fretta all'uomo delle accelerazioni. D'altronde la situazione, parola di Letta, "è insostenibile". Da un lato il premier, un po' per orgoglio e un po' per calcolo personale, non vuole mollare: "Chi parla di mie dimissioni fa fantapolitica", avrebbe confidato ai suoi fedelissimi. L'obiettivo è quello di mediare con Renzi e restare a Palazzo Chigi, sostituendo i ministri più indigesti al Rottamatore: Annamaria Cancellieri (Giustizia), Enrico Giovannini (Lavoro), Flavio Zanonato (Sviluppo), Massimo Bray (Beni culturali) e la già dimissionaria Nunzia De Girolamo (Agricoltura). Il toto-sostituti ad oggi vede in crescita i renziani Maria Elena Boschi (Lavoro? Sviluppo?), Paolo De Castro (Agricoltura) e il portavoce Lorenzo Guerini, oltre a Michele Vietti (Giustizia?). Di sicuro, Letta ha bisogno di mettere in campo una "iniziativa" pesante fatta di nomi e progetti da presentare nei prossimi giorni a Napolitano, nel loro faccia a faccia programmato. Possibile che il premier, in cambio di qualche sacrificio, chieda al Colle e alla segreteria del Pd di restare a Palazzo Chigi qualche mese in più rispetto ai 18 annunciati a inizio mandato (la riforma elettorale si può fare in poche settimane, quella del Senato no di certo). Di quei 18 ne sono sono passati già 10, e Renzi non pare intenzionato a concederne altri.

Renzi: Premier sì, ma fino al 2018 - Di mesi, invece, Renzi potrebbe chiederne. Se dovrà andare a Palazzo Chigi, è il ragionamento del segretario, non potrà essere una soluzione tampone. La condizione posta da Napolitano nella cena di lunedì sera è chiaro: deve essere lui a "obbligare" Letta e Parlamento a fare le riforme. Per farlo, avrà bisogno però di spalle larghe e coperte e di tempo. La contro-condizione di Renzi, sempre più tentato da un'avventura da premier senza l'investitura del voto popolare, sarebbe questa: se deve salire a Palazzo Chigi e mettere a rischio la propria credibilità, allora deve avere la garanzia di rimanerci fino al 2018. Il rischio, naturalmente, è quello di bruciare le proprie chance di fronte agli elettori. Lo sa metà Pd, quello anti-renziano, che infatti vorrebbe fargli fare la fine di Massimo D'Alema, premier nel dopo-Prodi I. Silvio Berlusconi resta a guardare il braccio di ferro tra Renzi e Letta, convinto che la soluzione migliore sia votare anche a ottobre.

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Commenti all'articolo

  • bettely1313

    11 Febbraio 2014 - 18:06

    Renzi vuole subito andare al governo senza passare per le elezioni, ha fretta di bruciarsi. E si perché andare in questo momento al governo e in questo modo cioè sostituendo quello attuale, solo perché 2 milioni lo hanno votato per le Primarie, e le primarie sono per eleggere solo il Segretario del partito, significa incapacità di gestire la politica. E' la dimostrazione di non sapere come giostrarsi nel marasma della politica stessa. Renzi come tanti giovani di oggi non han nessuna preparazione politica, sa solo che basta non essere di Destra e voilà il lasciapassare è idoneo. Renzi sta facendo errori su errori e se ne accorgerà presto.

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  • fossog

    11 Febbraio 2014 - 16:04

    se davvero pensano che tizio al posto di caio, al ministero del lavoro ad es, possa fare la differenza .... o ci hanno presi per il culo prima o ci prendono per il culo dopo.... non si mette un cretino a presidere un ministero, e NON credo che ci siano CRETINI TANTO CRETINI da non saper fare il minimo indipensabile, se no si dovrebbe prendere chi l'ha investito ed ... investirlo con l'auto !!!

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  • PACCHE

    11 Febbraio 2014 - 12:12

    Per questo passo, berluschino chiede garanzie di restare in carica fino al 2018. Bene, ma questa garanzia chi gliela può dare? Napolitano? L'uomo ha quasi novantanni. Il Pd? La vecchia nomenclatura comunista lo vede come il fumo negli occhi, alla prima occasione di voto segreto voglio vedere i vari bersani, cuperlo, bindi e il resto dei compagni come votano. Grillo? Dopo che l'ha battezzato l'ebetino? Rimane Berlusconi ma il prezzo da pagare è l'amnistia, l'indulto e la grazia per tutti i processi in corso e le condanne ricevute. Povera Italia, che futuro triste.

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  • pisolobollente

    11 Febbraio 2014 - 11:11

    e chi glia ha votato a quest'altro delinquente

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